“Dal 15 giugno attivi i punti di primo intervento a Fiorenzuola e Castello”. Restano i dubbi dei sindaci

Fase 2 sanità piacentina, il riassetto al vaglio dei sindaci.

Si è conclusa dopo 3 e mezza di discussione, il 21 maggio, la conferenza socio sanitaria di Piacenza, presieduta da Lucia Fontana, per esprimersi in merito al riassetto – temporaneo – dei servizi Ausl, per fare fronte a questa fase di uscita dall’emergenza.

Conferenza socio sanitaria

Dopo una prima fase in cui è stata netta l’opposizione degli amministratori rispetto alla proposta avanzata dal direttore generale Luca Baldino, soprattutto in merito alla prospettata chiusura dei pronto soccorso di Fiorenzuola e Castelsangiovanni, grazie a un confronto con i sanitari si è arrivati a una nuova proposta. A Fiorenzuola e Castello resteranno attivi dei punti di pronto intervento. Ed è su questa soluzione – ed altri aspetti della riorganizzazione temporanea dei servizi – che i sindaci si sono lungamente espressi, facendo in alcuni casi emergere nuovi dubbi. Tra questi Lucia Fontana, primo cittadino e presidente della conferenza sociosanitaria di Piacenza, che ha chiuso infatti la lunga seduta con l’invito, fatto all’azienda, di tornare sui propri passi rispetto alla chiusura dei pronti soccorso, proponendo la predisposizione di una struttura – ad esempio l’ex clinica Belvedere – a presidio sanitario Covid. Sempre Fontana ha infine chiesto una nuova audizione dei sanitari, interpellando questa volta i medici di medicina generale. Disco verde, invece, per la proposta del sindaco e presidente della Provincia Patrizia Barbieri rispetto alla convocazione a cadenza settimanale di un ufficio di presidenza permanente, in confronto continuo con l’azienda.

LA PRESENTAZIONE – Dopo l’introduzione della presidente Fontana, che ha ripercorso il percorso svolto negli incontri dell’ufficio di presidenza della conferenza socio sanitaria, la parola è passata al direttore generale Ausl Luca Baldino, che ha fatto una panoramica degli effetti dell’epidemia nella provincia di Piacenza, mettendo in evidenza come il contagio abbia interessato principalmente le aree della provincia più a contatto con la Lombardia, con l’eccezione del distretto di Ponente, dove il numero dei positivi è stato inferiore – in proporzione – alla città di Piacenza. Al momento gli accessi per Covid a Piacenza sono 2 o 3 al giorno, contro i 134 registrati nei giorni del picco. I pazienti ricoverati in terapia intensiva al momento sono 22. “La curva del contagio non si è azzerata – fa presente Baldino – perché ogni giorno registriamo 4-5 positivi. Dall’elaborazione dei dati relativi alla mortalità è evidente come l’epicentro del contagio sia stato la provincia di Lodi, e di come Piacenza abbia fatto da “barriera” per Parma e altre province emiliano e romagnole”.

Mortalità

Al momento, a due settimane dalla graduale uscita dal lockdown Piacenza sta continuando a mostrare una tenuta positiva, rispetto all’espansione del contagio. “Questo non vuol dire – sottolinea Baldino – che possiamo abbassare la guardia. Ora l’attenzione deve essere massima negli ospedali e nelle Cra, dove bisogna lavorare in sicurezza”. Perché non si fanno tamponi a tutti i piacentini? “Al momento riusciamo a farne 1200 al giorno, impiegheremmo mesi per farli a tutti. E nel frattempo – dice il direttore, tornando su un tema molto dibattuto – la gente potrebbe continuare ad ammalarsi ugualmente”. Baldino è poi tornato sulla riorganizzazione dei servizi. “Quello che vale per i bar, i parrucchieri, i ristoranti vale per le nostre attività: non possiamo più permetterci di avere 200 persone nelle sale di attesa. Verranno aumentati i posti letti di terapia intensiva, senza andare più a toccare le sale operatorie, per fare fronte a nuove ondate: “Possiamo arrivare a 45 e anche 60 posti letto di terapia intensiva, senza andare più a bloccare gli interventi”. Questo richiede personale in più. “I circa 300 sanitari in più che abbiamo arruolato durante l’emergenza resteranno fino alla fine dell’anno e ho chiesto alla Regione di poterli “tenere” anche il prossimo anno”.

“Questo non è il piano di riorganizzazione della nostra sanità, è un tema che dovremo affrontare, ma fermo restando l’obiettivo di ritorno alla normalità, ora stiamo affrontando la fase 2. Bene la proposta del sindaco e presidente della Provincia Patrizia Barbieri della convocazione di un ufficio di presidenza permanente, con un confronto settimanale con noi. Il percorso che stiamo per intraprendere è graduale e va monitorato volta per volta. E’ un percorso che si snocciolerà settimana per settimana, in base all’evolversi dell’epidemia: al momento io ho ancora 200 pazienti, ricoverati per covid o con covid”. Per quanto riguarda il Pronto Soccorso, resterà operativo solo quello di Piacenza, unico in grado di mantenere l’accesso in sicurezza dei pazienti. La ripresa dell’attività diagnostica è già ripresa, l’obiettivo è di tenere tutti i pazienti covid nel reparto di Malattie Infettive, per il momento non è ancora così, ma sono ricoverati, in reparti intermedi. Per quanto riguarda Castelsangiovanni, la ripresa dei reparti medici è prevista dal 16 giugno, mentre a Fiorenzuola è già iniziata da lunedì 18 maggio. A Castello, l’obiettivo è di “liberare” l’ospedale il prima possibile da pazienti covid. “Ma questo dipende – ribadisce Baldino – dall’evolversi dell’epidemia”.

Primo intervento

Il direttore generale infine torna sulla questione della gestione dell’emergenza-urgenza: resterà l’unico pronto soccorso di Piacenza, entro il 15 giugno saranno attivati i due punti di primo intervento a Fiorenzuola e Castelsangiovanni, che si affiancano a quello di Bobbio, già operativo dal 9 aprile. Una decisione temporanea, sottolinea ancora Baldino, fino al 15 settembre quando, epidemia permettendo, verranno riattivati i pronto soccorso anche negli ospedali periferici.

IL DIBATTITO – “L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza l’inadeguatezza del piano di riordino dei servizi Ausl, approvato nel 2017 – osserva la presidente Lucia Fontana -, con l’accentramento delle attività nell’ospedale di Piacenza. Gli ospedali periferici, massacrati da provvedimenti legislativi che ne hanno minato la professionalità e le competenze, hanno invece dimostrato la loro importanza. Il mio non è un discorso campanilistico, io tutelo i cittadini”.

“Siamo davanti a una proroga dell’emergenza, con la necessità di riprendere servizi sanitari fermi da mesi – dice Patrizia Barbieri -, ma ancora con un numero elevato di pazienti affetti da Covid ricoverati nelle nostre strutture. La necessità di tornare alla normalità deve essere sottesa alla consapevolezza che dobbiamo continuare a prestare la mattina attenzione, garantendo sicurezza ai pazienti e operativi. Ma quello che è importante è la capacità di gestire una nuova ripresa epidemica, e non farci trovare impreparati. Per noi è prioritario avere una risposta territoriale a 360°, tutte le strutture sanitarie di Piacenza hanno fatto la loro parte per contenere una situazione senza precedenti. Grazie al direttore di aver accettato la mia proposta di aggiornarci settimanalmente. Mi interessa che tutti gli ospedali tornino poi alla loro attività, adesso dobbiamo concentrarci sul fatto che il sistema Piacenza ha tenuto grazie agli operatori che sono riusciti a mantenere altissimo il livello. In questa fase di proroga dell’emergenza non dobbiamo dimenticare l’aiuto arrivato dai medici di base e dalla medicina territoriale, e che dobbiamo mantenere nell’ottica di tenere alta la guardia. Purtroppo l’esperienza, adesso, l’abbiamo maturata sul campo, ora noi come territorio abbiamo l’esigenza che venga tenuta sotto controllo la situazione. Vogliamo rassicurazione sul ripristino dei Pronto Soccorso di Fiorenzuola e Castelsangiovanni, così come le case delle salute devono davvero svolgere il loro ruolo sul territorio”.

“Bene le giuste precisazioni – le parole di Romeo Gandolfi, sindaco del capoluogo della Valdarda -, però la chiusura del Pronto Soccorso di Fiorenzuola era motivata dalla fase acuta dell’emergenza, che già comunque aveva un basso accesso da altre patologie. Ma adesso abbiamo riaperto le attività produttive, anche se apprezziamo il fatto che sia stato specificato che la chiusura è solo temporanea, a differenza di quanto hanno lasciato intendere alcune speculazioni politiche. Chiedo poi che ritorni, nel nostro ospedale, l’anestesista rianimatore. Va spiegato poi perché l’attività chirurgica resti in una clinica privata, anziché privilegiare un ospedale pubblico come quello di Castelsangiovanni. Quali sono poi i tempi di riapertura dei reparti? Parma è già partita”.

“Va migliorata la comunicazione, sappiamo quanto sia importante in questi tempi. Per Castelsangiovanni e Fiorenzuola non è una morte annunciata, ma un provvedimento temporaneo dettato dall’emergenza. Bene l’introduzione dei punti di primo intervento – commenta Raffaele Veneziani, sindaco di Rottofreno -, ma occorre puntare sull’appropriatezza degli accessi. Dobbiamo puntare su questo tipo di comunicazione per i cittadini, spiegare quali sono i luoghi deputati per ricevere le cure più appropriate. Io sono a favore delle case della salute, non erano il luogo di risposta al Covid, ma lo possono diventare in questa fase. Il presidente Bonaccini si è sbilanciato nel dire che la sanità è uno dei punti prioritari di investimento, possiamo approfittarne per far fare il salto di qualità alla nostra provincia”.

Per Patrizia Calza, sindaco di Gragnano, “questo è un piano di riapertura dell’attività ordinaria della sanità da parte dell’Ausl, che ha raccolto le sollecitazioni arrivate dai sindaci. In effetti il periodo dell’emergenza non si è ancora concluso, come ci hanno ricordato i medici, quindi occorre attenzione e prudenza. E’ un piano che ha un orizzonte temporale limitato, di settimane, con un monitoraggio costante dell’epidemia e che consentirà di apportare dei miglioramenti e non ha nulla a che vedere con la riorganizzazione della rete ospedaliera, che non mirava in realtà – e mi riferisco al piano del 2017 – a una centralizzazione su Piacenza, ma invece a garantire a ciascun presidio una specializzazione. Il fatto che gli ospedali periferici fossero già operativi, quindi, ha consentito la loro immediata messa a disposizione per fronteggiare l’emergenza. Mi auguro che questa risposta ci trovi tutti per lo più d’accordo, perché così riusciremmo a dare una risposta positiva alla cittadinanza”.

“Quello che dobbiamo tenere come barra, nella gestione di questa fase, è quanto ci è stato detto dai medici nei giorni scorsi – afferma Roberto Pasquali, sindaco di Bobbio -, l’Asl ha fatto delle aperture rispetto al piano originario e la proposta di oggi va nella giusta direzione. Però noi siamo in montagna e abbiamo necessità di avere a disposizione di un medico per l’emergenza h24. Su quanto sta accadendo oggi è necessario che la popolazione si faccia un esame di coscienza: troppa gente nei bar. I giovani forse devono essere più sensibilizzati, sono molto preoccupato: se parte un focolaio tra i ragazzi non lo fermiamo più. I giovani non stanno capendo cosa abbiamo attraversato, la ripartenza del virus sarebbe un colpo mortale per la nostra economia e per la nostra comunità”. Gimmi Distante, primo cittadino di Monticelli, chiede che la “medicina territoriale venga potenziata il prima possibile. Ora non siamo più impreparati davanti all’emergenza, dobbiamo dare le risposte giuste. Non aspettiamo settembre/ottobre per parlare di riorganizzazione dei servizi, sempre che una seconda ondata del virus non arrivi prima”.

Prende di nuovo la parola Lucia Fontana, presidente della conferenza sociosanitaria, critica invece nei confronti del piano proposto da Ausl che propone “aperture approssimative rispetto a quelle che non sono richieste partigiane (quelle per Castelsangiovanni e Fiorenzuola, ndr) ma che hanno effetti su tutto il territorio. Io ribadisco la mia delusione e scoramento. Per me sono risposte inadeguate e generiche”. Prima criticità, spiega Fontana, è l’accentramento dei servizi a Piacenza, con il mantenimento del solo pronto soccorso del capoluogo, con le motivazioni spiegate dal direttore Andrea Magnacavallo. “Ringraziamo i sanitari per quanto fatto fino ad adesso, ma bisogna tenere presente anche la sensibilità della popolazione oltre alle difficoltà di accentrare in un unico punto degli accessi relativi all’emergenza. La soluzione proposta, il punto di primo intervento, è un palliativo, con obiezioni che mi sono arrivate anche da altri sanitari. Come si è riuscito in poco tempo a stravolgere un ospedale, destinandolo in toto a Covid, così si può riaprire il pronto soccorso. Lo dicono anche le strutture sanitarie dei territori confinanti, dove è stata vissuta la nostra stessa esperienza, si è tornati alla riapertura dei pronto soccorso”.

“Le proposte di Ausl mancano di una parte fondamentale: non c’è l’individuazione di una struttura – ad esempio l’ex clinica Belvedere – che si occupi dei pazienti Covid nel caso di una recrudescenza del virus, non all’interno dei nostri ospedali. Diversamente continuiamo a fare dell’ipocrisia. non è un ragionamento partigiano, il mio timore è che andiamo a impoverire tutto il nostro territorio. Bene il progetto per il nuovo ospedale, ma non sarà pronto in tempi brevi”.

“La mia preoccupazione sul Pronto Soccorso unico a Piacenza nasceva proprio dal timore di accentrare ancora di più il rischio – interviene il presidente della Provincia Patrizia Barbieri -, mi è stato spiegato che non è così e io non ho le competenze per poter contestare quello che un medico mi dice. Io non voglio non solo che la gente muoia di Covid, ma che non muoia punto. Ricevo sollecitazioni continue da parte di persone che da mesi sono in attesa di essere operate, parlo di pazienti oncologici o con patologie cardiache. Io credo che la garanzia di poter presidiare questa fase arrivi  dalla disponibilità di attivare un tavolo settimanale, per tenerci sempre aggiornati. Però i discorsi devono restare distinti: da un lato la gestione dell’emergenza, in cui ancora siamo, e dall’altro la riorganizzazione dei servizi, che devono procedere parallelamente”.

“A Piacenza è stato fatto un grande lavoro nel gestire l’emergenza Covid – Filippo Zangrandi, sindaco di Calendasco -, non possiamo paragonare quanto abbiamo deciso nel 2017 con quello che abbiamo vissuto oggi, non ha senso riaprire questo dibattito. Ora dobbiamo tenere i punti di forza che abbiamo messo in evidenza e potenziare quello che deve essere rinforzato”. “E’ vero quello che dice Patrizia (Barbieri, ndr) occorre far ripartire la macchina ospedaliera – Gianluca Argellati, sindaco di Vigolzone -, con le cautele dovute dal fatto di essere ancora nel pieno dell’epidemia. Abbiamo retto perché siamo riusciti a buttare il cuore oltre l’ostacolo, ma voglio però sapere dal direttore Baldino se i sindaci possano tornare ad essere o meno i depositari della sanità pubblica. Ancora adesso non abbiamo dati aggiornati sull’evoluzione dell’epidemia sul nostro territorio”. “Il sistema ha retto a Piacenza perché abbiamo chiuso subito tutto, ma non possiamo permetterci di fare la stessa cosa un’altra volta – interviene Davide Zucchi, sindaco di Alseno -. Dobbiamo dare una risposta ai cittadini che devono essere operati. In questa epidemia abbiamo perso un collega, il sindaco Malchiodi, che ha credo ricevuto la stessa assistenza di tanti cittadini, cosa che deve far riflettere chi parla male della politica”.

“Non possiamo più aspettare per la riapertura, sono d’accordo con il secondo intervento di Patrizia Barbieri. I medici ci hanno detto di avere fiducia in loro – commenta Manola Gruppi, sindaco di Pontenure -. Faccio presente che il piano del 2017 prevedeva non la centralizzazione su Piacenza, ma la specializzazione degli ospedali periferici. se così non fosse stato, in base a disposizioni di legge, sarebbero stati chiusi, lasciandoci sguarniti”. “Capisco che bisogna agire il più velocemente possibile, perché dobbiamo dare risposte ai cittadini, ma allo stesso tempo ho le stesse perplessità rispetto al futuro – Roberta Battaglia, sindaco di Caorso -. Condivido poi anche le osservazioni del sindaco Argellati, sulla necessità di avere liste aggiornate e precise rispetto ai malati nei nostri Comuni. Per quanto riguarda i medici di famiglia, nei giorni in cui scarseggiavano i presidi di protezione individuale, faccio presente che non è stata una situazione piacevole: ho tanti amici che sono morti, ed erano in perfetta salute. Io chiedo che vengano “scovati” i medici che non hanno fatto le visite, a differenza di altri professionisti invece che hanno fatto il loro lavoro”. “Condivido la posizione espressa da Patrizia Barbieri – Claudia Ferrari, sindaco di Sarmato -: i temi sul tavolo sono due e non vanno mescolati, un conto è la gestione attuale dell’emergenza, con un piano che ha una durata breve, e la riorganizzazione della rete ospedaliera. Proseguono parallelamente, non vanno confusi”.

Luca Baldino conclude l’incontro con la replica finale. “Il tema più critico riguarda le terapie intensive – dice – Abbiamo avviato i lavori per recuperare gli spazi disponibili all’interno dell’ospedale, per non sacrificare più le sale operatorie, ma non si concluderanno a breve. Se l’epidemia torna prima, possiamo contare sulla rete ospedaliera della Regione”. In merito alla questione dei medici che si sono sottratti ai loro obblighi professionali durante l’emergenza, il direttore Baldino riferisce che si tratta di pochi casi rispetto ai 3600 dottori piacentini. In un caso specifico sono già stati presi provvedimenti disciplinari. Rispetto a una struttura che possa ospitare i pazienti nel caso di una recrudescenza dell’epidemia, secondo il direttore generale è più opportuno invece tenere monitorata la situazione sul territorio.

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