Il sindaco Barbieri “Noi lasciati soli dal Governo, per la fase 2 serve unità d’intenti”

“Avevo fatto presente al premier Giuseppe Conte, durante una videoconferenza, che avevamo bisogno di anestesisti, di infettivologi, di infermieri, perché i nostri sanitari sono allo stremo. Avevo chiesto respiratori e tute protettive. Mascherine, guanti, camici, tutto. Non è arrivato nulla”.

A dirlo è il primo cittadino di Piacenza, Patrizia Barbieri, protagonista di una lunga intervista a firma del giornalista Fabio Amendolara sul quotidiano “La Verità”. In numerosi passaggi, il sindaco sottolinea la scarsa attenzione del Governo verso la nostra città, a livello nazionale tra le più colpite dall’emergenza coronavirus. “E una situazione unica, una guerra che stiamo gestendo da soli nel silenzio generale” – le sue parole -. Durante la videoconferenza con i sindaci di Cremona, di Bergamo e di Brescia, il presidente del Consiglio sembrava aver condiviso che i nostri territori fossero accomunati da questa grande tragedia, però tutti gli aiuti che avevo chiesto non sono arrivati. Insomma, io ritengo che ci sia da prendere in considerazione le zone più vulnerabili senza fare troppe distinzioni. E Piacenza è tra queste”.

“Un altro problema – incalza Barbieri nell’intervista – di questi giorni riguarda le imprese. Il governo ha disposto che possano continuare a operare solo le attività essenziali e le relative filiere. Ha poi previsto che le attività escluse, qualora ritenessero di essere essenziali, potessero chiedere al prefetto una deroga. A Piacenza ci sono già 1.273 richieste e, in attesa delle dovute verifiche, queste aziende sì ritengono legittimate alla riapertura invocando il silenzio assenso. Il rischio è una seconda ondata di contagi, che vanificherebbe tutti gli sforzi fatti sinora”.

Poi un commento sulla fase 2 dell’epidemia, quando si proverà a rimettere in moto la macchina delle attività produttive e commerciali attualmente fermate dalle ordinanze governative. “Non bisogna arrivare impreparati – evidenzia -. Io non mi pongo solo il tema delle grandi imprese del nostro sistema agroalimentare, che sono un patrimonio non solo del nostro territorio, ma dell’intera nazione, sto pensando anche ai piccoli imprenditori, ai commercianti, ai ristoratori, a quelli che rischiano di non poter pagare anche solo il canone di locazione. Bisognerà pensare a delle misure alle quali non si era mai pensato. Senza dimenticare chi non ha ancora ricevuto nessuna risposta. E una grande sfida. Anche perché ora si rivolgono ai servizi sociali comunali categorie di persone che in altri tempi non avrebbero rischiato la povertà. Almeno su questo spero che ci sia una unità d’intenti con dei criteri certi che valgano per tutti e non con le solite misure a macchia di leopardo”.

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