“Anche per noi questa è una ripresa, un cammino nuovo perché fatto con occhi nuovi”

“Per la Chiesa tutta, e nella Chiesa per noi presbiteri, non si tratta di una semplice ripresa, pur necessaria, ma di un cammino che, sulle strade della vita, diventa nuovo perché fatto con altri occhi, con altre attese, con altra disposizione di spirito”.

Lo ha detto il vescovo di Piacenza, Gianni Ambrosio, durante la celebrazione della messa del Crisma, tenutasi solo oggi in Duomo, dopo le limitazioni imposte dall’epidemia di coronavirus. Un’esperienza dice il vescovo “di distanziamento, di precarietà della vita, anche di impotenza dell’uomo così progredito nella scienza” che ha sicuramente “sollevato molti interrogativi in ciascuno di noi e sui nostri cammini in ogni ambito della vita. L’emergenza non è stata solo drammatica dal punto di vita sanitario, ma anche da altri punti di vista, tutti ugualmente importanti, anche se ha prevalso l’aspetto sanitario”.

“Non so se abbiamo saputo venire incontro alla sete – nostra e dei nostri fratelli – della nostra anima, al desiderio di spiritualità, di relazioni più vere, di comunione più autentica. Non so se il nostro linguaggio intra-ecclesiale e troppo clericale è stato all’altezza della situazione. Però abbiamo detto e fatto molte cose e dobbiamo essere grati per la disponibilità e per l’impegno di tutti, dai medici agli infermieri, dai volontari ai genitori nelle famiglie e a tutte le persone che si sono prodigate: quanta dedizione, quanti sacrifici, quanta generosità! Anche noi, preti e diaconi, non ci siamo tirati indietro, anzi, abbiamo ascoltato le sofferenze di tanti, abbiamo lavorato per venire incontro e dare una mano. Forse abbiamo seguito di più l’esempio di Marta che non quello di Maria, ma spero vivamente che tutti noi abbiamo potuto avvertire il desiderio di sederci ai piedi Gesù per ascoltarlo e nutrirci della sua parola.”

“Guardando avanti, mi sembra di poter dire con certezza che la cosiddetta ripresa non possa avvenire senza una fede vera, concreata, vitale, una fede senza compromessi che lascia da parte la corruzione della mondanità, come ha detto recentemente lo stesso papa Francesco”. “Per la Chiesa tutta, e nella Chiesa per noi presbiteri, non si tratta di una semplice ripresa, pur necessaria, – ha concluso – ma di un cammino che, sulle strade della vita, diventa nuovo perché fatto con altri occhi, con altre attese, con altra disposizione di spirito, riconoscendo che spesso, troppo spesso, siamo noi i discepoli “sciocchi e tardi di cuore” (Lc 24,25-26), con attese sbagliate, con il cuore chiuso nell’incredulità”.

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