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“Su Asp e sul Comune di Piacenza in atto campagna diffamatoria. I decessi sono 29”

“Su Asp e sul Comune di Piacenza è in atto una campagna diffamatoria, ci tuteleremo nelle sedi legali”.

L’amministratore unico di Asp Città di Piacenza, Eugenio Caperchione, smentisce categoricamente i contenuti della lettera firmata inviata in redazione (in calce).

Quella che è in atto, nei confronti della gestione della struttura, “è una strumentalizzazione politica” dice Caperchione, volta a sfiduciare l’operato dell’attuale amministratore di Asp, scelto pochi mesi fa dal sindaco di Piacenza – e presidente della Provincia – Patrizia Barbieri.

Contro la nomina di Eugenio Caperchione ad amministratore unico sarebbe stato presentato ricorso al Tar, la richiesta della sospensiva è stata al momento respinta.

“Sperando di fare un favore a qualcuno, si getta fango non tanto su di me, perché io ho le spalle larghe, ma sull’operato dei nostri dipendenti, che sono eroi al pari degli infermieri e dei dottori che stanno fronteggiando l’emergenza coronavirus in ospedale – dice Caperchione -. Per fare questo, si dicono numeri a caso: si parla di 40 morti dal 23 febbraio. Falso. I decessi sono 29, di cui 15 per Covid o di sospetto Covid. Non è vero che nell’ultimo fine settimana sono morte 8 persone, ma 4. Nell’ultimo trimestre abbiamo avuto un terzo in più di decessi: qui non è in atto nessuna strage. Noi stiamo lavorando in una situazione complicata, seguendo le direttive di Asl, in costante contatto con i sindacati di categoria, che sono informati di quanto stiamo facendo. Le mascherine che vengono utilizzate non sono quelle chirurgiche ma sono le FPP2, cambiate a ogni turno, così come i camici vengono lavati e igienizzati. Ribadisco che i familiari degli ospiti sono sempre stati contattati e coinvolti. Non posso accettare che una scheggia impazzita del sistema metta in discussione quanto fatto finora, quindi ricorreremo alle vie legali per tutelare il nome mio e di Asp”.

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Dopo la pubblicazione della lettera di ringraziamento alla direzione di Asp, per la gestione dell’emergenza, ecco invece una nuova serie di pesanti contestazioni, che chiamano in causa anche il Comune di Piacenza.

“Egregio Direttore,
mi duole dover scrivere queste poche righe ma credo che sia giusto e doveroso nei confronti di tutte le persone anziane che stanno “scomparendo” nelle strutture socio sanitarie per anziani della nostra provincia. Mi sembra doveroso anche nei confronti dei parenti che, senza avere avuto informazioni trasparenti, hanno perso un proprio caro in una di queste strutture, e mi sembra altresì dovuto al personale che è stato costretto a lavorare senza le protezioni necessarie.

Da quando è “scoppiato” il caso della Madonna della Bomba, che con 20 decessi sembrava essere responsabile di una cattiva gestione della pandemia, si è aperto il vaso di Pandora. Da quel momento sono emerse notizie che descrivevano situazioni di difficoltà analoghe in quasi tutte le strutture della nostra provincia.

In particolare, la nostra struttura pubblica Vittorio Emanuele, che è sempre stata un’eccellenza per la cura degli anziani, ha prima dichiarato di essere in forte sofferenza e di avere 3 casi di anziani positivi, e successivamente ha ritrattato dicendo che la situazione non è così grave e che sarebbe stato fatto tutto il possibile per controllare la diffusione del virus nella struttura.

Ora io intendo porre domande molto dirette ma, a questo punto, non mi aspetto una risposta generica da Asp ma bensì mi aspetto che il Comune, socio di maggioranza di Asp, verifichi le informazioni che stanno uscendo dalla struttura attraverso un’ispezione e l’acquisizione di documenti ufficiali che restituiscano ai cittadini la verità dei fatti.

È vero che dal 23 febbraio (giorno in cui si è chiusa la struttura alle visite esterne) ad oggi sono deceduti circa 40 anziani? È vero che nell’ultimo week end ci sono stati ben 8 decessi? È vero che agli operatori sono state fornite mascherine chirurgiche (e quindi inadeguate) da indossare per numerosi turni, addirittura per una settimana intera?

È vero la camera mortuaria del Vittorio Emanuele non ha la capienza adeguata per accogliere le salme, e alcuni defunti sono stati adagiati sul pavimento? È vero che vengono sanificati e riutilizzati camici che dovrebbero essere monouso e che in ogni caso non sono idonei a contenere il rischio batteriologico?

Quando la pandemia sarà finita mi auguro che il Vittorio Emanuele avrà la forza di risollevarsi e, magari sotto la guida di dirigenti più coscienziosi e competenti, possa tornare a garantire un servizio pubblico essenziale e di qualità grazie al personale di indubbio valore che da sempre fa del proprio meglio per garantire la qualità di vita dei nostri anziani non autosufficienti”.

Lettera firmata

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