“A Piacenza già al lavoro 1.273 attività, impossibile gestire riapertura con il silenzio-assenso”

“Che sia consentito di continuare o riprendere un’attività sulla base del silenzio/assenso del Prefetto non è una modalità accettabile”.

Lo scrive Igor Taruffi, Capogruppo di Emilia-Romagna Coraggiosa in Regione, che porta il caso della provincia di Piacenza, dove – afferma – “1.273 attività produttive hanno ripreso e, in alcuni casi, mai interrotto la loro attività”. “A quanto pare – prosegue – non tutte rientrano però nei codici Ateco attraverso i quali il Governo ha stabilito i settori produttivi ritenuti indispensabili. Sfruttando il cosiddetto silenzio/assenso del Prefetto. Perché le attività che ritengono di fornire beni o servizi attinenti alle attività consentite possono comunicare la propria intenzione di riprendere al Prefetto; e se non arriva un espresso diniego o un atto di sospensione, sono legittimate ad andare avanti. Questo prevedono le norme decise dal Governo. Con il risultato che in una provincia come Piacenza, la più drammaticamente colpita da Covid-19 in Emilia-Romagna, 1.273 sono già al lavoro”.

“Siamo tutti pienamente consapevoli – aggiunge Taruffi – che l’emergenza sanitaria e il conseguente lock down stanno comportando una gravissima crisi economica e sociale. E siamo altrettanto consapevoli che una graduale, progressiva riapertura delle attività sia indispensabile. Va però pensata e programmata con il massimo della serietà e del rigore. Innanzitutto pretendendo il pieno rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro. L’unica reale garanzia ed il presupposto per la ripresa”.

“Da questo punto di vista che sia consentito di continuare o riprendere un’attività sulla base del silenzio/assenso del Prefetto non è una modalità accettabile. Perché ciò che succede nella realtà è che le Prefetture sono intasate di domande. E di fronte alla non risposta prevale il silenzio/assenso e le attività ripartono. Un errore nelle misure decise dal Governo che va sanato”.

“Sicuramente – conclude – non potrà essere questo, in nessun modo, il presupposto su cui impostare la progressiva e graduale riapertura delle attività produttive”.

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