“Bene i test sierologici di massa, ora programma di monitoraggio delle strutture più a rischio”

«Bene i test sierologici di massa ma ora è necessario un piano preciso di sicurezza sanitaria per il monitoraggio delle condizioni di salute e per il contenimento di eventuali nuovi contagi da covid-19 a partire dalle strutture più a rischio».

E per strutture più a rischio la consigliera regionale del Pd Katia Tarasconi intende in questa fase i centri per anziani, le Rsa, i centri diurni, le strutture per disabili, e in una fase successiva – ma ormai prossima – anche gli asili nido e i centri estivi per ragazzi. Insomma, tutti quei luoghi – soprattutto i primi elencati – nei quali il coronavirus ha fatto disastri «il cui ricordo, recentissimo, non può non essere considerato con tutta la scrupolosità possibile in modo che questa fase 2 tanto attesa resti tale».

L’Italia è ripartita, dunque, e Piacenza con essa ma – sottolinea Tarasconi – il territorio piacentino ha caratteristiche particolari che non vanno dimenticate: è la provincia con il più alto tasso di incidenza del virus (contagi e mortalità) non solo in regione ma in tutta Italia e, quindi, è uno dei territori più martoriati del mondo dall’epidemia. «Questa è un fase cruciale nella quale non sono ammissibili errori, sottovalutazioni, leggerezze» dice la consigliera regionale spiegando che il rischio di un ritorno del virus esiste, è concreto, ed è per questo motivo che «vanno individuate le priorità con una pianificazione precisa e comunicata alla cittadinanza puntualmente in modo che tutti siano consapevoli di quel che sta avvenendo giorno per giorno».

E’ un tema di rilevanza assoluta, secondo Katia Tarasconi: «Un tema da cui dipende il prossimo futuro di tutti noi visto che già in settimana sarà possibile riattivare le varie attività sociali e socio-sanitarie le cui strutture dedicate si sono rivelate non più tardi di qualche settimana fa drammaticamente cruciali nella diffusione del coronavirus». Strutture che ospitano soggetti a rischio e nelle quali lavorano operatori che con tali soggetti vivono quotidianamente, rientrando poi la sera nelle loro case, dai loro famigliari e avendo ora la possibilità di muoversi liberamente sul territorio. «E’ necessario un piano di sicurezza sanitaria che parta proprio da questi soggetti – conclude Tarasconi – con un monitoraggio costante a base di test e tamponi, e con una comunicazione puntuale a tutta la cittadinanza».

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