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Sindacati preoccupati per i 1600 del magazzino Amazon: “Riduzione dell’attività”

“Solo garantendo la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro si può sconfiggere l’epidemia in corso. E il commercio on line non è fatto di macchine che impacchettano e spediscono, ma di lavoratori in carne ed ossa”.

Questa la premessa di una nota stampa inviata a triplice firma da Elisa Barbieri, Filcams Cgil di Piacenza, Marco Alquati, Fisascat Cisl Parma e Piacenza, e Vincenzo Guerriero, Uiltucs Uil Emilia. I sindacati del commercio portano alla ribalta la situazione dei lavoratori nell’hub di Amazon a Castelsangiovanni, che prosegue a “pieni giri”.

“A Castelsangiovanni un numero notevole di lavoratori (1600 quelli “fissi”) quotidianamente vengono a contatto tra loro e sono sempre più preoccupati in relazione all’emergenza dell’epidemia da corona virus – scrivono Barbieri, Alquati e Guerriero -. Dall’inizio dell’emergenza, Amazon ha apportato alcune migliorie soprattutto su sollecitazione dei lavoratori responsabili per la Sicurezza (Rls), delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti sindacali aziendali (Rsa). Ad oggi, 13 marzo, permangono tuttavia problemi all’interno del magazzino che preoccupano tutti noi”.

I sindacati spiegano che “mascherine e soluzioni per l’igenizzazione delle mani non sono disponibili sempre” e che “gli strumenti di lavoro non vengono sanificati mentre le condizioni di lavoro permettono ancora assembramenti tra lavoratori alla timbratrice, durante le pause, in sala mensa”. I sindacati chiedono pertanto “il massimo sforzo possibile affinché gli assembramenti vengano eliminati”. “Elenco delle attività ritenute indispensabili dall’ultimo Dpcm alla mano, Amazon dovrebbe valutare la riduzione dell’attività di vendita, circoscrivendola, diminuendo così il numero di persone in magazzino e la possibilità di assembramenti, fermo restando il diritto alla retribuzione dei lavoratori, utilizzando tutte le possibilità che le normative ci consegnano”.

“Come organizzazioni sindacali seguiamo giorno per giorno l’evolversi della situazione di emergenza e le conseguenti misure adottate dal Governo. Siamo quotidianamente in contatto con i lavoratori per verificare il rispetto delle prescrizioni e in questo contesto, Amazon vende on-line migliaia di prodotti di ogni genere. La domanda che ci poniamo è: tutti i prodotti commercializzati sono indispensabili nella accezione che dobbiamo dare in questi giorni di emergenza sanitaria? Sicuramente no” scrivono Cgil, Cisl, Uil del commercio. E’ la salute delle lavoratrici e lavoratori che deve essere messa al primo posto, salvaguardandola e tutelandola con tutti gli strumenti possibili”.

“La crescita esponenziale di Amazon in questi anni – proseguono – è merito anche dell’impegno quotidiano di tutti i dipendenti: nuovi centri e assunzioni di personale sono notizie di pochi giorni fa. Ma come sancito all’art. 2087 del Codice Civile, l’imprenditore ha l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a garantire l’integrità fisica e morale dei lavoratori. Chiediamo il puntuale rispetto della norma ad Amazon con l’utilizzo di adeguati dispositivi di protezione individuale e tutti i possibili sistemi organizzativi delle risorse umane tesi alla riduzione del rischio”.

Su questi punti, invece, i sindacati lamentano “risposte evasive”. “Vogliamo fatti concreti, certi e veloci e siamo disposti a mettere in campo tutti gli strumenti possibili. Non rinunceremo a tutelare la salute dei lavoratori e lavoratrici in questa emergenza”. “L’impossibilità di lavorare in un ambiente che rispetti, in tutto e per tutto, le norme di sicurezza emanate di ora in ora dal Consiglio dei Ministri, dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune di Piacenza è motivo di allarme. Dimensioni delle aziende, numero degli addetti e tipologia di produzione sono “fattori di rischio” nell’applicazione di queste norme di precauzione.

Ad Amazon lavorano oltre 1.600 persone che condividono bagni, spogliatoi, mense. Persone che, proprio come una piccola città, si incrociano, toccano oggetti comuni, respirano, inevitabilmente si avvicinano. Persone che, spesso, si trovano a dividere anche spazi limitati: la timbratrice, i tornelli di accesso, l’area break. Amazon è al correte di queste criticità che abbiamo sollevato ufficialmente. Alcune risposte le abbiamo ottenute, ma una su tutte la stiamo ancora aspettando: è possibile mettere da parte l’obiettivo del maggior profitto possibile, in questo tempo che potremmo definire da film horror, a vantaggio della massima tutela della salute dei dipendenti?”

“Il calo di produttività e quindi di utili, fa più paura di una pandemia che sta mettendo in ginocchio il vecchio continente e, in particolare, il nostro Paese. Quando arriverà il giorno in cui questo ricchissimo colosso mondiale capirà che, alla fin fine, la sua vera ricchezza sono le decine e decine di migliaia di uomini e donne che ogni giorno, anche in questo tempo di dolore e umana impotenza, indossano il loro giubbotto, fanno tacere i propri pensieri e si tuffano nel loro lungo, ripetitivo e appiattito turno di lavoro? Aspettiamo risposte” – concludono.

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