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“Il virus è un’allerta per tutti: torniamo a pensare al bene comune”

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“L’importante è che viviamo tutti quanti questo periodo come un’allerta, un richiamo ad un senso più alto di solidarietà”.

Sono le parole di don Andrea Fusetti, parroco della chiesa di San Giuseppe dell’Ospedale e cappellano del nosocomio cittadino. Nel pieno dell’emergenza, anche gli uomini di chiesa sono in prima linea, cercando di non far mancare una parola di sostegno e conforto ai malati, alle famiglie, a medici e infermieri. Diversi di loro si sono anche ammalati, alcuni non ce l’hanno fatta. Come don Paolo Camminati, parroco di Nostra Signora di Lourdes e punto di riferimento per i giovani e per la comunità piacentina, scomparso a soli 53 anni.

Tra i reparti dell’ospedale cittadino si è ben consapevoli di stare affrontando qualcosa di mai visto prima. Il virus ha cambiato tutto. “I miei spostamenti sono ovviamente limitati, perché in questo momento è fondamentale adottare le giuste precauzioni per non mettere ulteriormente sotto pressione il personale sanitario, già impegnato al limite dello sforzo – racconta don Fusetti -. Solo quando qualcuno richiede la mia presenza, allora, io vado. Anche la benedizione dei feretri avviene fuori dall’obitorio per ragioni di sicurezza – spiega -. L’emergenza è massima: nelle scorse settimane la chiesa di San Giuseppe era stata precettata per accogliere altre bare, ma fortunatamente non ce n’è stato bisogno”.

Ma che cosa ci lascerà questa tragedia? Da don Fusetti arriva un monito a tutti, anche ai non credenti. “Vedo ancora troppa gente in giro convinta di essere immune, ma oggi più che mai è necessario pensare al bene, inteso anche come bene comune, interessamento verso l’altro. Mi chiedo dove sia finito l’articolo 2 della Costituzione, che ci invita a dire: “Lo Stato siamo noi”. Anche se la solidarietà non manca. “In ospedale – afferma il religioso -, nei paesi, in giro, ci sono anche tante cose positive. Portiamocele dietro, conserviamole per il futuro. Perché anche nel male Dio c’è sempre”.

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