Piacenza piange Ernesto Leone “Vero maestro di giornalismo”

Dopo una lunga malattia è mancato, a 91 anni, il giornalista piacentino Ernesto Leone.

Lo ricordano con molto affetto i colleghi che hanno avuto modo di averlo come vero e proprio maestro, agli esordi della loro professione. Leone ha lavorato a Libertà, dal 1954, fino a diventarne direttore, subentrando a Ernesto Prati, dal 1994 al 1996. La sua passione per il giornalismo è poi proseguita con La Voce Nuova di Piacenza, quotidiano che ha contribuito a creare, e con La Cronaca. Negli ultimi anni Leone – iscritto all’associazione dei Liberali Piacentini – si è sempre interessato alla vita culturale della città, seguendo i numerosi incontri promossi da Banca di Piacenza, anche in qualità di collaboratore del periodico dell’istituto di via Mazzini, Banca Flash.

Ernesto Leone

“Ho avuto modo di conoscere Ernesto a Libertà – racconta il giornalista Emanuele Galba -, lavorava con grande precisione. Si chiedeva sempre se i testi, e anche i titoli, sui quali era in grado di riflettere anche per mezz’ora, erano sufficientemente chiari per i lettori. La nostra collaborazione è poi proseguita a La Voce Nuova di Piacenza e La Cronaca, dove tanti giovani hanno avuto modo di vedere di che stoffa fosse fatto un giornalista, e di imparare da lui il mestiere. Insieme a Vito Neri era la memoria storica di Piacenza, un uomo lucidissimo e di grande cultura, che ha collaborato con Banca di Piacenza anche in occasione degli eventi dedicati al Pordenone. Negli anni il nostro rapporto è diventato poi più personale, era davvero una persona squisita: la sua scomparsa mi ha molto rattristato”.

Ernesto Leone

Anche Antonio Boschi, giornalista Rai, dedica su Facebook un bel ricordo di Leone – pubblicando la foto da noi ripresa in copertina. “Quel poco che di questo mestiere ho però imparato lo devo a lui – scrive Boschi sul suo profilo social -. Ernesto Leone era un piacentino al 100 per cento, non amava la ribalta e anche nelle occasioni ufficiali era dietro le quinte: il vero uomo di macchina della Libertà di quegli anni. Ma alla sera quando il giornale andava in stampa un sorriso abbozzato usciva da sotto i baffi”.

Ernesto Leone

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