Sovraffollamento carceri, a Piacenza 79 detenuti “extra”. Lusi “Cinque positivi al covid”

Le rivolte, il sovraffollamento e l’emergenza Covid dentro le carceri. Sono i punti affrontati dal garante regionale dei detenuti Marcello Marighelli durante la commissione Parità e diritti, presieduta da Federico Amico.

Il sovraffollamento, il grande problema. “È un tema che da tempo abbiamo sollevato – ha spiegato il garante -, perché è una questione che impedisce di dare dignità a detenuti. C’è grande carenza di spazi per il pernottamento, ma anche per le attività lavorative e per quelle di rieducazione. C’è anche un ulteriore problema: nella nostra regione sono detenute molte persone che non hanno un legame con la regione, quindi diventa difficile il reinserimento sociale”. Per quanto riguarda i numeri, “prima dell’emergenza si registravano quasi 4 mila detenuti rispetto a una capienza regolamentare inferiore a 3 mila posti, poi gradualmente questa presenza si è ridotta soprattutto a causa della necessità di provvedere a importanti trasferimenti (in totale 457) a causa dei disordini e delle rivolte provocate nelle carceri di Modena, Bologna e Reggio Emilia. Ma se anche le persone detenute sono diminuite, i problemi ancora ci sono: ci sono 177 persone in più nel carcere di Bologna, 105 a Ferrara, 99 a Reggio Emilia e 79 a Piacenza“.

Un’altra criticità è rappresentata dalla detenzione delle donne. “A Modena si registrava la presenza di 41 donne, poi la struttura è stata completamente evacuata, le donne sono state trasferite principalmente a Trento. Attualmente la situazione di Forlì è tornata alla normalità con 13 presenze, ma ce ne sono state anche 25, a Bologna adesso ci sono 68 donne ma ce sono state anche 80. Per prima cosa- ha spiegato Marighelli- abbiamo cercato di verificare che non fossero presenti nelle carceri donne con bambini in questa fase emergenziale, perché la presenza di bambini nelle carceri è un problema serio nella nostra regione, colgo l’occasione per segnalare nuovamente questo problema. Nel 2019, nella nostra regione, sono stati 15 i neonati presenti, rimasti diversi giorni nelle nostre carceri nonostante non siamo dotati dell’istituto a custodia attenuata per madri detenute, di casa famiglia protetta o della sezione penitenziaria nido”.

“Dopo le rivolte nelle carceri, l’11 marzo – ha rimarcato il garante – ho visitato la casa circondariale di Modena. La rivolta era appena terminata e ho trovato una situazione incredibile, gli edifici erano danneggiati dal fuoco, gli arredi e gli impianti elettrici erano distrutti, sia nel nuovo che nel vecchio padiglione. Rispetto alla crisi degli spazi, è stato importante il provvedimento del governo dentro il Cura italia, che non ha consentito di fare uscire i colpevoli di gravi reati, ma è intervenuto sulla legge già esistente, che permette di far scontare nel proprio domicilio gli ultimi 18 mesi della pena, purché non siano condanne per gravi reati”. Per quanto riguarda la tecnologia ormai ‘entrata’ dentro il carcere, quella non uscirà più. “I colloqui via skype tra detenuti e familiari proseguiranno, addio ai telefoni a gettoni”.

Entrando nel tema coronavirus, la direttrice del carcere di PiacenzaMaria Gabriella Lusi, ha sottolineato che “da subito si è capito che la nostra zona era fra le più colpite, quindi abbiamo subito preso provvedimento e studiato un piano d’azione. Già dal 25 febbraio abbiamo interrotto i colloqui e gli accessi e tutto il personale è stato sottoposto a tampone. Tra i detenuti, solo 5 sono risultati positivi al Covid”. Stefania Bollati della Cgil ha rimarcato la “cronica carenza di personale, edilizia vecchia, con spazi non idonei in periodo pre Covid, figurarsi ora con le misure anti contagio. Noi ci siamo mossi subito su vari campi d’azione, chiedendo con forza che il personale venisse dotato di dispositivi di protezione e fossero eseguiti test sierologici e tamponi a tutto il personale e ai detenuti”. Le funzionarie della Regione Anna Cilento e Monica Raciti hanno spiegato che “le rivolte sono state tragiche e hanno colpito duramente anche il personale sanitario; sono state distrutte apparecchiature e presi d’assalto gli ambulatori. La rivolta di Bologna ha provocato una grossa promiscuità, ma tutto sommato il sistema ha retto bene”. Altro problema è che “in molti casi molte persone non hanno un domicilio dove svolgere la detenzione domiciliare, quindi abbiamo cercato di mettere le persone nella condizione di anticipare un percorso di reinserimento, anche in un’ottica di contrasto alla recidiva”.

Proprio sui danni è intervenuto il consigliere della Lega Simone Pelloni, chiedendo se sia vero che “i danni provocati ammontano a 450mila euro. Inoltre, se si fosse comunicato e concordato meglio, predisponendo un’opera di mediazione, dal mondo del volontariato a tutto il personale, forse qualcosa si sarebbe evitato”. L’altra esponente leghista Valentina Stragliati è tornata sul tema dei contagi, “perché a Piacenza magari 5 detenuti sono pochi, ma 30 agenti di polizia penitenziaria col Covid, non sono pochi”. Infine, Francesca Maletti (Partito democratico) ha chiesto “di avere maggiori informazioni anche sui tempi di ristrutturazione delle carceri, specie a Modena, che è la struttura più devastata”, mentre l’altra dem Roberta Mori ha ribadito che “il nostro compito sarà supportare le istanze del nostro Garante e cercare di impegnare con atti politici i nostri rappresentanti in parlamento. Facciamo la nostra parte anche per i bambini che sono costretti a situazioni di reclusione che non sono consoni alla loro età”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.