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Quel pomeriggio al San Paolo con 4mila tifosi: il Piace batte il Cagliari e resta in Serie A

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Luigi Carini, “decano” dei giornalisti sportivi piacentini, ci fa fare un tuffo nel passato biancorosso. Nel suo nuovo Amarcord dedicato al Piacenza Calcio, ci riporta al 15 giugno del 1997, data dell’indimenticabile spareggio salvezza per rimanere in Serie A che vide fronteggiarsi sul campo neutro di Napoli i biancorossi, guidati da Bortolo Mutti, e il Cagliari di Carlo Mazzone.

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IL GIORNO PIU’ LUNGO – Napoli, 15 giugno 1997. Data storica per il Piacenza Calcio. Allo stadio San Paolo si gioca lo spareggio salvezza per restare in serie A tra i biancorossi ed il Cagliari.

IL PERCHE’ DELLO SPAREGGIO – Le due squadre si erano affrontate giusto un mese prima al Garilli. Il Piacenza avrebbe potuto chiudere in anticipo il problema salvezza ma, quel giorno, alla rete iniziale di Luiso seguì il pareggio del solito “killer” Tovalieri e la partita terminò sull’1 a 1. Mancavano due giornate alla fine del campionato; entrambe le squadre erano appaiate in classifica con 34 punti. Davanti a loro viaggiava il Perugia, protagonista di una rimonta eccezionale, a 36 punti. Nella penultima giornata il Piacenza, ormai in riserva energetica, viene sconfitto ad Udine (4-0) ed il Cagliari viene battuto in casa dalla Sampdoria al termine di una partita rocambolesca (3-4) mentre il Perugia non va oltre il pari (1-1) con la Roma in casa. L’ultima giornata metteva di fronte al Garilli Piacenza e Perugia con la possibilità, in caso di vittoria biancorossa, di raggiungere gli umbri e di superarli in virtù dei confronti diretti (a Perugia il Piacenza aveva pareggiato 1-1) mentre il Cagliari giocava al “Meazza” contro il Milan.

Col Perugia di Scala fu una partita durissima: chiuso in vantaggio il primo tempo per 2-0 grazie al gol del solito Luiso e del rigore di Lucci, i biancorossi subirono nella ripresa i disperati attacchi degli ospiti che ridussero le distanze solo al 90’. I minuti (ben 5’) furono interminabili e di gran sofferenza. Subire il gol del pareggio avrebbe significato la retrocessione, perché il Cagliari aveva sorprendentemente vinto in casa del Milan. Curioso, in proposito, come i rossoneri fossero ancora una volta protagonisti in negativo dei nostri destini dopo l’inopinata sconfitta di tre anni prima con la Reggiana che ci costò la serie B. Tre squadre a 37 punti e con la classifica avulsa retrocessione diretta del Perugia e spareggio tra Cagliari e Piacenza da giocarsi a Napoli.

Piacenza Calcio '96-'97

LA MOBILITAZIONE – I giorni antecedenti furono caratterizzati da polemiche, il solito Mazzone (tecnico del Cagliari) voleva giocare la gara nella sua Roma perché si diceva che Bortolo Mutti sarebbe stato il futuro allenatore del Napoli e quindi i tifosi napoletani avrebbero tifato biancorosso. Tutta la città (tifosi e non) si mobilitò. “Tutti a Napoli” era il grido che dallo stadio si irradiava in tutte le direzioni. Molti sportivi raggiunsero la capitale partenopea i giorni precedenti la partita, quindi si organizzavano gruppi in auto e, soprattutto, si prenotavano i bus, ma le richieste erano così numerose che i pullman a disposizione furono presto esauriti. Si ricorse, allora, alle province limitrofe, in particolare Pavia e Lodi, e vennero recuperate anche vecchie corriere, alcune delle quali, però, non superarono il viaggio di andata e ritorno creando seri problemi ai trasportati. Saggiamente, però, si erano portati i meccanici a bordo. Si calcolarono oltre 40 bus e circa 300 auto al seguito della squadra per un concorso di oltre 4mila piacentini. Dopo quella di Cosenza (esattamente 4 anni prima) la città organizzava un altro massiccio esodo verso il Sud. Nelle vie e nei ritrovi non si parlava d’altro che della partita. Si voleva conservare quel bene prezioso che è la serie A che dà lustro e prestigio non solo sportivo, ma produce tangibili benefici anche economici.

BORTOLO MUTTI – “Avevamo preparato molto bene la partita – ci racconta l’allenatore del Piacenza Bortolo (Lino) Mutti – il ritiro, previsto di due settimane, fu poi ridotto perchè avevo trovato i giocatori caricati e sereni, convinti delle proprie forze e molto ottimisti nonostante il Cagliari fosse nettamente favorito nei pronostici. Tatticamente non avevo cambiato il nostro solito assestamento. Un 4-3-3 che vedeva Taibi in porta, Lucci, Polonia, Conte difensori fissi e Tramezzani in fascia; Di Francesco, Scienza e Valoti a centrocampo con Valtolina (preferito a Moretti) tornante a tutto campo e Luiso e Piovani in attacco. Contavo molto sulla forza di un gruppo solido, compatto e già collaudato. Erano ragazzi a cui non occorrevano tanti discorsi, sapevano come comportarsi. Il fatto, poi, di essere tutti italiani dava loro una forza particolare”.

“I primi minuti di gioco confermarono il mio ottimismo: avevamo aggredito il Cagliari prendendo e gestendo l’iniziativa; Luiso segnò subito dopo solo 6’ riprendendo di testa una conclusione di Di Francesco respinta dal portiere. La reazione del Cagliari fu violenta ma piuttosto confusionaria; raccolse solo dei corner, anche se Taibi dovette compiere alcuni interventi da campione. Sul finire del tempo raddoppiammo con una punizione di Scienza e qualche minuto dopo avemmo l’occasione per chiudere la partita, quando l’arbitro ci assegnò un calcio di rigore per l’atterramento di Luiso in piena area. Il penalty lo calciò Valtolina e lo sbagliò. Perché Valtolina? Non avevamo un rigorista fisso: di rigori ne avevamo avuti così pochi che il problema non fu mai affrontato. Poi, quel giorno, Valtolina disputò una partita formidabile: voleva essere protagonista a tutti i costi, quindi ritenni giusto dargli questa possibilità”.

I NAPOLETANI TIFANO PIACE – Quel giorno a Napoli faceva caldo, molto caldo; la temperatura superava abbondantemente i 30 gradi. Si giocava alle 16,30 e la città era ancora una volta alle prese col traffico caotico, tanto che non fu facile raggiungere lo stadio che ospitò circa 30 mila spettatori. I tifosi sardi erano di gran lunga più numerosi e folcloristici dei piacentini. I napoletani, invece, pur in modo un po’ distaccato ma divertiti, inizialmente sembravano simpatizzare verso i sardi; nel corso della partita, però, erano stati coinvolti dalla nostra generosità agonistica e dal nostro calcio veloce ed incisivo finendo per sostenerci nell’impresa. Il Cagliari, sotto la guida di Mazzone, era sceso in campo con questa formazione: Sterchele, Pancaro, Scugugia; Minotti, Bettarini Muzzi (dal 75’ Tinkler); Berretta, Sanna (dal 46’Cozza), O’Neil, Silva, Tovalieri. L’arbitro era un internazionale: il sig. Braschi di Prato (molto buona la sua direzione).

“Sembrava tutto facile – aggiunge Mutti – Luiso si era mangiato ancora un’occasionissima per il 3-0 e noi eravamo bene in partita. Il Cagliari attaccava in modo forsennato, ma non ero eccessivamente preoccupato finché, a metà ripresa, intervennero due episodi importanti: l’infortunio di Valtolina, che tanti problemi aveva creato alla difesa cagliaritana (sostituito da Pari), ed una prodezza di Tovalieri che riportò il Cagliari in partita (2-1). La sofferenza, però, durò solo qualche minuto perché poi i miei ragazzi ritornarono padroni del campo ed il Cagliari si era spento ormai rassegnato. Allora sostituì Valoti con Maccoppi per dare più solidità alla difesa e feci entrare Moretti al posto di uno stremato Piovani. Allo scadere una travolgente discesa di Tramezzani dalla sinistra permise a Luiso di mettere in rete il pallone del definitivo 3-1”.

MAX TAIBI (Protagonista in assoluto ed attualmente D.S. della Reggina sicuramente promossa in serie B) – “Sono passati tanti anni, ma quel giorno non potrò mai dimenticarlo. Quando, dopo mezz’ora di gioco, fui colpito da Silva in un occhio temetti di dover lasciare il campo; provai a continuare sorretto da una carica ancor maggiore, e tutto andò per il meglio. Mutti era stato molto bravo a preparare la partita. Di solito era un “duro” ma quella volta, in ritiro, ci lasciò molto tranquilli. Non c’era bisogno di caricarci. Quello era un gruppo di giocatori fantastici, molto unito. Pensa che non vedevamo l’ora di andare agli allenamenti per ritrovarci assieme”.

Al triplice fischio di chiusura potete immaginare il tripudio. Le maglie e gli indumenti dei giocatori finirono in un momento divorati dai tifosi biancorossi che avevano abbandonato gli spalti ed avevano conquistato il campo. I due massimi esponenti del tifo biancorosso, Gian Carlo Piva, presidente dei Club Biancorossi, e “Miscio” Morandi, condottiero della Curva Nord, si abbracciarono calorosamente sotto la curva in segno di una concordia ritrovata. Gian Carlo Piva: “Dire che sia stata una giornata speciale è poco. Quello che mi fece più piacere fu l’accoglienza che mi fu fatta negli spogliatoi dal Presidente e da Stefano (Garilli) in particolare. Festeggiammo a lungo e non ti dico le bevute nelle numerose soste sulla via del ritorno. La festa in campo ed attorno alla squadra durò a lungo e quando lasciammo Napoli erano già calate le prime ombre della sera; anche il Vesuvio ci salutò con tanti lapilli illuminati. Forse non andò proprio così, eppure negli occhi dei piacentini quei lapilli brillavano ancora.

Luigi Carini

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