Addio a Gigi Simoni, allenatore e gentiluomo. Per pochi mesi sulla panchina biancorossa

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Se n’è andato Gigi Simoni, allenatore e gentiluomo, legato per un breve periodo anche alle sorti del calcio biancorosso.

L’allenatore di Crevalcore (classe ’39) nell’estate del ’99 diventò allenatore del Piacenza, firmando un contratto annuale con opzione per il secondo anno. Ma venne esonerato all’inizio dell’anno successivo dopo aver totalizzato 11 punti in 16 partite e con la squadra al penultimo posto della serie A.

Simoni – che era stato colpito da un ictus nel giugno scorso – naturalmente viene ricordato per ben altre imprese sportive e per quella stagione sulla panchina dell’Inter di Ronaldo, quando i nerazzurri giunsero al secondo posto (era il 1998) dopo il duello con la Juventus e tante polemiche. Con i nerazzurri conquistò la Coppa Uefa battendo in finale la Lazio e venne premiato con la Panchina d’Oro quale miglior allenatore della stagione. 

Lunga la sua carriera sia sui campi da gioco che in panchina, con tante squadre nel suo curriculum da allenatore. Con un denominatore comune che lo ha sempre contraddistinto, il garbo e l’eleganza.

QUEL FEELING MAI NATO CON PIACENZA – Il ricordo di Luigi CariniConfessiamo un certo imbarazzo nel ricordare Gigi Simoni, persona di notevoli qualità umane, si direbbe un autentico signore, un signore come nel calcio è raro trovarsi. Del tecnico, invece, non abbiamo altrettanta considerazione, almeno a giudicare di quanto mostrato a Piacenza dove era giunto nell’estate del ’99. 
Quando lo conoscemmo allenava la Cremonese e, di ritorno dall’Inghilterra, dove con la squadra lombarda aveva vinto il torneo anglo-italiano, si rese disponibile per un’intervista notturna oltre la mezzanotte. 
Ci incontrammo, la prima volta, casualmente, alla Banca di Piacenza qualche giorno prima della partenza per il ritiro a Baselga di Pinè. Anche in quella occasione fu estremamente gentile e disponibile.

A differenza dei suoi colleghi non era alieno a pronunciare giudizi ed esprimere opinioni su tutto il mondo del calcio. Non aveva remore, ad esempio, a rivelare l’amarezza che gli aveva procurato l’esonero dell’Inter (al suo posto venne chiamato Lucescu) dopo aver conteso lo scudetto alla Juventus con il famoso rigore-non rigore su Ronaldo a Torino. La ferita era ancora aperta e che fosse tale fu evidente nel ritiro di Baselga dove, nei momenti di pausa, specie di sera, Simoni riceveva giornalisti, tifosi e rappresentanti di club interisti. L’argomento era sempre uno solo: l’Inter. La qual cosa dava un po’ fastidio, in quanto si sarebbe preferito che si parlasse più del Piacenza che dell’Inter, tanto più che veniva a sostituire un allenatore, Materazzi, che era entrato nel cuore della tifoseria biancorossa per la spettacolarità del suo gioco, mentre il nuovo trainer arrivava col peccato originale d’aver allenato l’”odiata” Cremonese.


Seguivamo con attenzione i suoi allenamenti; in molti casi, come la partitella a 4 porte, davvero originali. Sulla sua competenza non si poteva discutere, Simoni aveva il record (credo 7) di promozioni dalla B alla A, quello che invece suscitava perplessità era un apparente distacco dalla squadra e dall’ambiente. In parte lo si poteva giustificare da alcune vicende famigliari (separazione dalla moglie e, soprattutto, la perdita di un figlio morto in un incidente automobilistico) che l’avevano colpito proprio nei primi mesi in biancorosso.
 A sua disposizione aveva un’ottima rosa coi vari Roma (in porta), Delli Carri, Lucarelli, Polonia, Sacchetti, Vierchowood, Mazzola, Rizzitelli, Lamacchi, Cristallini, Rastelli, Piovani, Morrone e Stroppa.
 Nella prima partita di campionato, giocata il 29 agosto del ’99 al Garilli, il Piacenza pareggiò 1-1 con la Roma di Capello, una squadra ricca di grandi individualità come Totti, Montella, Cafù, Aldair, Di Francesco, Candela e altri nazionali.

In quella occasione il Piacenza giocò davvero bene: subìto uno “strano” rigore dal solito arbitro Collina, nelle fasi iniziali, riuscì a pareggiare grazie ad una prodezza di Stroppa protagonista di una partita giocata su livelli eccezionali, di gran lunga il migliore in campo. La partita successiva vedeva il Piacenza impegnato nella trasferta di Udine, affrontata con un certo ottimismo che sfumò appena venimmo a conoscenza della formazione: fuori Stroppa (!) e Piovani con uno schieramento chiaramente rinunciatario. Beccammo tre pere. La sera dopo in una trasmissione televisiva locale criticammo le scelte dell’allenatore, che rispose lamentandosi in società. Da allora qualcosa si ruppe ulteriormente tra tecnico e tifoseria e Simoni, dopo una serie di 4 sconfitte ed un pareggio, venne esonerato prima della conclusione del girone d’andata. Al suo posto sedette sulla panchina prima Braghin e poi Bernazzani che non riuscirono ad evitare l’amara retrocessione.


Tra Gigi Simoni e la Piacenza calcistica non ci fu mai un feeling. Probabilmente il passato grigiorosso aveva portato diversi e pesanti pregiudizi ma, crediamo, i motivi fossero altri individuabili dal fatto che Simoni non si calò mai interamente nei panni della guida tecnica biancorossa. I suoi atteggiamenti erano sempre cortesi, ma distaccati; anche coi giocatori non aveva istaurato un soddisfacente rapporto di collaborazione.
 E ciò ci spiace veramente perché, prima che venisse a Piacenza, avevamo conosciuto un altro uomo ed un altro tecnico.


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