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Dopo la pandemia ripensare l’edilizia e il trasporto pubblico. L’intervento di Sforza

Lo scorso 15 aprile l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, in dialogo con l’avvocato Annamaria Terenziani, presidente di Confedilizia Emilia-Romagna, in un video pubblicato sulla pagina Facebook della Confedilizia di Reggio Emilia, ha tracciato un bilancio della situazione socio-economica italiana, con alcuni focus sugli effetti generati dall’epidemia Covid19 e sulle scelte imposte dal Governo.

“Per i proprietari di casa questa epidemia ha aggravato una situazione già di per se non rosea a causa delle scelte dettate in passato dal Governo Monti – esamina il presidente Sforza Fogliani – ma era cominciata ancor prima perché, in sostanza, è passato in italia l’equivoco marxista di confondere il reddito con la rendita. Come Confedilizia abbiamo assunto una politica difensiva; il direttore di Confedilizia Piacenza, Maurizio Mazzoni, ha provveduto a fare delle precisazioni anche per mezzo di comunicati stampa: tutto dipende dalla tassazione e della tassazione locale”.

“La situazione non può essere migliorata facendo delle promesse o dicendo cose non veritiere, deve essere migliorata soprattutto attraverso un risparmio della spesa pubblica: la pandemia c’insegna anche questo – così si esprime l’avvocato Sforza -. Noi la pandemia l’abbiamo ancora tra i piedi, perché non avevamo la possibilità di usare il metro che hanno utilizzato quelle nazioni che hanno dei soldi a disposizione. Questo lo ritengo essere, e credo sia facile da dimostrare, il metodo migliore: quello di effettuare tamponi a tappeto, sia ai sintomatici ma soprattutto agli asintomatici, e guardo soprattutto al modello della Sud Corea, che è stata capace di sconfiggere questo virus nell’arco di un mese. In Italia siamo andati all’antica: attraverso delle chiusure. Chiusure che non nego siano servite, ma una campagna totalizzante come hanno fatto in Sud Corea, un paese democratico da non confondere con la Corea del Nord del dittatore Kim Jong-Un, si sia dimostrata efficace per sconfiggere l’epidemia”.

“E da noi perché non hanno fatto tamponi a tutti? Inizialmente ci hanno detto che le mascherine non servivano a niente, adesso sono quasi obbligatorie: non hanno avuto il coraggio di renderle obbligatorie perché prima dicevano tutto il contrario, asserendo che a nulla servivano, questo perché non avevano i soldi per acquistarle. Per i tamponi la stessa cosa – prosegue l’avvocato Sforza Fogliani – facendo una discriminazione tra vecchi e non vecchi, con la stessa tecnica di Hitler quando si discriminava per razza, ebrei e non ebrei, ma qui peggio ancora, discriminando all’interno degli stessi cittadini italiani, in quanto non ci sono i soldi per fare tamponi di massa. Soldi che non ci sono perché li hanno gettati via. Ritengo essere un panorama comune a tutta l’Italia vedere quante rotatorie stradali che improvvisamente sono state fatte”.

“La politica cerca di spendere, più si spende più soldi si attaccano alle mani nel peggiore delle ipotesi. Ma delle volte può anche essere una volontà di fare clienti dal punto di vista elettorale, nella migliore delle ipotesi. E allora bisogna spendere, siccome, poi, di figli gli italiani non ne fanno più, di asili non se ne possono più costruire, di scuole elementari idem, si sono inventati le rotonde. Se ci si guarda bene, su dieci rotonde solamente un paio si dimostrano essere veramente necessarie, oltretutto si tratta di un’invenzione dei francesi di inizio ‘900 perciò perché non le hanno mai fatte prima, ma sono comparse negli ultimi anni? Perché prima c’erano cose ben più importanti da fare. Son persino stati capaci di rovinare la Via Emilia la cui circolazione era in essere da duemila anni, con la sua peculiarità di essere dritta e ora interrotta in più punti da rotonde o circonvallazioni fittizie. E questa spesa sconsiderata ha impedito di fare una campagna antivirale come si deve”.

Non manca un parere sull’Europa. “La considero com’è attualmente – spiega il presidente Sforza – cioè una cosa da distruggere. La spesa pubblica non può andare avanti in questo modo. A maggior ragione se questa spesa produce risultati pessimi”. E neppure sull’attuale amministrazione comunale di Piacenza. “Abbiamo un’amministrazione comunale che teoricamente sarebbe di centro destra – esamina – che ha proposto, prima che scoppiasse questa pandemia, un nuovo piano di circolazione. Un nuovo piano di circolazione che si basa ancora sul concetto delle amministrazioni di centro sinistra di un’isola pedonale che avvolge in centro storico. Questa è la visione comunista del divieto e dell’esclusione. Sia come Confedilizia che come Associazione Liberali Piacentini abbiamo contrapposto già allora un altro piano che non si basa sulla chiusura di una zona, ma che si basa su percorsi di direttrici che attraversano la città in un senso e nell’altro, in modo analogo al modello milanese, al fine di offrire una circolazione limitata ma adeguata”.

“Riflettevo – prosegue Sforza Fogliani – per dire che questa logica di pensiero, prima ancora della pandemia, diventerà attuale dopo la pandemia. E uno degli effetti che provocherà questa emergenza virale, sarà probabilmente una nuova edilizia con una certa attenzione alla dislocazione diversa degli interni per agevolare il lavoro da casa. Inoltre andrà rivisto il sistema del trasporto pubblico: nessuno vorrà più servirsi dei mezzi pubblici onde evitare di andare a stiparsi nelle ore di punta. Quindi ci sarà l’esigenza di una riscoperta della vettura privata, e naturalmente se i politici fossero intelligenti dovrebbero premiare le auto non inquinanti perché l’inquinamento è una cosa che non fa bene a nessuno, però le automobili diventeranno più essenziali di quanto non lo siano state fino ad oggi. Inoltre, i mezzi pubblici, che non hanno mai avuto grande fortuna, se i politici fossero onesti li farebbero scomparire. In aggiunta, sarebbe più conveniente per le finanze pubbliche pagare il servizio taxi, spenderebbero di meno rispetto all’acquisto e utilizzo di bus grandi e grossi. Dove sarebbe utile un piccolo bus ne comprano di grandi, così ovviamente spendono di più e si applica il principio di cui ho detto prima di attaccarsi alle mani”.

“Ritengo che assisteremo ad un futuro diverso da quello anteriore alla pandemia – conclude Sforza Fogliani – quantomeno sotto questi aspetti, ma naturalmente ne compariranno tanti altri. Non rinasceremo mai se non elimineremo il macigno della spesa pubblica, passata e presente. Ogni venti minuti il debito pubblico aumenta di oltre 4 milioni di euro. Può andare avanti una nazione con un debito pubblico di questo genere? Nella nostra leggerezza di tutti i giorni siamo abituati a considerare questo come un problema del Capo del Governo o del Parlamento o del Senato. Ma non è così. È un problema di tutti. Facciamo un passo indietro: lo Stato Unitario e lo Stato Liberale aveva ereditato un debito pubblico enorme dagli stati pre-unitari, perché il Piemonte logicamente era indebitato a causa delle Guerre d’Indipendenza, gli altri Stati erano in analoghe condizioni, e c’era solo in Regno di Napoli che aveva una situazione seppur non florida quantomeno di pareggio di bilancio e non aveva infrastrutture sebbene la prima ferrovia fu fatta là”.

“La Destra attraverso una politica rigorosa della spesa pubblica riuscì a mettere a posto il bilancio nell’arco di venticinque anni. Nel 1876 la Destra per un fatto episodico ha dovuto cedere il governo alla Sinistra, e la Sinistra dopo 6 anni era ancora in spareggio del bilancio. Perciò, come può l’Italia pensare di costruire un futuro? La Destra diceva di voler raggiungere il pareggio di bilancio non perché questo non andasse a gravare, con gli interessi, sul debito pubblico come dicono adesso. La Destra voleva raggiungere il pareggio di bilancio, e lo ha raggiunto a prezzo di grandi sacrifici, messi a carico di tutti, per non sottrarre risorse all’iniziativa privata. Eppure la fandonia marxista dice che sia stato messo a carico delle classi meno abbienti. Figuriamoci, per i palazzi avevano istituito l’imposta sulle finestre: più grandi erano e più si pagava. Appare evidente che le finestre più grandi appartenessero alle classi agiate e non di certo la classe operaia. Il primo danno che fa il debito pubblico è il sottrarre energie e risorse all’iniziativa privata”.

“Infine, con questa pandemia ci hanno abituati a fraseologie fine a se stesse: vinceremo uniti, stiamo uniti, andrà tutto bene. Rimaniamo lucidi, non bisogna credere che la speranza costruisca il futuro. La speranza è una grandissima cosa che però dev’essere ragionata, se non è ragionata è una fantasticheria che serve ad illudere dei poveracci che ci credono”.

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