Venturi “Basta a opinioni da bar sull’emergenza. Il Governo parli con una sola voce”

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“Basta opinioni in libertà. In una fase così dura come quella che stiamo affrontando, specialmente in queste Regioni, in Emilia Romagna così come in Lombardia, Veneto, Piemonte, sentire da esponenti anche di rilievo opinioni su quando finirà l’emergenza non è bello”.

Il commissario ad acta dell’emergenza in Emilia Romagna, Sergio Venturi (fresco di rinnovo della carica), attacca duramente il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, dopo l’uscita sul primo maggio (poi smentita) da trascorrere ancor in casa, così come le confusioni generate dal Governo su alcuni provvedimenti, come quello delle passeggiate con i bambini. “Io penso che sia molto più positivo davanti a una domanda di cui non conosciamo la risposta, non rispondere. Non posso accettare che venga detto che il primo di maggio saremo ancora chiusi in casa. Chiunque lo dica oggi, dice una cosa di cui non è sicuro”.

“Come cittadino mi sentirei mortificato se qualcuno mi dicesse che il primo maggio sarò ancora chiuso in casa e andrò a fare la spesa una volta ogni quindici giorni. Magari è vero, ma è un’opinione. Se i bar fossero aperti sarebbe legittimo esprimerla in quel contesto, così come le previsioni sullo scudetto. Ma se viene da un esponente del Governo la gente l’ascolta, perché c’è stima nei confronti delle istituzioni. Allora, per conservarla, occorre esercitarla nel modo dovuto. Smettetela di raccontarci che il primo maggio saremo ancora chiusi in casa e che il 18 di maggio forse finirà, perché non abbiamo bisogno di preoccuparci di più di quanto ancora non siamo, soprattutto perché non avete alcun argomento da spendere per fare ancora paura alle persone”.

“Questo lo dico perché ogni giorno assistiamo a un expoloit, a interviste in tv o alla radio in cui si dice usciamo tutti con i bambini, però il primo maggio saremo ancora chiusi in casa…Diamoci una linea e confrontiamoci con le Regioni perché non è possibile dover parare tutti i giorni delle uscite che non hanno ne’ capo ne’ coda. Lo dico perché in una situazione difficile come quella che stiamo affrontando, nelle Regioni già così devastate dall’epidemia, dover far fronte anche al fuoco amico non mi pare la modalità corretta di comportarsi. Parlate con una sola voce e raccontiamo le cose che siamo in grado di raccontare, non esprimiamo le opinioni da bar”.

“Il Paese sta insieme se si riconoscono delle diversità regionali: non so se ci rende conto che la Lombardia, ad esempio, è in una situazione diversa per quanto riguarda l’evoluzione dell’epidemia rispetto alle regioni del Sud. Perché non mettete a lavorare qualche saggio e prima di esprimere delle opinioni in libertà diteci cosa avete in mente, sulla base delle evidenze scientifiche e sulla base della volontà che ha la politica: quella della regione Emilia Romagna è, facendo anche delle diversità al suo interno, di far sì che il suo tessuto produttivo possa ripartire. Stiamo già lavorando con grandi imprese per fare in modo di stabilire quali garanzie di sicurezza ci siano per poter riaprire”.

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