I 5 incredibili anni di Franzini “Nessuna squadra con budget inferiore è arrivata davanti al Piace”

Le strade di Arnaldo Franzini e quella del Piacenza calcio, dopo 5 anni di un fortunato percorso, si dividono.

Non è una news, perché la decisione, anche se giustamente taciuta da entrambi le parti, era già stata presa molto tempo fa, probabilmente nell’autunno scorso, quando uno sparuto gruppo di tifosi aveva contestato l’allenatore con modi decisamente oltre il lecito creando un serio imbarazzo alla società, che aveva risposto prima con le dimissioni (poi rientrate) dei presidenti Marco e Stefano Gatti e quindi con la conferma dello stesso allenatore. Si trattava di un tacito compromesso, in quanto Franzini godeva di un contratto biennale da rispettare e la società non aveva sufficienti motivi per giustificare un esonero di un tecnico forte di prestigiosi risultati la cui sostituzione avrebbe comportato un sacrificio piuttosto pesante in un bilancio che già presentava difficoltà. Oltre tutto la squadra faceva risultati altalenanti, ma sempre in linea con i programmi iniziali, quindi nulla si poteva imputare all’allenatore se non l’opinabile accusa della modesta qualità di gioco espresso dalla squadra.

La scelta societaria del cambio della panchina può essere interpretata in modi diversi al di là delle future dichiarazioni ufficiali. Rifiutiamo il sospetto, come da più parti si mormora, che la scelta sia stata suggerita da umori di (certa) piazza (sarebbe un’autentica e catastrofica resa societaria). L’ipotesi più probabile sarebbe la conclusione di un ciclo con l’inizio di un altro. Considerati i movimenti già avvenuti, ovvero la partenza del direttore tecnico Matteassi e di giocatori tecnicamente importanti, quali Sestu, Pergreffi, Milesi, Cattaneo, Della Latta – e qualcun altro potrebbe aggiungersi nei prossimi giorni – il cambio di panchina potrebbe giustificarsi, tanto più che, secondo assiomi calcistici, un allenatore, per il bene della società, non dovrebbe restare più di 3 anni sulla stessa panchina.

Franzini è rimasto 5 anni come responsabile tecnico. Proveniva da eccezionali campionati con il Pro Piacenza ed arrivava al Piacenza che, a sua volta, aveva cambiato 4 allenatori in due anni senza ottenere soddisfacenti risultati. Quello che ha fatto Arnaldo Franzini alla guida del Piacenza ha del portentoso. Il campionato trionfale e storico nella serie Dilettanti, la prima salvezza con relativi play off in serie C, cammino fermato solo dal predestinato Parma, l’aver sfiorato una clamorosa promozione in serie B che avrebbe certamente meritata e sfumata per episodi arbitrali molto, molto sospetti, sono state, calcisticamente parlando, imprese eccezionali. Considerando che le rose di cui disponeva erano composte da giocatori di categoria o da giovani in cerca di valorizzazione, mai, comunque, provenienti, come titolari, da serie superiori. Inoltre nessuna squadra con budget di spesa inferiore, in questi anni, è arrivata davanti al Piacenza.

In una fase di profondi cambiamenti tecnici (e probabilmente anche societari) l’alternanza in panchina è ampiamente giustificabile. Non tanto dal lato economico (difficilmente il futuro allenatore costerà meno di Franzini), ma per infondere l’entusiasmo di una ripartenza che si preannuncia con difficoltà non indifferenti. Agli attuali o futuri dirigenti la gestione dell’allenatore ci auguriamo abbia insegnato comportamenti più adeguati, perché non sempre Franzini è stato messo in condizione di lavorare nelle dovute condizioni. In fondo anche i dirigenti biancorossi sono giovani ed alle prime esperienze; conseguentemente certi errori sono ampiamenti giustificabili.

Ad oggi non si conosce ancora il sostituto di Franzini. Non c’è fretta, in fondo c’è davanti una lunga estate. Sappiamo, invece, che l’attende un lavoro quanto mai difficile in un ambiente non facile. Sarà compito arduo per lui ripetere i risultati di Arnaldo Franzini coniugandoli con il bel gioco (di cui non conosciamo il significato). Non abbiamo notizie che i miracoli, nel calcio, si siano ripetuti. Nel Piacenza potrebbe succedere. Più che un’ipotesi è una speranza.

Luigi Carini

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