Pensandoci bene la scuola non era così male, vero?

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Federica Ottonelli, quarta A dell’istituto Tramello di Piacenza. Grazie alla professoressa Roberta Gulieri per la collaborazione

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Scuole chiuse, negozi svaligiati, terrore negli occhi delle persone, piazze deserte…Da piccoli, con il nostro animo innocente e gli occhi stracolmi di speranza, immaginavamo un futuro migliore fatto da dispositivi che ci avrebbero aiutati, macchine volanti e nuove specie di animali. Le scoperte ci sono state, i dispositivi in grado di aiutarci esistono ma ci aiutano a non comunicare isolandoci dal mondo, le macchine volano ma addosso alle altre perché siamo troppo impegnati ad utilizzare il telefono e gli animali si stanno estinguendo.

Siamo nel 2020 e i sogni che facevamo ad occhi aperti si sono sgretolati appena ci siamo resi conto della cruda realtà: città un tempo stracolme di turismo ora sono deserte, persone che erano amiche ora mantengono le distanze per paura di questo famigerato Coronavirus. Coronavirus, undici lettere innocue che hanno però alimentato il terrore all’interno di ognuno di noi.

Come adolescente vedo la situazione dal mio punto di vista e banalmente mi sembra tutto così surreale. Per quanto possiamo odiare la scuola, ora come ora ci manca, ci manca svegliarsi presto e sapere cosa fare, andare a scuola e lamentarci ininterrottamente del tempo che non passa, ci manca stare con i nostri compagni di classe anche se mai ammetteremo che ci siamo legati, ci manca tutto questo perché, anche se reputiamo la scuola un totale “schifo”, è proprio quest’ultima che ci ha sempre accompagnato, ci ha insegnato come comportarci, come prendere decisioni giuste, come affrontare la vita.

Ora che siamo lontani dall’ambiente scolastico tutto sembra monotono, paradossalmente ci svegliamo presto e ci rendiamo conto che forse non ci servivano quei famosi cinque minuti in più, facciamo colazione chiedendoci cosa potremmo fare oggi per non annoiarci, chiamiamo i famosi compagni di classe che abbiamo sempre odiato, ci mancano proprio come ci mancano i prof, quei prof ritenuti noiosi e antipatici. Il coronavirus ha provocato molti danni, ma a parer mio il disagio che ha portato con la chiusura delle scuole è il più ingente.

Forse è l’annata più terribile della nostra vita, oppure l’annata che ci cambierà in meglio dato che ci ha aperto gli occhi sull’esistenza e l’importanza della scuola. Sono bastati pochi giorni per capire che i prof non ci sgridano perché sono contro di noi ma perché ci tengono e che i compiti dopotutto sono interessanti. Il mio istituto in particolare non ci fa mancare nulla, con videochiamate, video lezioni, messaggi e email in qualche modo ci fanno sentire un po’ tutti più vicini facendoci distrarre da tutto questo disagio. In questo modo manteniamo un’apparenza di normalità e cerchiamo di non restare indietro, anche se l’aspetto più importante è proprio quello del sentirsi parte di un gruppo e di una comunità che non ci ha abbandonati.

Questo pensiero potrà variare da persona a persona, ma posso dire che l’amore per la mia scuola e la voglia di ritornare dietro al mio banco è aumentata notevolmente.

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