“L’Europa è come la Madonna, s’invoca nei tempi bui”

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Augusto Ridella, Segretario del Movimento Federalista Europeo – Sezione di Piacenza

In queste ultime settimane, quella parte di Europa che esiste, rappresentata dalla BCE, dalla Commissione europea e dal Parlamento europeo, che sono le Istituzioni ai quali gli Stati nazionali hanno trasferito sovranità, ha deliberato diversi interventi straordinari ed usato tutto lo spazio concesso dai Trattati.

Ricordiamo che la Commissione europea ha rimosso i vincoli di bilancio (il famigerato 3 % nel rapporto deficit/PIL), mentre la BCE ha deliberato acquisti illimitati dei bond, il c.d. quantitative easing, rivedendo il limite del 33 % per gli acquisti di titoli di stato su ciascuna emissione e quello del 50 % per i titoli del debito emesso da organizzazioni sovranazionali. Questa decisione, ovviamente, aiuta in primis il nostro Paese. La stessa BCE ha, poi, rimosso i vincoli sul sistema bancario con la conseguenza che le Banche potranno erogare prestiti senza rispettare i requisiti patrimoniali. In questo periodo, alla luce di tutto quanto sopra, le banche stanno arrivando verso i tassi zero.

È risaputo, invece, che l’Unione europea non funziona e non ha soluzioni quando le decisioni sono di competenza degli Stati membri attraverso il “Consiglio Europeo”. Quest’ultimo, infatti, decide solo con voto unanime, con la conseguenza che è del tutto incapace di trovare accordi per interventi in quelle materie che sono di esclusiva competenza degli Stati membri, come la sanità e, ancora peggio, la politica fiscale di bilancio. La richiesta di nove capi di Stato e di Governo (tra cui Italia, Francia e Spagna) al Presidente del Consiglio europeo “di lavorare ad uno strumento di debito comune, emesso da una Istituzione europea per raccogliere fondi sul mercato” per finanziare la grave situazione economica causata dal Coronavirus, difficilmente sarà accolta dagli altri paesi membri, in primis Germania, Olanda e altri paesi del Nord.

I 9 Paesi che hanno inoltrato la suddetta richiesta, devono, a questo punto, avere l’intelligenza di andare oltre ai Coronabond (tra l’altro, il nome è inquietante) e proporre, con forza e coraggio, l’Unione politica federale. Molti ritengono che sia irrealistico, in piena emergenza coronavirus, porre il problema del rilancio politico dell’Unione. Il rischio, però, è quello di vedersi distruggere 70 anni di integrazione europea. Per salvare l’Unione non esistono alternative. I c.d. eurobond sono divisivi, pertanto è necessario attribuire all’Unione europea una competenza fiscale seppur limitata, ovviamente, a poche materie come l’ambiente, imponendo imposte a salvaguardia del clima, o la salute. È inutile dire che questo è un passaggio difficilissimo ma, in questo momento drammatico, il Parlamento europeo e gli Stati membri favorevoli avrebbero l’opportunità di ingaggiare tale battaglia e di vincerla.

Così fece settanta anni fa Jean Monnet che concepì la CECA. Tale esperienza ha dimostrato che, di fronte ad una crisi acuta, la soluzione può essere trovata solo in un progetto politico “nuovo” che rimuova gli interessi di ciascuno e ricerchi un interesse comune. In alternativa, crescerà il disgusto per l’integrazione europea ed i nazionalisti si troveranno la disgregazione dell’Unione europea, senza neppur aver combattuto. Noi Europeisti, invece, invocheremo l’Unione europea come se fosse la Madonna.

Augusto Ridella

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