Dopo l’emergenza, Morelli (Mcl) “I corpi intermedi possono ravvivare la società”

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Fase due e rilancio del Paese dopo l’emergenza sanitaria: l’intervento di Umberto Morelli, presidente provinciale dell’Mcl Piacenza (Movimento Cristiano Lavoratori)

“Crediamo importante che gli altri non siano solo destinatari di qualche attenzione, ma di veri e propri progetti. Tutti fanno progetti per se stessi, ma progettare per gli altri permette un passo avanti: pone intelligenza a servizio dell’amore, rendendo la persona più integra e la vita più felice, perchè capace di donare”. Nell’illustrare la parola condivisione, la seconda delle tre che consegnò al nostro Movimento ricevuto in udienza oltre quattro anni fa (16 gennaio 2016), le altre furono educazione e testimonianza, cosi ci ammonì Papa Francesco. Un passaggio forse meno citato di altri nel nostro riandare a quell’importante avvenimento di vita associativa, conferma dell’unità nell’ecclesialità, ma che assume un particolare significato nella circostanza che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo.

Come è già stato fatto notare in altre riflessioni da parte nostra, infatti, la sfida che il dopo-covid apre è quella di una capacità di presenza accanto alle persone, una presenza generativa e perciò fedele alla nostra identità di Movimento. Essere Movimento, insomma, non può essere ridotto al farsi erogatori di una prestazione o a presidiare qualche forma organizzativa, bensì richiede la coscienza e la consistenza di una proposta ricostruttiva. Una proposta per gli altri, non ripiegata su uno schematismo introflesso. Non per sé stessi, bensì in un’ottica di condivisione, capace, quindi, di determinare una soggettività politica.

La prima fase dell’emergenza ha dimostrato la decisività del terzo settore settore: un fatto in cui si sono rivelati più consapevoli i livelli istituzionali territoriali che il governo centrale. Abbiamo potuto notare, in tante occasioni, come il fronte dei servizi erogati in modo sussidiario non può far sfuggire quanto rilevante si stia rivelando il ruolo delle organizzazioni di impegno civico anche nell’intervento diretto, vale a dire nelle attività messe in campo autonomamente per ovviare a quello che manca, verso le istituzioni e, con un ruolo di governance dei processi, nel facilitare la messa in rete di soggetti che, altrimenti, faticherebbero ad operare dentro piattaforme di lavori comuni.

Nel custodire le tracce di comunità, ci pare, i corpi intermedi con modalità molecolari possono ravvivare la società. Una realtà di movimento che nelle proprie unità di base ha la forza di un radicamento oggettivo non può non sentirsi impegnata – per gli altri, quindi cosi essendo sé stessa – nel donare dinamismo alla “sussidiarietà circolare”. In questo lavoro non si può non cercare un virtuoso dialogo, confermando un’attenzione, non di oggi, da parte dell’Mcl, con gli enti locali e con le forze vitali che ancora animano il nostro Paese. Ricordando quanto il Santo Padre indicò alla Chiesa Italiana al convegno nazionale di Firenze: “il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà”. Camminare insieme è, concludendo, il metodo che può edificare. Noi ne siamo certi e da qui vogliamo ripartire, perchè ci crediamo.

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