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Tra Eusebio e la Ternana. Addio zio Roberto, capo della redazione sportiva di Radio Shock

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L’amore per le piccole cose: la grande eredità lasciata da Roberto Ghisoni 

“Ciao Mica, come stai?! Te la sentiresti di farmi un piacere?” Quanto mancherà, Roby, il tuo saluto pieno di cortese allegria, sempre preoccupato di non disturbare troppo. Privandoci di un orizzonte certo a cui guardare, in queste strazianti settimane se ne sono andati moltissimi di quelli che hanno visto le macerie della Seconda guerra mondiale, ricostruendo poi questa nostra bella, tormentata nazione. Stavolta a lasciarci sei tu, caro zio, che prima di questo virus micidiale, hai sempre lottato con altri subdoli nemici, ogni volta che un pensiero insistente ti bussava alla mente; troppo prepotente per permetterti di stare bene.

Eppure tutti ricordano il suo sorriso sincero e contagioso: “Sono contento di quello che ho – diceva sempre -, nonostante la mia malattia. Ho i miei affetti, la passione per il calcio, tante belle emozioni vissute, perchè non dovrei essere grato per tutto?” Eh sì, questo era lui. Per lui il calcio era tutto, e sapeva tutto, con la sua memoria di ferro, anche sullo sport del passato. Perfino io, profondamente ignorante in materia, grazie a lui mi sono documentata. Prima il grande Eusebio del Portogallo, poi la squadra della Ternana, sono stati due suoi grandi idoli. Quante foto cercate insieme al computer e canzoni ascoltate…

Giovane militante in Terza Catergoria, poi “capo della redazione sportiva”di Radio Shock (emittente di pazienti psichiatrici ideata anni fa da un grande dottore, Emanuele Guagnini), con l’emittente è stato anche ospite di Daria Bignardi alle “Invasioni barbariche” (VIDEO SOTTO): c’erano con lui altri “colleghi”, ma intervenire sul calcio è stato compito principalmente suo; per quel modo sempre pertinente e adamantino di discorrere che lo distingueva. Il calcio come vocazione mai spenta, tanto che a due calci di pallone con amici o parenti non ha mai rinunciato, fino agli ultimi giorni. Ricordo poi quando si usciva la domenica a mangiare la pizza insieme, in famiglia: era bello sentire Roberto ridere di gusto con mio padre, sulla scia di un ricordo infantile condiviso; piacevole sentirlo assaporare quell’incontro famigliare e quel pasto diverso dal solito con profonda soddisfazione, lui che aveva ben poche occasioni di svago; prezioso vederlo consolare la madre anziana, con una sensibilità che prima e più degli altri intuiva il suo sconforto.

Tu forse più di tutti ci hai insegnato quello che ognuno di noi sta ora apprendendo a caro prezzo in questa tragica pandemia: a cosa serve l’illusione di poter possedere e controllare tutto – quel tutto che in un soffio può esserci portato via – se non sappiamo apprezzare i legami umani più profondi o la bellezza dei piccoli gesti? Una grande lezione, troppo spesso dimenticata dietro lo schermo di un computer o nel chiasso disordinato di un giorno di shopping; ma che tu, con il tuo animo puro, ci ricorderai ogni giorno.

Micaela Ghisoni

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