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“Arresti illegali per fare bella figura e rifornirsi di stupefacenti”

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L’intenzione di apparire “più bravi degli altri” ha portato i militari della stazione Levante di Piacenza a “eseguire più arresti. Peccato che spesso – sempre – questi arresti si basassero su circostanze inventate e falsamente riferite, dapprima oralmente e poi per iscritto al pubblico ministero di turno”.

Il procuratore capo di Piacenza, Grazia Pradella, presenta alcuni episodi, documentati nel corso delle indagini che hanno portato all’arresto di alcuni carabinieri. Nel primo caso, riguardante un “arresto illegale” come dice il procuratore risalente al 27 marzo 2020, un pusher sarebbe stato percosso mentre era già ammanettato. “In condizioni chiare da non poter essere un pericolo per i militari o per chiunque fosse partecipe dell’operazione, che poi ha portato a un arresto non validato” osserva Pradella. Nelle intercettazioni, i carabinieri si premurano di recuperare dello scottex, per ripulirlo dal sangue.

Il secondo episodio citato è del 3 aprile del 2020. “L’arresto viene eseguito su soffiata di un informatore, che riferisce come il soggetto in questione potrebbe avere a disposizione molto stupefacente. Quindi l’intenzione è quella di appropriarsi dello stupefacente per conto proprio e poi spacciarlo. Anche questo soggetto viene minacciato, e non solo: vengono fatte perquisizioni illegali e viene minacciata con veemenza pure la madre”. Il terzo episodio avviene l’8 aprile 2020. “In questo caso viene contestato il reato di sequestro di persona e di tortura. Le modalità con le quali avviene questo arresto sono impressionanti. Questa persona è stata picchiata con schiaffi e probabilmente pugni, ripetutamente in tre riprese diverse, perché un confidente dei carabinieri aveva detto che possedeva un grosso quantitativo di sostanze stupefacenti, a quanto pare oltre un chilo”.

“Alla fine saranno rivenuti nella sua abitazione 24 grammi di hashish, dove però erano presenti anche altre persone e quindi non era possibile sapere chi fosse attribuibile lo stupefacente. Non paghi, dopo le percosse e una perquisizione illegale, i militari gli faranno firmare un verbale di spontanea dichiarazione dove si attribuisce la proprietà della droga. Per giustificare l’arresto, che non è avvenuto in flagranza di reato e non c’era la prova dello spaccio, perché il quantitativo era compatibile con l’uso personale, suddivideranno la droga in 8 dosi, per convincere il magistrato di turno che fosse pronta per lo spaccio”. Questo caso, di cui esiste una registrazione ottenuta da un’intercettazione ambientale, mostra però anche altri aspetti. “Sentiamo il rumore dell’acqua che scorre, l’uomo che fa fatica a respirare – dice il procuratore – temiamo che sia stata utilizzata la forzata ingestione di acqua per indurlo a parlare”.

“Purtroppo questo arresto è preceduto da un episodio, che dà prova della spregiudicatezza di questi militari, che si appostano davanti alla casa del presunto spacciatore vedono uscire un cittadino extracomunitario che non è altro se non…uno straniero, in bicicletta. Iniziano a minacciarlo, intimandogli di parlare, percuotendolo. Stiamo parlando di un libero cittadino, che stava sul marciapiede e aveva l’unica colpa di uscire da uno stabile da cui si presumeva potesse risedere uno spacciatore. A questo soggetto che tenta di ribellarsi, viene sottratto il cellulare e il portafogli. Dopo di che si reca in caserma, per far valere i propri diritti e pretende la restituzione di portafogli e telefono. Il piantone – che poi verrà trasferito e non è coinvolto nell’indagine – chiama i colleghi i quali ricominciano a chiedere con insistenza informazioni sul presunto spacciatore”. Alla fine all’uomo verranno restituiti i suoi effetti personali e verrà fatto allontanare dalla caserma “a calci. E’ un episodio questo che dà la dimensione dell’assoluta gratuità della violenza posta in essere”.

Il quarto episodio, avvenuto il 2 maggio 2020, riguarda un cittadino sudamericano. “Anche in questo caso al magistrato vengono raccontate fesserie, fatti mai accaduti. Si parla di una cessione di droga che non è mai accaduta. Anche in questo caso il malcapitato viene trattato con una durezza inspiegabile” conclude.

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