Barbieri “Pazienti in attesa da mesi per poter essere operati, non possono più aspettare”

“Continuiamo a parlare di emergenza, ma non dimentichiamoci del fattore più importante adesso: la necessità delle persone di essere operate. Mi arrivano sollecitazioni in questo senso da tutte le vallate, non solo da Piacenza”.

E’ la posizione – molto apprezzata da diversi sindaci – espressa durante la conferenza sociosanitaria dal presidente della Provincia e – sindaco del capoluogo – Patrizia Barbieri. “Queste persone stanno attendendo da due mesi, parlo di pazienti oncologici o con patologie cardiache, di poter essere operate. Tutti i nostri ospedali sono stati – e continuano ad essere – Covid. Tanto è che la mia preoccupazione, sul Pronto Soccorso unico a Piacenza nasceva proprio dal timore che questa soluzione non fosse in grado di garantire la sicurezza necessaria. Mi ero spinta tanto in là, da chiedere al direttore Baldino se non fosse possibile trovare un ospedale tutto libero – faccio l’esempio di Fiorenzuola o di Castelsangiovanni – che potesse avere lì tutte le attività chirurgiche ecc… Con il sindaco Romeo Gandolfi ci siamo confrontati e abbiamo concordato che, ad esempio, loro (a Fiorenzuola, ndr) non hanno la rianimazione. Bisogna essere attrezzati. L’azienda e anche i clinici hanno risposto che quell’idea da me proposta, nell’ignoranza da amministratore che non è un medico, non era percorribile perché metteva a repentaglio la salute dei cittadini e degli operatori”.

“Quindi non voglio che venga scambiata per una posizione ecumenica il fatto che io, al primo posto, metta la sicurezza e la sorveglianza sanitaria, perché non voglio solo che la gente non muoia di Covid, non voglio che la gente muoia. Punto. Una cosa è la gestione di questa fase ancora di emergenza sanitaria e una cosa è la riorganizzazione della rete ospedaliera, di questo possiamo iniziare a discuterne anche domani. Ma sono due argomenti distinti. Ora la cosa importante è il poter monitorare, grazie all’attivazione di un tavolo settimanale di confronto con Ausl, la tempistica di ripresa dell’attività ospedaliera di tutte le nostre strutture”. “Dobbiamo garantire risposte a pazienti che non possono più aspettare – conclude Barbieri -: malati oncologi, malati che hanno bisogno di certe terapie, e che adesso non potranno più essere seguiti 40 al giorno, ma 10, per riuscire a garantire il rispetto delle misure di sicurezza che devono essere adottate. Ora dobbiamo scavallare questa fase, tenuto conto il rischio di un nuovo picco di contagi, avendo ben chiaro cosa fare in questa eventualità, perché non possiamo chiudere di nuovo tutte le nostre attività”.

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