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I sindacati “Servono in tempi brevi tamponi o test sierologici su forze dell’ordine”

“Tra gli altri, anche gli operatori delle forze dell’ordine sono in prima linea nel contenimento del Covid-19 e, sin dalla prima ora, hanno operato nei territori epicentro della pandemia nel nostro territorio, scenari di importanti focolai rilevati nella regione Emilia-Romagna”.

Così in una nota stampa i rappresentanti dei sindacati regionali delle forze dell’ordine – Antonio Serpi (Sim Cc); Roberto Mazzini (Sap); Gaetano Insinna (Sim-Gdf) – si rivolgono alla Regione Emilia Romagna. “Le donne e gli uomini in uniforme – continuano i sindacati -, con l’espandersi dell’epidemia e della conseguente emergenza, sono stati chiamati ad assicurare sul territorio il rispetto delle restrizioni emanate nel tempo valevoli, queste ultime, anche sugli stessi operatori ed i propri nuclei famigliari, come per il resto della popolazione. Il servizio prestato giornalmente, per sua natura e specificità, espone a rischi le forze dell’ordine ed in alcuni uffici nell’ambito regionale si sono verificate, ovviamente, situazioni di positività al virus che hanno causato addirittura serie difficoltà operative nel garantire ed assicurare il servizio stesso”.

“Tale condizione di sovraesposizione giornaliera legata alla tipologia di servizio erogato dagli appartenenti alle forze dell’ordine nei confronti dell’intera collettività (in molti casi positivi sia sintomatici che asintomatici), ha portato questi ad applicare ulteriori precauzioni all’interno del proprio nucleo famigliare per evitare di essere proprio loro stessi untori verso i propri cari, rendendo ancora più difficoltosa la gestione degli affetti e delle fasce deboli. In tale difficile contesto abbiamo a più riprese chiesto alla regione Emilia-Romagna di sottoporre le forze dell’ordine ad uno screening tramite tampone o test sierologico, al fine di poter fotografare e poter mappare la contagiosità nella popolazione in uniforme”.

“Questo per evitare di allargare le sacche dei positivi nelle caserme ed evitare di mettere in pericolo lo stesso strumento operativo nonché fornire una maggiore sicurezza all’interno dei rispettivi nuclei famigliari evitando il diffondersi dei contagi domestici nelle forze dell’ordine. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti delle ultime settimane, i test sono partiti a rilento e nella quasi totalità del territorio non è stato effettuato alcuno screening. Anche l’attività dei tamponi per i colleghi risultati positivi o con contatti diretti con questi i tempi di attesa sono verosimilmente lunghi. A causa della citata situazione di stallo, molti operatori, al fine di rassicurare sé stessi, le loro famiglie e i colleghi, hanno deciso di prendere contatti con strutture private convenzionate per sottoporsi, a spese loro e senza pesare sulle ASL locali, a test sierologici, ma tale percorso si è rilevato ancor più difficoltoso e pernicioso”.

“Di fatto, ad oggi, dopo quasi due mesi di impiego in prima linea nella lotta al Covid, gli operatori della sicurezza presenti in Emilia-Romagna, non hanno alcuna possibilità di avere certezze riguardo alla loro salute nell’interesse soprattutto della sicurezza e salute pubblica in quanto, proprio questi, potrebbero essere vettori inconsapevoli del virus verso la popolazione ancora sana, finanche i rispettivi famigliari. Ben consci delle difficoltà e del grande sforzo profuso finora dalla Regione in questo contesto emergenziale, le organizzazioni sindacali chiedono, sollecitando il vertice della regione Emilia-Romagna, di avviare una verifica sierologica su tutti gli operatori di polizia nel territorio regionale in tempi brevissimi tramite tampone o test sierologico anche, se fosse necessario, utilizzando centri privati con le indicazioni ritenute più consone, proprio al fine di mantenere efficiente ed efficace lo strumento istituzionale della sicurezza in Emilia-Romagna”.

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