Strutture socio sanitarie, l’appello dei sindacati “Servono dispositivi di protezione individuale”

“Chiediamo aiuto urgente a Governo e Regione per dotazioni Dpi nelle strutture socio sanitarie”. La richiesta arriva dalle categorie della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil.

“In questo periodo drammatico che sta colpendo tutti noi – evidenziano i sindacati – , sentiamo il dovere come rappresentanti dei lavoratori di mettere a conoscenza l’opinione pubblica circa l’enorme sforzo compiuto quotidianamente dalle lavoratrici e dai lavoratori impegnati nei servizi socio/sanitari piacentini, in particolare nelle residenze anziani, pubbliche e private del territorio. Si tratta di oss, infermieri, raa, addetti alle pulizie e altri ancora di cooperative sociali, asp e case di riposo private, che, con le stesse mansioni e con lo stesso impegno profuso dai colleghi del comparto della sanità, si trovano in prima linea nella cura delle persone più fragili, anziani i disabili, collocati in strutture residenziali”.

“Il rischio di tenuta del nostro sistema – spiegano -, non riguarda solo il sistema degli ospedali ma investe anche il settore socio assistenziale sanitario a tutela delle categorie più fragili. Pensiamo sia doveroso richiamare l’attenzione della pubblica opinione sulle condizioni di lavoro a dir poco difficili e nel clima di emergenza costante in cui sono costretti ad operare in questo momento tante lavoratici e lavoratori che si occupano della cura dei nostri cari, che da giorni vivono in isolamento anche dai familiari, professionisti, lavoratori spesso considerati “ultimi”, e che ultimi lo sono sicuramente a livello stipendiale. Riteniamo che il costante impegno di questo personale meriti lo stesso riconoscimento, a tutti i livelli, e che meriti tutele adeguate rispetto alle dotazioni di sicurezza e condizioni di lavoro nel tempo più sostenibili”.

“Richiamiamo – l’appello delle sigle sindacali – quindi Governo, Regione, e le varie istituzioni, affinché rendano effettivamente disponibili con la massima urgenza i dispositivi di protezione individuale previsti dalle normative per la tutela dei lavoratori e degli utenti. Scarseggiano mascherine, camici, occhiali protettivi, calzari, e la nostra preoccupazione è che il sistema possa collassare a brevissimo. Se gli operatori o gli ospiti dovessero ammalarsi, scatterebbe la conseguente quarantena dei colleghi, e questo avrebbe conseguenze gravissime: anziché interrompersi, il contagio si espanderebbe ad altre persone, non ci sarebbe personale sufficiente a garantire il servizio minimo essenziale, e ospiti delle strutture, soggetti più fragili, pagherebbero un prezzo altissimo”.

“Auspichiamo – la considerazione finale – che questa fase di ulteriore sacrificio di tutti i lavoratori pubblici e privati e di grande dolore collettivo possa aprire ad un cambiamento culturale del lavoro che porti alla valorizzazione del personale e al miglioramento della gestione delle risorse umane in ogni luogo di lavoro. L’obiettivo, a nostro avviso, deve tornare ad essere il capitale umano”.

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