L’appello degli infermieri alla Prefettura “Stop alle attività o saremo noi a fermarci”

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Diversi infermieri piacentini hanno condiviso una preoccupazione rispetto alla richiesta di riapertura di diverse attività produttive pervenute alla Prefettura di Piacenza. Operatori sanitari iscritti a Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl di Piacenza hanno scritto nella giornata di martedì 7 aprile l’appello, rivolto ai sindaci della provincia e al Prefetto Maurizio Falco, che potete leggere qui di seguito.

“In nome di quello che è stato fatto fino ad oggi – evidenziano – e con la consapevolezza di un rischio che ora non possiamo correre. Perché un nuovo picco dell’epidemia in questa fase delicata nella lotta contro un nemico subdolo e sconosciuto fino a poche settimane fa non lo possiamo correre”.

IL TESTO – “Sono di poche ore fa gli articoli in cui viene dichiarato che la Prefettura di Piacenza ha concesso la riapertura di numerose aziende a fronte delle tante domande di deroga al Decreto Coronavirus. Noi operatori sanitari di Piacenza abbiamo fatto l’impossibile per tutelare la salute di tutti i cittadini, tutti e tutte, nessuno escluso, anche di coloro che si sono messi a rischio, in barba a decreti e provvedimenti.

Siamo rimasti in corsia, non abbiamo mollato, abbiamo fatto appelli, sono state rilasciate interviste per far capire l’eccezionalità dell’emergenza che ha colpito il nostro territorio e negli ultimi giorni ci siamo illusi di avercela quasi fatta, il messaggio sembrava passato: la pericolosità di questa epidemia era stata compresa, cominciavamo ad avere un po’ di respiro. Sembrava la fine di una strage senza precedenti.

Ora queste autorizzazioni ci fanno temere un pericoloso colpo di coda: non siamo ancora in fase di ripresa, stiamo ancora risolvendo la fase di picco! Davvero vogliamo vanificare gli sforzi? Davvero vogliamo correre il rischio di dover affrontare una nuova fase di emergenza con ripercussioni ancora peggiori sul sistema sanitario e sull’economia? State a casa, fermate le attività ancora per qualche giorno. Invertite la rotta o saremo noi infermieri a fermarci”.

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