“Dobbiamo rimborsare 10mila euro al Comune per far rispettare i nostri diritti”

Un altro capitolo nella vicenda che coinvolge Sara Dallabora e Irene Ferramondo e i loro due figli di 2 e 4 anni, nati con fecondazione assistita, Alessio e Ilaria. Dopo una battaglia di 2 anni per far riconoscere – senza successo – dal Comune di Piacenza il loro legame genitoriale, in piena pandemia una nuova mazzata dalla Corte d’Appello di Bologna: dovranno rimborsare di 10mila euro Palazzo Mercanti per le spese legali.

“Non sono solita mettere in bella mostra i nostri figli, ma questa battaglia persa sarà un segno indelebile sulla loro candida pelle bianca – lo sfogo su facebook di Sara -. Tutto cominciò due anni fa, quando in tantissimi Comuni d’Italia si trascrissero per la prima volta atti di nascita con due mamme. In attesa del secondo figlio, io e Irene, tentammo una mediazione informale dapprima e poi formalmente dopo, con il comune di Piacenza. Purtroppo fu tutto inutile, per loro non era legale (e politicamente inaccettabile, tra le righe) la trascrizione dell’atto con due mamme per Ilaria, né l’annotazione sull’atto di nascita del primogenito Alessio. Così noi e altre due mamme decidemmo di intraprendere la via del tribunale. In fondo il vento era favorevole e tantissimi tribunali stavano cominciando a dare legittimità alle nostre famiglie. Ma il tribunale di Piacenza non fu di questo avviso. Sostenuto da un secco no del prefetto, decise di concordare con il comune”.

“Andammo in corte d’appello, purtroppo in pieno covid. Il comune di piacenza decise di non presentarsi, ma la corte trattò ugualmente la causa. Dopo soli 20 giorni la risposta, ancora in pieno covid. Una risposta dura, rigida, pesante, una coltellata al petto data senza pensare minimamente che in questa emergenza mondiale anche noi potessimo essere morte, senza sapere se stessimo bene o meno, se avessimo ancora un lavoro, se avessimo avuto lutti in famiglia. I giudici della corte di appello non solo decisero di delegittimare completamente la nostra famiglia ritenendo fosse una richiesta assurda”, ma è stato previsto il pagamento delle spese legali “addebitando alle due famiglie circa 10.000 euro cadauna di rimborso al comune di Piacenza. È la prima volta in Italia che accade per questo tipo di cause”.

“Rimborso – continua il post – al comune di Piacenza che ha una propria avvocatura e che quindi suppongo abbia speso ben meno di 10.000 euro per la causa. Ci hanno addebitato le spese legali applicando la tabella tariffaria più alta possibile per un tribunale. Come fossimo criminali. In pieno covid. Ora mi appello al buonsenso della gente. Ci rendiamo conto di cosa siano 10.000 euro per una famiglia, da rimborsare ad un comune per non aver fatto nulla? per aver chiesto diritti? In tutto ciò il comune di Piacenza ci ha prontamente richiesto i soldi, perché alle famiglie arcobaleno il covid fa un baffo. Perché avremmo voluto prendere una casa più grande, ma dobbiamo buttare via i soldi per pagare questo scotto. Perché per pagare abbiamo dovuto vendere la macchina grande per prenderne una più piccola. Perché ancora una volta per la legge siamo fantasmi e per lo Stato siamo tutt’altro che famiglia. Ah scusate però il comune di Piacenza ci ha concesso di rateizzare. Grazie, bella idea. Abbiamo chiesto di parlare con il sindaco, ma no, non ci è concesso”.

“Noi pagheremo perché non siamo criminali e non andiamo contro la legge, ma voi dormite tranquilli la notte sapendo cosa state togliendo a due bambini? Diritti e tranquillità economica. Senza contare che sarebbe bastato vivere a Crema o a Parma per vedersi concessi tutti i diritti senza alcuna spesa, senza tribunale. Grazie Italia, grazie corte d’appello, grazie comune di Piacenza. Figli senza diritti e ora anche di serie C perché anche tra famiglie arcobaleno ci sono differenze, chi ha due mamme solo nel cuore e chi anche sulla carta. Guardateli bene in faccia i nostri figli – conclude Sara – e ditemi ancora che pensate sia giusto quello che state facendo”.

Contattata telefonicamente, Sara Dallabora ha ribadito la propria delusione per la decisione della Corte d’Appello: “Siamo molto amareggiate – ha spiegato -: ci aspettavamo un atteggiamento più aperto; per di più questo provvedimento avviene in un periodo in cui il virus è ancora presente, e sapere che i nostri figli avranno solo la tutela della madre legale, cioè io, non è molto rassicurante. Avremmo la possibilità di andare in Cassazione per cambiare l’esito della sentenza, ma purtroppo questi due anni sono stati molto dispendiosi in termini di denaro e non sappiamo se riusciremo a fare questo passo. In tanti ci stanno mostrando la loro solidarietà e il loro supporto, ma davvero non so se basterà”.

Prc “Il Comune rinunci alle spese processuali” – “Abbiamo sempre ritenuto ingiusto e improponibile il trattamento riservato alla vicenda di Sara Dallabora, Irene Ferramondo e dei loro due figli Alessio e Ilaria. Dal 2018 lottano strenuamente per ottenere il riconoscimento dello stato di famiglia e, dopo le ripetute batoste legali subite, ora ricevono pure la beffa di dover restituire le spese legali al Comune di Piacenza che non ha riconosciuto sara e Irene come genitori”.

Così Rifondazione Comunista interviene sulla vicenda: “Siamo stati fin da subito al fianco delle due madri nella loro battaglia, ora è giunto il momento di chiedere aiuto anche al Comune. Non capiamo, ma rispettiamo, la scelta della Giunta e del Tribunale di negare il diritto della maternità a due donne solo perchè coppia omosessuale, ma chiediamo alla Giunta stessa di rinunciare al pagamento delle spese processuali (10000 Euro!) da parte delle due che, essendo una famiglia a monoreddito, faticherebbero a trovare così tanti soldi. Il nostro Partito auspica un passo indietro del Comune a livello economico e uno in avanti per quanto riguarda il rispetto delle persone, nell’attesa che sarà concesso anche a Sara e Irene la possibilità di dichiararsi entrambe genitori”.

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