“Piano sociosanitario da rivedere, un nuovo ospedale non è risposta più efficace e urgente”

“La chiusura dei pronto soccorso di Castel San Giovanni e Fiorenzuola, come la decisione di realizzare a Castel San Giovanni un centro Covid-19 provinciale, a nostro parere porteranno ad un peggioramento della risposta sanitaria nella nostra provincia”.

E’ quanto afferma l’Associazione Terme e Valtrebbia, che in vista della prossima seduta della conferenza sociosanitaria ha inviato una lettera aperta ai sindaci di Val Trebbia e Val Luretta: “Sull’onda dell’emergenza covid, dai limiti e dalle probolematiche sorte, nasce a nostro parere – spiegano – l’urgenza e la necessità di rivedere il  piano sociosanitario approvato a marzo 2017. Noi sosteniamo che altri approcci siano fattibili e possibili per rispondere all’emergenza senza compromettere ulteriormente una già fragile distribuzione territoriale della risposta sanitaria”. Di seguito la lettera integrale:

Egregi Sindaci,
in occasione della Conferenza sociosanitaria di giovedì 21 maggio, in cui con gli altri sindaci della provincia di Piacenza prenderete decisioni urgenti su chiusure dei Pronto Soccorso e trasformazione ospedale Castel San Giovanni in centro Covid-19, vi rivolgiamo queste richieste. La recente emergenza ha dimostrato l’urgenza e la necessità di una revisione del Piano sociosanitario votato nel marzo 2017 dalla conferenza sociosanitaria della provincia.

Come già sostenuto da molti (anche dall’associazione Terme e val Trebbia) un nuovo ospedale non è la risposta più efficace ed urgente. La risposta efficace ed urgente è mettere mano alle carenze di strumentazione, di medici/infermieri ed organizzare una migliore distribuzione territoriale della sanità. Le scelte che voi sindaci farete alla prossima conferenza sociosanitaria incideranno moltissimo sull’indirizzo e la qualità della sanità in questa provincia per i prossimi anni. Per questo Vi chiediamo di soppesare attentamente questi punti, a partire da alcune scelte che dovranno essere discusse giovedì 21.

1. la chiusura dei Pronto Soccorso di Castel San Giovanni e Fiorenzuola. Questa decisione priva le popolazioni di quei distretti di un servizio di prossimità fondamentale e carica sul solo capoluogo gran parte della risposta sanitaria ospedaliera.

2. la decisione di trasformare l’ospedale di Castel San Giovanni in centro Covid-19 per tutta la provincia. Non è in discussione la necessità di cure intensive e subintensive meglio organizzate e quantitativamente adeguate: ma ciò non deve essere fatto a discapito delle altre patologie ed urgenze, per le quali il mantenimento all’ospedale di Castel San Giovanni è determinante. Ci sono altre soluzioni possibili per ospitare un centro Covid-19, come ad esempio l’edificio del vecchio ospedale militare di Piacenza, già nella disponibilità del pubblico.

3. Os-Co di Bobbio, destinato a lungodegenze. Per la val Trebbia e l’alta val Tidone serve un ospedale a tutti gli effetti, in grado di rispondere a una popolazione di oltre 10mila abitanti, disseminata su un territorio vasto, non un cronicario.
Anche il presidente dell’Unione val Trebbia e Luretta ha recentemente chiesto una revisione della situazione Os-Co di Bobbio per riportarlo alla funzione di effettivo presidio sanitario. Non vi sembra siano motivazioni condivisibili ?

Un Piano sociosanitario adeguato chiede di tener ben presente la lezione dell’emergenza: la centralizzazione non è un buon modello in nessun campo. Nella sanità abbiamo sperimentato che tagli e centralizzazione hanno costi altissimi.
 Ci aspettiamo dalla conferenza del 21 scelte per una migliore organizzazione sanitaria pubblica: in termini di ripristino degli organici del personale sanitario, di Pronto Soccorso attivo ai due estremi della provincia in modo che il Pronto Soccorso di Piacenza non sia preso d’assalto e con un vero ospedale per la montagna.

Sta a voi imboccare questa strada. Le risorse ci sono, chiediamo di non immobilizzarle in un unico ospedale centrale, che non aumenta i posti letto e sarà pronto fra 10 anni. 
Sono richieste ragionevoli, attraverso questa lettera vi chiediamo di valutarle, dato che non ci è consentito partecipare in altro modo a decisioni che toccano da vicino la vita di tutti.

Con i migliori auguri di buon lavoro

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