Le Rubriche di PiacenzaSera - Universi

In famiglia, a scuola e in vacanza. Pensiamo alle nostre vite dopo l’epidemia

La redazione di Universi non si è mai fermata per l’emergenza coronavirus. Le riunioni si tengono a distanza con cadenza periodica, scambiandosi contenuti per via telematica. Affrontare il tema del Covid19 per i redattori di Universi è stato inevitabile e dopo la prima riflessione collettiva questa volta la loro attenzione si concentra sulla domanda ‘come ci ha cambiato la vita l’epidemia?’ Ecco le riflessioni di Chiara, Hassan, Alex e Roberta che vanno a toccare aspetti diversi dell’impatto del virus sulla vita quotidiana.

L’aumento della violenza in famiglia come conseguenza del lockdown.

L’epidemia di coronavirus e il conseguente lockdown hanno molto influito sulla vita delle famiglie italiane. Quelle solide e unite hanno mantenuto forti legami di affetto e di complicità, mentre le famiglie fragili e caratterizzate da un rapporto basato sulla sopraffazione e sulle minacce hanno vissuto drammi e violenze, che in condizioni normali forse si sarebbero potuti evitare. La “prigionia” forzata ha provocato un aumento dei conflitti e degli scontri fra coniugi e fra genitori e figli. Ovviamente, i problemi esistevano già precedentemente e non sono stati creati dalla situazione eccezionale che abbiamo vissuto. Tuttavia, l’impossibilità di sfuggire a una convivenza continua ha accentuato le problematiche presenti e ha creato situazioni ad alto rischio. Purtroppo, si sono moltiplicati i casi di omicidio di donne che non sono potute sfuggire al loro destino di morte dato che i loro carnefici vivevano con loro.

Un caso in particolare mi ha sconvolta perché la situazione si è ribaltata: una vittima ha ucciso colui che opprimeva da anni moglie e figli con scoppi di violenza feroce e ingiustificata. Si tratta di un ragazzo di 18 anni, Alex Pompa, che il 30 aprile a Collegno, paesino poco distante da Torino, ha ucciso il padre orco con ben 24 coltellate, inferte con una tale furia da provocare la rottura della lama di tre dei quattro coltelli utilizzati. Tre aspetti mi hanno colpita in modo significativo. Prima di tutto, l’estrema violenza del crimine, perpetrato non da un cinico e spietato serial killer, ma da un bravo ragazzo, brillante a scuola e stimato da compagni e professori. Il tipo di omicidio fa pensare a una vera e propria esecuzione, che non ha lasciato scampo all’uomo. Una persona si comporta così solo se è in preda a una droga, che annulla lo stato di coscienza, oppure, come in questo caso, se si trova in una condizione di disperazione e di sconvolgimento interiore, che solo la continua violenza psicologica e non solo fisica può provocare. Questo ragazzo piemontese, apparentemente sereno e tranquillo, nascondeva una tragedia familiare in cui la vittima principale era la madre, maltrattata quotidianamente da circa dieci anni da un marito morbosamente geloso e alcolizzato.

Il secondo elemento che mi ha turbata, infatti, è stato il segreto mantenuto per tanto tempo dalla moglie e dai due figli, entrambi maggiorenni, come se fosse una vergogna chiedere aiuto e giustizia. Evidentemente, la paura ha contribuito al silenzio e alla negazione degli atti di violenza (la signora Pompa raccontava bugie per giustificare i lividi e le ferite inferti dal marito), ma anche, in qualche modo, la rassegnazione e la mancanza di speranza hanno impedito di denunciare un mostro, che sfogava su chi gli era più vicino le proprie pulsioni animalesche. Infine, ho trovato attenta ed efficace la reazione del preside e degli insegnanti dell’istituto alberghiero frequentato dal ragazzo, che si sono battuti per consentire ad Alex di sostenere come i suoi compagni l’esame di maturità, che inizierà fra poco più di un mese. Anche il ministro della pubblica istruzione ha espresso un parere favorevole accogliendo la proposta della scuola. Questo significa che il cammino scolastico non è solo un obbligo vincolato a leggi e a principi legali, ma diventa nel caso di Alex, come per altri adolescenti colpevoli di crimini gravi, uno strumento di riscatto e di rinascita esistenziale e sociale.

Non posso giudicare con severità un atto compiuto per disperazione e rabbia covata molto a lungo a causa delle ripetute violenze inflitte da un padre padrone e soprattutto per istinto di protezione nei confronti della madre inerme. Provo molta compassione per questo diciottenne e, naturalmente, anche per la madre e il fratello maggiore Loris; spero, quindi, che gli sarà offerta la possibilità di costruirsi una vita finalmente serena e “normale”, come succede ai suoi coetanei più fortunati, dopo che avrà subito il processo.

Chiara Ruggeri

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Che vacanze faremo?

In questa fase-2 in cui ci è concessa più libertà negli spostamenti, gli italiani stanno pensando anche alle vacanze, ponendosi domande su dove e come le trascorreranno. Risulta chiaro a tutti che quest’anno non saranno le solite vacanze, sia per i vacanzieri sia per i gestori di alberghi, spiagge, rifugi di montagna ecc. Anche dalle prime indicazioni generali, è chiaro che ogni proposta ed ogni ipotesi rimane sottoposta all’andamento del contagio in questa nuova fase.

Le prime bozze indicano che saranno vacanze italiane, con spostamenti interni consentiti per lo più con mezzi privati, forse con pochi treni e quasi sicuramente vietati nelle località oltre frontiera e proibiti i viaggi in aereo. La considerazione che ognuno di noi deve fare è che, oltre al desiderio di andare in vacanza ( legato alla paura sanitaria che rimane elevata), c’è la preoccupazione economica del settore turismo che, a causa del coronavirus, ha subito una crisi gravissima. Proprio per la necessità di sostenere il turismo, in questi giorni si moltiplicano gli appelli agli italiani affinché già da ora, prenotino i soggiorni estivi.

Ancora non sono state dettate le regole e, le linee guida sono allo studio degli esperti. Certamente sarà difficile organizzare e dare indicazioni in un settore così ampio. Sarà possibile andare al mare? Credo di sì: con ingressi contingentati per evitare assembramenti, rispettando la distanza di sicurezza tra gli ombrelloni e sicuramente il bagno in mare rispettando il proprio turno e magari a tempo! I vari stabilimenti dovranno essere sanificati adeguatamente, così come gli ambienti e gli spazi comuni. Scordiamoci le discoteche, i pub gremiti di gente, i tornei sulla spiaggia…tutto ciò che rendeva le vacanze un’ occasione di divertimento, di incontri e conoscenze e che purtroppo quest’ anno saranno alquanto limitati. Ormai siamo a giugno e ogni regione spinge affinché il Governo dia un’accelerata sulle indicazioni per la ripartenza: in ballo c’è la tenuta di un settore fondamentale per l’Italia. E’ al vaglio degli esperti un bonus vacanze (per chi ne avrà diritto) da spendere in alberghi e strutture italiane. Sicuramente chi avrà la possibilità di accedere alle seconde case, godrà di un beneficio ulteriore anche sotto l’ aspetto economico…Dobbiamo ripartire, in tutta sicurezza.

Fortunatamente abitiamo in un Paese meraviglioso che vanta, in ogni Regione, bellezze uniche sotto il profilo culturale, paesaggistico e gastronomico che tutto il mondo ci invidia. Quest’ anno, il coronavirus ci dà l’ opportunità di riscoprire le bellezze delle nostre città, di borghi e angoli dimenticati del nostro Paese che mai come oggi ha bisogno di noi per essere riscoperto, valorizzato e apprezzato. Mentre godremo delle bellezze italiane, non dimentichiamo di usare sempre il buon senso, che non ha bisogno di regole scritte, per vivere un’ estate felice e sicura : l’ estate 2020 segnata dal coronavirus. Buone vacanze a tutti.

Alex Manfrin

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La scuola a distanza non è per tutti

La pandemia di Coronavirus che ci ha colpito quest’anno è iniziata ormai quasi tre mesi fa, ci ha costretto a restare in casa e quindi a chiudere, oltre a tutte le altre attività, anche le scuole. Così la gente ha cominciato ad affidarsi sempre di più alla tecnologia, telefoni, pc e tablet, e questo è successo anche per la scuola per cui è stata attivata quella che si chiama didattica a distanza (DaD), attraverso la quale gli studenti possono seguire le lezioni stando a casa, lezioni che possono avvenire in diretta con gli insegnanti e gli altri compagni di classe, contemporaneamente connessi, oppure tramite l’invio di materiale didattico e compiti.

Ritengo che questa attività sia molto importante non solo perché consente di portare avanti il percorso didattico e quindi di non far “perdere l’anno” agli studenti ma anche perché consente ai ragazzi di mantenere la loro quotidianità, attraverso lezioni, compiti, studio e relazione con i propri insegnati e compagni di classe, in un momento di davvero grande stravolgimento delle proprie abitudini di vita. Tuttavia non tutte le scuole hanno adottato da subito questa metodologia e magari alcune stanno andando ancora a rilento, anche a causa di strumenti tecnologici arretrati; inoltre bisogna tenere in considerazione anche l’età degli studenti, perché per i più piccoli è importante il contatto diretto con l’insegnante ed è necessario l’affiancamento di un adulto che sappia aiutarli, cosa che non sempre è possibile magari anche solo per difficoltà culturali e sociali, penso ad esempio alle famiglie di immigrati.

Inoltre, se a casa mia il problema è solo quello di non avere una connessione abbastanza potente, molti ragazzi possono non avere un computer o doverlo condividere con gli altri familiari, soprattutto nel caso di famiglie numerose, per cui manca magari anche lo spazio fisico. A questo proposito, mi ha colpito leggere della cosiddetta “povertà 2.0” perché in questo modo la scuola rischia di diventare esclusiva e non inclusiva nei confronti non solo dei più svantaggiati economicamente ma anche dei più deboli, di cui non si parla mai, come gli alunni disabili che, credo, soffrano ancora di più per l’isolamento e la mancanza di rapporti con le altre persone.

Ma il problema del Coronavirus non è ancora completamente risolto e si pensa già al ritorno a scuola a settembre, per cui, per evitare il sovraffollamento in classe, si parla di distanziamento e lezioni a turni, mattina e pomeriggio, per i più piccoli, oltre ancora alle lezioni a distanza per i più grandi, per garantire comunque a tutti i bambini e i ragazzi non solo il proseguimento scolastico ma anche la possibilità di vivere l’esperienza della scuola in presenza.

Roberta Capannini

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Genitori ai tempi del coronavirus

Quando è arrivato il coronavirus, dopo il lockdown sono sorti diversi problemi nella nostra vita. La vita è cambiata sopratutto per le mamme lavoratrici che sono un terzo del totale, come ha rivelato la trasmissione Agorà su Rai 3. Non è facile incrociare i turni con il coniuge, diventa difficile la socializzazione con colleghe e amiche, e poi può subentrare la depressione. Particolarmente difficile la situazione delle famiglie con figli nella fascia da zero ai dodici anni. Se poi in casa c’è un figlio affetto da una disabilità come l’autismo grave iperattivo che richiede la sorveglianza costante o altre forme di handicap il quadro è quanto mai complesso.

Per questi soggetti l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale concede congedi ai familiari per due anni: i genitori di bambini disabili in questa emergenza li possono sfruttare. I genitori non possono portarli presso i nonni per la causa del contagio, perché gli anziani sono più fragili a questo virus, di solito a giugno cominciano i centri estivi in alternanza all’attività scolastica, nell’estate 2020 il numero dei bambini sarà ridotto per non creare nuovi focolai. Assumere una babysitter per tante famiglie diventa spesso un costo eccessivo, e sono presenti molte madri separate e vedove con orfani, quindi si devono sostituire anche al ruolo dei papà.

Hassan Haidane

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