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I soldi sporchi custoditi nella cassaforte della caserma e il racconto del festino in via Caccialupo

I soldi sporchi, frutto di illeciti, custoditi nella cassaforte della caserma perché così “chi cazzo mi becca”, e una vera e propria orgia, consumata nei locali dell’Arma in via Caccialupo a Piacenza.

Sono questi alcuni dettagli dell’operato dei carabinieri finiti al centro dell’indagine della Procura, che ha portato all’arresto di 6 militari. “Desta sconcerto – scrive nell’ordinanza il gip Luca Milani – apprendere con quali modalità gli indagati di questo procedimento si servissero anche dei locali della caserma nei quali è destinata a svolgersi la loro pubblica funzione”.

LA CASSAFORTE DELLA STAZIONE – Viene quindi riportato il dialogo avvenuto il 3 maggio scorso, in cui uno dei carabinieri finiti agli arresti racconta di avere l’abitudine di nascondere nella cassaforte della stazione di Piacenza Levante il denaro frutto di condotte illecite, con la chiara finalità di non farsi scoprire. Tenerli in casa, dice, è poco sicuro, versarli in banca potrebbe attirare l’attenzione. La cassaforte dell’Arma è quindi il nascondiglio migliore. “Non sono buoni questi soldi qua, eh minchia! Glielo vai a dire che hai fatto i soldi così e allora no…li metto in caserma, chi cazzo mi becca”. 

Una premura che, alla fine, si rivelerà comunque inutile visto che il tenore di vita sfoggiato dagli indagati, non consono alle disponibilità economiche di chi presta servizio nell’Arma, finirà per attirare l’attenzione e sarà uno degli elementi che darà il via agli accertamenti.

L’ORGIA – Tornando alla stazione della Piacenza Levante, questa veniva a quanto pare, utilizzata anche per altri scopi. Sempre il 3 maggio, due dei militari finiti agli arresti parlano di una singolare serata con due escort, con le quali si è consumato un rapporto sessuale.

“Lo scenario rappresentato – scrive il gip – è quello di un’orgia, avvenuta nell’ufficio del comandante di stazione”, attualmente ai domiciliari. La serata era stata talmente vivace da far finire a terra documenti e la divisa del comandante. “…il cappello, la giacca del comandante, ha buttato tutte le pratiche per terra, mamma mia che bordello” si legge.  Un comportamento stigmatizzato dal gip. “Non sono forse ravvisabili reati in simili condotte – scrive – ma dalla descrizione delle stesse traspare ancora una volta il totale disprezzo per i valori della divisa indossata dagli indagati, metaforicamente gettata a terra e calpestata, come quella del loro comandante durante il festino appena rievocato”.

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