A Piacenza il lockdown fa crollare le start up del 65%. Persi 200 potenziali nuovi posti di lavoro

“Mentre ci stiamo concentrando sopratutto su ciò che abbiamo e potremmo perdere, minore attenzione sembra essere rivolta a ciò che abbiamo giù perso e rischiamo di perdere per sempre”.

Così  Alessandro Rinaldi, dirigente del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, ha presentato nella mattinata del 22 luglio l’analisi realizzata in sinergia con Marco Pini dal titolo “Gli effetti del lockdown Covid- 19 sul sistema produttivo nazionale e locale“. Collegato in video conferenza con la sala consiliare della Provincia di Piacenza, in occasione della presentazione del tradizionale rapporto congiunturale sull’economia piacentina, Rinaldi ha fornito alcuni dati importanti, regionali e nazionali, relativi all’impatto del lockdown sulle start up, ovvero sulla cosiddetta natalità d’impresa.

“Nel bimestre marzo-aprile 2020 il numero delle iscrizioni d’impresa (start up) si è praticamente dimezzato rispetto allo stesso bimestre del 2019 – ha sottolineato -, diminuendo precisamente del 45,1 %, ovvero, in valori assoluti, un numero pari a quasi 32mila imprese. Dalle 70mila imprese iscritte tra marzo e aprile l’anno scorso – in media con i valori degli ultimi anni – si è scesi a 38mila negli stessi mesi di quest’anno”. Dati significativi, che come prevedibile interessano sopratutto il Nord Italia, il territorio più colpito dalla pandemia. L’analisi mette in evidenza come, in Emilia Romagna, Piacenza sia la provincia caratterizzata dal quadro più critico. “In Emilia Romagna – ha spiegato Rinaldi – il dato sul crollo della natalità d’impresa è pari al 49,1 %. A Piacenza il valore peggiore registrato, con un – 65,2% delle iscrizioni. Seguono Modena (-59,2%); Parma (-57,3%), Reggio Emilia e Rimini (entrambe -51,4%); Forlì Cesena (-49,2%) e via tutte le altre”.

CESSAZIONI D’IMPRESA, BENE IL PRESENTE MA IL FUTURO E’ “NERO”- Un altro elemento preso in considerazione dal rapporto è quello relativo alle cessazioni di impresa. “In questo caso – ha riportato il dirigente della Camera di Commercio -, non si sono rilevati particolari scostamenti. Anzi, si è segnata, tra l’altro, una riduzione tendenziale del 22,8 % nel bimestre marzo-aprile. Ciò – la sua riflessione – è ascrivibile verosimilmente sia alle misure di sostegno del Governo – e alla loro attesa da parte delle imprese – sia alla capacità di resilienza del nostro sistema produttivo e, probabilmente, come anche per parte della riduzione di iscrizioni, per effetto dei decreti che invitavano a “rimanere a casa”. Ciò non significa che nel futuro prossimo non possano esservi aumenti di cessazioni di attività: in questo senso, ad esempio, l’Ufficio sudi Confcommercio ha stimato una potenziale perdita di 270mila imprese del commercio e servizi se non si dovesse verificare una riapertura piena ad ottobre”.

IN ITALIA PERSI 31MILA NUOVI POSTI DI LAVORO POTENZIALI – Tornando al tema della natalità d’impresa, Rinaldi ha poi posto in luce l’importanza delle start up sul fronte occupazionale. Secondo l’analisi, il fermo delle attività produttive ha inciso in maniera netta e negativa anche sulla possibilità di creare nuovi posti di lavoro. “Se le nuove imprese – ha commentato – sono fonte di occupazione, allora diventa essenziale chiedersi quanta nuova occupazione (al netto di coloro che erano già occupati) si è persa a causa della riduzione della natalità di impresa durante i due mesi del lockdown. Le prime stime – ha aggiunto – indicano che nei soli due mesi di marzo e aprile 2020 la riduzione delle imprese iscritte ha portato con sè una perdita potenziale di nuova occupazione pari a 31.400 unità, di cui oltre l’80% ascrivibile all’effetto covid. Non stupisce – ha detto Rinaldi – che la regione che ha perso maggiormente questo tipo di occupazione è la Lombardia, sia in termini assoluti con una perdita di oltre 6mila nuovi occupati, che relativi, incidendo il fenomeno per oltre il 60% sui nuovi lavoratori potenziali. A livello nazionale, L’Emilia Romagna è sesta in questa speciale classifica con una perdita occupazionale potenziale di oltre 3600 occupati (55%). A Piacenza il valore sale in maniera ancora più decisa, “schizzando” a un numero assoluto di posti “persi” pari a 200 unità, con dato relativo del 72,6%“.

Dopo i numeri, queste le conclusioni di Rinaldi “Le nostre stime – ha osservato – mettono in luce le dimensioni degli effetti di una crisi senza precedenti da un nuovo punto di vista, quello del declino delle start up, differenziandosi da altri punti di analisi, come le previsioni occupazionali, modelli d’impatto di breve e lungo termine sulla disoccupazione, valutazioni sulle professioni a maggior rischio contagio o analisi dal punto di vista della geografia economica. Il nostro studio mette al centro il tema della imprenditorialità, perché subito dopo le prime misure economiche di sostegno ai redditi, arriverà immediatamente il turno della politica industriale, dedita al sostegno e allo sviluppo delle attività produttive nel senso della competitività. E il supporto alla nuova imprenditorialità sicuramente è uno dei passaggi per raggiungere tali obiettivi”.

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