La laurea a 51 anni dopo 7 figli “Grazie a mio marito, scomparso a causa del coronavirus”

Sfogliando le pagine virtuali del Corsera stamattina siamo rimasti increduli ed addolorati: il coronavirus ha portato via il papà a due ragazzi, Michela e Mattia, che abbiamo avuto modo di conoscere bene durante il periodo di stage che entrambi hanno svolto nella nostra redazione un paio di anni fa.

Prima Michela, curiosa e gentile, all’ultimo anno di università e poi Mattia, in quarta liceo, estroverso e appassionato di sport. Due ragazzi educati e molto responsabili, legatissimi alla loro numerosa famiglia (sono 7 fratelli) unita da una forte fede. Ed è con molta compostezza che la loro mamma, Cinzia Trevisan, ci ha raccontato “la vita dinamica, semplice” condivisa per 26 anni con il marito Giancarlo Piccoli fino al 22 marzo, quando se ne è andato dopo essere stato ricoverato in ospedale per più di 10 giorni. Tre giorni più tardi Cinzia si è laureata, a 51 anni, in lingue e letterature straniere, completando un percorso di studi interrotto dopo il matrimonio.

Ma procediamo con ordine. “Mio marito si è ammalato alla fine di febbraio, sembrava essere una semplice influenza, ma purtroppo non era così – dice Cinzia -. Di quello che è successo, non addosso responsabilità a nessuno, così come è impossibile, umanamente, dare una risposta a che senso abbia tutto questo. Con mio marito abbiamo condiviso un percorso di fede, che è un dono, e lo abbiamo trasmesso ai nostri figli: sul portale Famiglie Numerose ho voluto ricordare ciò che di bello ho avuto, che è stato tanto: abbiamo avuto una vita semplice, dinamica, con tanti impegni legati ai nostri figli, fatta di momenti familiari, di consuetudini. Le vacanze, ma anche il mangiare insieme, tutti i giorni”.

Una vita piena, con 7 figli: Martina, la primogenita nata nel 1994, seguita nel 1995 da Michela, e poi da Miriam, nel 1997. Poi sono arrivati Mattia, nel 2000, e Samuele, nel 2001, e a seguire Ester, nel 2003, e Davide nel 2006. Con i ragazzi ormai grandi, Cinzia aveva deciso di riprendere gli studi in lingue e letterature straniere, interrotti per seguire la famiglia a un passo dalla laurea. “Giancarlo mi aveva supportato in questo, era il momento giusto. Con i bimbi piccoli non ci pensavo neanche più. Ma ho ricominciato, mancava solo la tesi, incentrata sulla traduzione della Bibbia di Martin Lutero”.

La discussione era programmata, on line, il 25 marzo. A soli 3 giorni dalla scomparsa di Giancarlo. “Il lavoro più  grosso, quello della preparazione della tesi, era già stato fatto. Ho cercato per quei 10 minuti di mettere da parte il dolore di quei giorni e fare l’ultimo passo – racconta -. Era doveroso nei confronti di mio marito. Certo, doveva essere una festa…”

E ora? “Siamo ancora in casa, in quarantena, in attesa dell’esito degli ultimi tamponi, prima di poter uscire senza alcun timore per gli altri. Certo sto pensando al futuro, forse non è un caso, in un momento così incerto, poter avere una risorsa in più da spendere. Affronto questo momento giorno per giorno, e ce la sto mettendo tutta per prendere le decisioni giuste, anche se non posso confrontarmi con mio marito come ero solita fare. Ma so che mi è vicino, è qui con noi”. “Noi abbiamo insegnato ai nostri figli a spendere bene la propria vita, mettendo a frutto i loro talenti. Ed è grazie a loro che potranno affrontare questo momento e a rialzarsi”.

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