“Perché Asp ci taciuto che mancavano mascherine e che al struttura era al collasso?”

Dopo le denunce arrivate dai sindacati della scorsa settimana, la vicenda dell’istituto della Madonna della Bomba, di cui si è occupata anche la stampa nazionale, ora tocca a Asp Città di Piacenza a finire al centro dei timori, rispetto alla sua situazione all’interno, da parte dei parenti della struttura.

Nei giorni scorsi, l’amministratore unico, Eugenio Caperchione, aveva ammesso le difficoltà di Asp, sia per quanto riguarda gli operatori, sia per i dispositivi di protezione individuale mancanti. Ora, una parente di un ospite di Asp, che preferisce restare anonima, lamenta la scarsità di informazioni riguardo al numero di degenti affetti da coronavirus e a come l’azienda sta affrontando l’emergenza sanitaria.

“Stiamo vivendo un momento drammatico di grande emergenza sanitaria. In questo periodo penso sia meglio evitare sterili polemiche che sarebbero fini a sé stesse, ma si può impiegare il tempo in cui siamo tenuti a rimanere a casa cercando di ragionare sugli effetti che questa pandemia sta avendo nelle varie realtà socio-sanitarie della nostra provincia. A tal proposito mi hanno lasciato perplessa alcune notizie apparse sul nostro quotidiano negli ultimi giorni: due strutture storiche del nostro territorio come il Vittorio Emanuele e l’Albesani dichiarano dopo un mese di assoluto silenzio, di essere sull’orlo del collasso.

Cerco di spiegami meglio: proprio all’inizio della pandemia, cioè il 23 febbraio, l’ASP Città di Piacenza chiudeva prontamente le porte alle visite dei familiari dei degenti. Ottimo, pensai, ci sono finalmente amministratori che non esitano a prendere decisioni per tutelare i più deboli ovvero gli ospiti di queste strutture. Dal 23 febbraio in poi siamo stati sommersi da notizie drammatiche sulla situazione dei nostri ospedali, dai bollettini quotidiani sui decessi, dalle misure via via più stringenti che Governo, Regione e Provincia stessa hanno dovuto prendere per tutelare la nostra salute.

Ma, dalle strutture pubbliche della nostra città, silenzio assoluto. Tutto sotto controllo almeno lì, pensai. Purtroppo mi sbagliavo, il 20 marzo la direttrice Cristiana Bocchi dichiara che il Vittorio Emanuele è in forte sofferenza. Ora io mi chiedo:perché si è aspettato un mese per dire che non c’erano le mascherine per il personale della struttura? Perché si è aspettato un mese per dichiarare la stessa struttura quasi al “collasso”? Perché per un mese intero si rassicuravano i famigliari degli ospiti della struttura quando di rassicurante c’era ben poco? Ho saputo di recente da persone che vivono questa realtà da vicino che il personale era dotato di una mascherina chirurgica alla settimana, e anche camici monouso non impermeabili. Inoltre, anche le mascherine ffp2 fornite recentemente debbono essere riutilizzate per numerosi turni, perdendo così efficacia.

Ora io mi aspetto che il socio di maggioranza di ASP, cioè il Comune di Piacenza, voglia approfondire la situazione. E credo che anche l’opinione pubblica debba, a questo punto, avere delle risposte: perché la dirigenza di ASP non ha prontamente avvisato il Comune e la cittadinanza che non aveva le risorse per affrontare la situazione? La gravità era stata compresa, hanno chiuso ai visitatori esterni, ma in maniera, forse un po’ maliziosa hanno taciuto informazioni che magari avrebbero dato la possibilità ad alcune famiglie di portare i propri cari ricoverati al domicilio, ben prima di scoprire da un giorno all’altro che la situazione era fuori controllo.

Sia chiaro, con queste mie parole non intendo “attaccare” in modo duro la struttura, visto che si tratta di un’emergenza a livello mondiale, ma solo porre l’accento su alcune situazioni di fatto che potevano essere evitate se l’amministrazione fosse stata chiara e trasparente sin da subito informando lo stesso Comune di Piacenza ed i parenti delle persone ospitate sulla situazione in cui versava il Vittorio Emanuele, dando al Comune la possibilità di intervenire per cercare di sanare al meglio l’emergenza ed ai parenti la possibilità di scegliere se per i propri cari fosse più sicuro continuare la permanenza nella struttura o tornare temporaneamente al proprio domicilio, considerando anche il fatto che la maggior parte delle famiglie si trova a lavorare da casa e per cui sarebbe stata in grado di gestire in maniera autonomi i propri cari; invece no, la struttura ha preferito tacere fino all’orlo del collasso.

Mi aspetto inoltre di sapere il numero dei decessi di questo ultimo mese; l’amministrazione dichiara di avere solo 3 casi di anziani positivi, ma io mi domando, a questi ospiti sono stati effettuati tamponi? Si leggeva giorni fa che la struttura versava in condizioni critiche soprattutto a causa della mancanza di personale che si trovava a casa con la febbre, a questo personale a casa sono stati fatti i tamponi? Se si, che esito hanno dato? I “3 anziani positivi” dove sono stati messi? Sono in ospedale? Sono in isolamento nella struttura? Se si, il personale che gestisce i casi positivi gestisce anche la totalità degli altri ospiti presenti in struttura? Se si, come viene gestita la situazione? Quali precauzioni sono state messe in atto? Se non si lavora in sicurezza, come si può affermare che ci si sta prendendo cura degli ospiti in modo adeguato?

Ritengo che la Direzione di ASP debba dare risposte e mi aspetto che l’Amministrazione comunale prenda provvedimenti se accerterà che non è stato fatto tutto il possibile per gestire l’emergenza con trasparenza e responsabilità. Per ora, l’impressione generale è che si sia voluta tacere la situazione finchè non è purtroppo esplosa”.

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