Regolarizzazione migranti, Morelli (Mcl) “Serve un atto di civiltà, no a soluzioni pasticciate”

“Da una crisi deve uscire sempre qualcosa di buono: insieme a un rilancio economico concreto del paese, speriamo arrivi presto la regolarizzazione dei lavoratori stranieri. Serve un atto di civiltà verso quelle tante persone che vivono ai margini della società, privi di alloggi, di assistenza sanitaria e di qualsivoglia diritto sociale”.

Così Umberto Morelli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori Piacenza, sul tema della regolarizzazione dei migranti che lavorano in Italia. “C’è bisogno – dice – di un atto di umanità per contrastare nuove forme di schiavitù che calpestano la dignità della persona umana, aspettiamo e auspichiamo un atto di di giustizia verso quegli “invisibili” che mai come oggi abbiamo visto quanto siano importanti per la nostra economia. Senza braccianti immigrati gli agricoltori rischiano di non raccogliere i frutti della loro terra, senza colf e badanti straniere le famiglie restano più sole nel loro bisogno di cura ed assistenza agli anziani, mentre ad aumentare è solo il rischio di contagio del Covid- 19 per quelle persone immigrate che non hanno neanche la libertà di pensare alla loro salute”.

“La ragione del cuore – sottolinea Morelli -, i motivi di interesse, la paura che possa dilagare l’emergenza sanitaria, giustificano e rendono urgente la regolarizzazione dei lavoratori stranieri impegnati in tutti i settori dell’economia, ma sopratutto in agricoltura e nei lavoro domestico. A nostro avviso dobbiamo subito sgomberare il campo dai pregiudizi che per nulla si conciliano con la verità dei fatti e il bisogno di rendere la nostra società più giusta e più sicura. Ci aspettiamo una volta tanto una politica che non cerchi scorciatoie, adottando soluzioni pasticciate, ma abbia il coraggio di seguire il sentiero della responsabilità e del dovere. Servono permessi di lavoro temporanei che abbiano almeno la validità di sei mesi, rinnovabili, ma è necessario nel contempo avviare una profonda revisione del sistema di ingresso legale nel nostro Paese. Ormai è evidente (e serviva una pandemia per metterlo a nudo) che il fenomeno migratorio, adeguatamente regolato, non rappresentava una minaccia ma solo una risorsa per la società e l’economia italiana”.

“Semmai bisogna accompagnare questo percorso di emersione del lavoro nero con misure di welfare (casa, sanità, formazione…)che, partendo dalla gestione di questa emergenza, impegnino il terzo settore a generare benessere diffuso nelle comunità locali. Se per noi Cristiani è inderogabile lo sforzo di riconoscere il vero volto dei fratelli, per tutti, come sempre accade nella storia dell’emigrazione, è importante non dimenticare che mentre cerchiamo braccia, vengono a noi persone”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.