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Bottigelli ricorda Sepulveda “Il suo arrivo a Piacenza fu una magia. Ci mancheranno le sue parole”

“Qualcuno disse che il suo arrivo a Piacenza fu una magia”. Il poeta piacentino Paolo Maurizio Bottigelli ricorda Luis Sepulveda, scomparso all’età di 70 anni nell’ospedale di Oviedo dove si trovava ricoverato dopo aver contratto il coronavirus.

Nel settembre 2002 il grande scrittore cileno era arrivato nel piacentino ospite della rassegna “Carovane”, della quale Bottigelli era direttore artistico insieme a Renzo Carrà: “Mi chiamava “Man in black” – racconta Bottigelli -, per quella mia ostinazione a vestire in nero rimembrando l’esistenzialismo francese. Io vestivo in nero, Luis invece portava con “Le rose di Atacama”, il libro presentato a Carovane quell’anno, l’ennesima testimonianza della sua America. Quell’anno con Renzo Carrà, riuscimmo a fare un capolavoro. Le favorevoli convergenze della luna ci permisero di riunire a Castel San Giovanni, sul paco del concerto dei Modena City Ramblers, Sepulveda, Carmen Yanez, Dante Llano, Gianni Minà e Paco Taibo. Una serata gloriosa, da portarsi nel cuore per tutta la vita. Quando gli ho stretto la mano, mi sono chiesto un po’ alla Tex Willer: “Che mi venga un accidente, sto stringendo la mano a Sepulveda, l’uomo che ha scritto “Il vecchio che amava leggere  i romanzi d’amore””. Così ora mi commuovo. Difficile pensare all’attualità senza quei suoi ironici discorsi. Ci mancheranno in questi giorni, in cui vengono spese milioni di parole sbagliate”.

“La letteratura per Sepulveda era il modo migliore per cancellare le frontiere – afferma Bottigelli -, per dimenticarle e far sì che l’essere umano si muovesse nel territorio dell’immaginazione, in quel territorio che non conosce limiti né patrie ed era semplicemente lo spirito fondatore di Carovane. E adesso questo mondo sarà ancora più spettrale, ancora di più senza scrupoli.  In Incontro d’amore in un paese in guerra, parodia anticipatrice del caos odierno, Sepulveda ci racconta di abitanti indimenticabili di una umanissima città della fantasia. Esseri umani a volte vittoriosi, altre volte sconfitti, ma sempre impegnati in una lotta senza tregua, in un’atmosfera misteriosa e magica, a metà strada tra leggenda e realtà. Non solo questo si trova però nelle sue pagine, ma anche il racconto della storia del Cile, compresa la storia tragica delle dittature, della persecuzione politica che ha costretto molti a diventare esuli e abbandonare il proprio paese”.

“Ci hai lasciato amico, hai preso la scia delle balene per doppiare Capo Horn e raggiungere il tuo amico Coloane, che, come dicevi tu,”quando rideva o imprecava faceva brillare la cristalleria”. Addio amico”.

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