“La febbre alta può durare due settimane, fate quello che dice il vostro medico”

“Attualmente non sappiamo le ragioni del perchè il virus si complichi, non esiste una terapia specifica per prevenirlo: la regola fondamentale rimane quella per cui bisogna far riferimento innanzitutto al medico di famiglia”.

A dirlo è Gaetano Bottazzi, medico di famiglia, che sul profilo facebook dell’Azienda Usl di Piacenza ha risposto ad alcune delle domande più frequenti che si fanno oggi i cittadini sul coronavirus. “Ogni giorno riceviamo molte chiamate, il virus è epidemico e in molti a Piacenza lo stanno contraendo – spiega -. Il primo consiglio per il paziente che ha solo la febbre è di mettersi in isolamento, sia per non diventare vettore del contagio sia per curarsi, in quanto per guarire è necessario riposarsi. Se non vive da solo bisognerebbe cercare di isolarsi in una stanza e, se possibile, usare un proprio bagno”.

“Generalmente il paziente febbrile tende a non stare male – informa Bottazzi -. L’unica cosa che presenta è appunto la febbre, che tende ad essere superiore a 37,5, e spesso va dai 38 fino addirittura ai 40. In molti si preoccupano perché questa febbre ha un decorso di molti giorni: è una caratteristica di questa virosi, infatti ci sono alcuni pazienti che si sono fatti due settimane di febbre alta. Questo non è di per sé un motivo di complicazione – sottolinea -, fa parte del quadro normale della malattia. Io personalmente invito tutti i miei pazienti con questi sintomi ad informarmi quotidianamente sulle loro condizioni via telefono o messaggio”.

“Tra gli altri sintomi associati il più frequente è la tosse – continua il medico -: il covid è infatti una malattia respiratoria. Alcuni pazienti complicano, arrivando ad avere la polmonite. Ciò si manifesta col fatto che improvvisamente il paziente fa fatica a respirare; in questo caso è necessario quindi avvisare tempestivamente il proprio medico per sapere come comportarsi. Esiste un attrezzo – aggiunge Bottazzi -, che si chiama saturimetro, che dice quanto ossigeno c’è nel sangue: una persona sana ha un valore numerico di 98, al di sotto del 95 potrebbe esserci un interessamento dei polmoni; mentre quando il valore scende sotto 93 bisogna mobilitare il medico, che con ogni probabilità chiamerà il 118 per trasportare il paziente al pronto soccorso”.

“Ciò che stiamo vivendo è una situazione straordinaria, di quelle che si vivono una volta nella vita, si spera – riflette il medico -. Per questo non tutti i pazienti possono essere ricoverati negli ospedali, le disponibilità non sono sufficienti. Per cui i pazienti che hanno una saturazione bassa o difficoltà a respirare vengono sottoposti ad un’esame, ecografia o tac dei polmoni, e si fa una diagnosi. I pazienti meno a rischio tornano quindi a casa per la terapia e vengono seguiti dal medico di famiglia telefonicamente; c’è poi una fascia intermedia di pazienti, più a rischio per malattie croniche o perchè fanno particolare fatica a respirare, che hanno bisogno di più attenzione anche se rimangono a casa. Per loro, da qualche giorno, in tutta l’Emilia Romagna c’è un servizio – attivato dal medico a seconda dei casi – con squadre di medici che vengono a casa e fanno ecografia ai polmoni, test con saturimetro e stabiliscono se c’è una terapia particolare da adottare”.

“A riguardo della terapia c’è una cosa da sottolineare – evidenzia Bottazzi -: molte persone che rimangono a casa sono preoccupate, pur sentendo quotidianamente il proprio medico di fiducia, e credono che ci debba essere qualche terapia particolare che dovrebbero fare per prevenire la complicazione della polmonite. Non esiste nessun modo di prevenirla. Non sappiamo ancora perché in alcuni casi il virus complichi, l’assunzione d’antibiotico non serve. Non ci sono neanche le cosiddette terapie sperimentali, nel senso che non abbiamo una cura efficace contro il virus. Se il vostro medico vi dice: “State a casa, prendete la tachipirina”, vuol dire che quello è il 100% della cura che si può fare attualmente: non vi sta negando nessuna terapia”.

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