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“Da Asp tempestività e trasparenza: nostra madre è stata subito curata e ora sta guarendo”

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera, inviata in redazione, delle figlie di un’ospite della casa protetta di Asp Città di Piacenza. Carla e Paola Gozzi ringraziano la struttura e il personale sanitario per come è stata gestita la situazione della mamma, ora in via di guarigione. 

Scriviamo in merito alla lettera di un’anonima lettrice, pubblicata sulle pagine di PiacenzaSera.it del 28 marzo, che avanza una serie di rilievi critici sulla gestione dell’emergenza Covid-19 da parte del “Vittorio Emanuele”, storica residenza per anziani del nostro territorio. Da quelle osservazioni prendiamo spunto per raccontare un’esperienza personale completamente diversa.

La nostra mamma è da tempo ospite in questa struttura e qui ha sempre ricevuto tutte le cure, l’assistenza psicologica, l’attenzione e l’accoglienza di cui ha bisogno, come tanti anziani disabili e non autosufficienti.  Il “Vittorio Emanuele”, infatti, è un servizio pubblico di assoluta eccellenza, dove la professionalità dei dirigenti e di tutti gli operatori e il clima relazionale che vi si respira rendono meno difficile attraversare la fase più delicata della vita per chi si trova in situazione di invalidità e di perdita dell’autonomia. La qualità del servizio offerto nell’attuale, drammatica situazione sanitaria conferma queste nostre valutazioni.

Sin dall’inizio dei contagi, la Direzione e il personale del “Vittorio Emanuele” sono intervenuti con tempestività, alzando al massimo i livelli di attenzione: dal 22 febbraio, infatti, sono state sospese le visite dei familiari degli ospiti, per tutelare i nostri anziani, che sono le persone più fragili. La stessa cosa, malauguratamente, non è avvenuta in altre residenze protette, pure nel nostro territorio. Purtroppo il virus circolava da tempo anche nella nostra provincia ed era impossibile che le comunità più numerose non ne fossero toccate. Nonostante la prontezza dei provvedimenti di isolamento, che tra l’altro hanno anticipato le successive indicazioni regionali, il virus è entrato in struttura e ha colpito alcuni ospiti.

La nostra mamma è stata tra i primi ad ammalarsi. Delle sue condizioni di salute siamo state immediatamente informate dalla dottoressa Bottinelli, assegnata al reparto, che da subito ha avviato i protocolli terapeutici e assistenziali previsti, ancor prima che il tampone confermasse l’avvenuto contagio, e che nei giorni successivi ci ha sempre tenute informate sull’andamento della malattia. Per fortuna, grazie alla prontezza dell’intervento e alle competenze di chi ha operato, la mamma ha superato la fase critica e ora sembra in via di guarigione, nonostante il fisico fragilissimo e i 90 anni d’età.

Non ci sembra, quindi, che il “Vittorio Emanuele” sia “al collasso”, né che l’amministrazione non sia stata “chiara e trasparente sin da subito”, né che ci sia stato “silenzio assoluto” sulla reale situazione sanitaria all’interno della struttura, né che “in maniera, forse un po’ maliziosa” siano state taciute “informazioni che magari avrebbero dato la possibilità ad alcune famiglie di portare i propri cari ricoverati al domicilio, ben prima di scoprire da un giorno all’altro che la situazione era fuori controllo” – come osserva l’anonima autrice della lettera.  Piuttosto, siamo convinte che non si potesse agire in modo migliore e non abbiamo nulla da rimproverare a tutti coloro che, impegnati in un lavoro estremamente difficile e di grandissima responsabilità, stanno facendo fronte all’emergenza con la massima attenzione e dedizione, anche a rischio della propria incolumità.

Un ultimo pensiero in risposta all’anonima lettrice: la dolorosa scelta di trasferire i nostri anziani in una residenza dedicata nasce sempre da ragioni di necessità, legate alle precarie condizioni di salute e alla perdita dell’autonomia. A maggior ragione, in una situazione drammatica come quella che tutti stiamo vivendo, siamo convinte che nessuna famiglia potrebbe garantire lo stesso livello di assistenza che i nostri cari ricevono in una struttura protetta, dove possono avere le cure migliori e l’accudimento di cui hanno bisogno.

A tutto il personale del “Vittorio Emanuele” (amministratori, personale medico e infermieristico, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, responsabili di area, coordinatori, educatori, animatori) va quindi la nostra infinita gratitudine.

Carla e Paola Gozzi

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