Il sindaco Mazzocchi ufficialmente guarito “Mai perso la speranza, ma penso a chi non c’è più”

E’ stato il primo sindaco ad ammalarsi, quando ancora i casi positivi nel Piacentino si contavano forse sulle dita di una mano.

Ora, a 6 settimane da quel 23 febbraio, Pietro Mazzocchi, sindaco del Comune di Borgonovo, è stato dichiarato ufficialmente guarito, dopo il doppio esito negativo dei tamponi di controllo. Domani l’appuntamento con la Giunta, ovviamente via Skype: sul tavolo uno dei provvedimenti più attesi dai cittadini, non solo della provincia di Piacenza: i buoni per la spesa destinati a chi è in difficoltà.

“Ho iniziato a stare male nella notte tra il 22 e il 23 febbraio, con febbre alta. All’inizio ero convinto che fosse una normale influenza, come si diceva, ma poi è arrivato il mal di testa, con dolori insostenibili. Non riuscivo davvero a capire quale posizione tenere. La febbre poi non scendeva: sempre 40, 39 e 8…39 e 5. Così per una decina di giorni, poi davvero sfinito ho chiamato il mio medico e sono stato portato in pronto soccorso a Piacenza e da lì trasferito a Castelsangiovanni, dove nel frattempo l’ospedale era stato convertito per ospitare i pazienti positivi al coronavirus come me”. Lì Mazzocchi resta ancora una decina di giorni, con la classica polmonite che caratterizza questo virus, attaccato all’ossigeno. Paradossalmente le sue condizioni di salute iniziano a migliorare mentre l’epidemia sta raggiungendo il picco a Piacenza.

“Passati i primi tempi, quando la malattia davvero non ti fa capire cosa stia accadendo attorno a te, la voglia di tornare a casa aumenta, soprattutto perché avevo modo di rendermi conto come la situazione stesse diventando critica – racconta Mazzocchi -. Poter lasciare l’ospedale è stata una liberazione, anche se fisicamente ero uno straccio. Per recuperare ho impiegato 3 settimane e il medico si è comunque raccomandato che restassi il più possibile riguardato, per far far guarire bene i miei polmoni”. Quando la malattia dà una tregua però è la paura a farsi spazio. “Le pensi tutte, perchè senti tante notizie in giro. Vedi quale effetto ha avuto il virus su persone giovani o sane, come il mio collega di Ferriere Giovanni Malchiodi, che è purtroppo mancato. Una sorte toccata a troppe persone che conosciamo. Io non ho mai perso la speranza, ma vedi com’è la situazione e ti fai dei pensieri strani”.

“Io sono stato fortunato e penso che i nostri sanitari abbiano fatto tutto il possibile per fronteggiare la situazione. Nel giro di pochissimo tempo hanno trasformato ospedali semi dismessi sul nostro territorio per accogliere i malati più gravi, ricavando anche posti di terapia intensiva. L’impegno profuso è stato massimo”. “Ora la voglia di ripartire, anche nel nostro territorio, è tanta. E’ l’auspicio che ci facciamo tutti. Ma dobbiamo farlo in sicurezza. Meglio aspettare, se necessario, una settimana in più, per non compromettere tutti i nostri sacrifici”.

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