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Il Ministro Guerini “Vicenda carabinieri di inaudita gravità. Parola d’ordine sarà “chiarezza””

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“Chiarezza è e sarà la parola d’ordine: non può e non deve esserci spazio per l’ambiguità o per il sospetto che possa alimentare atteggiamenti di sfiducia verso l’Arma dei Carabinieri e verso le Istituzioni tutte”.

Sono le parole del ministro della Difesa Lorenzo Guerini intervenuto nel corso del question time alla Camera sulla vicenda dei carabinieri arrestati a Piacenza, che ha definito di “inaudita gravità”. “La vicenda di Piacenza – ha detto Guerini – ha fortemente scosso non solo i sentimenti dei 110.000 carabinieri, che ogni giorno lavorano con altissimo senso del dovere e delle Istituzioni, ma anche gli animi di tutti gli italiani che all’Arma, guardano con fiducia e affetto come al più prossimo volto della legalità e dello Stato. Ed è per questo motivo che, sin da subito, è stato offerto il massimo impegno a collaborare con la magistratura e, d’intesa con il Comando Generale, è stata avviata un’inchiesta interna, affinché si pervenga ad una completa cognizione sia degli accadimenti, sia degli eventuali elementi di criticità nei sistemi di controllo e di verifica”.

“L’Arma – ha ricordato Guerini – ha immediatamente disposto nei confronti dei militari interessati dal provvedimento giudiziario la sospensione precauzionale dall’impiego, avviando contestualmente la valutazione disciplinare dei fatti, per adottare, in tempi brevi, rigorosi provvedimenti aderenti alla gravità dei comportamenti. Il Comandante provinciale di Piacenza e gli altri comandanti della sede, a prescindere dal loro eventuale coinvolgimento nei fatti oggetto di accertamento in sede penale, sono stati destinati ad altri incarichi, nell’interesse dell’Istituzione e per restituire a Piacenza e alla sua cittadinanza il più regolare e sereno svolgimento dell’attività di servizio. Inoltre è stata avviata l’inchiesta prevista dall’art. 552 del TUOM (Testo Unico delle disposizioni in materia di Ordinamento Militare, ndr), al fine di verificare l’adempimento dei doveri del servizio, l’applicazione delle norme di settore e la funzionalità delle procedure adottate”.

“Chiarezza. Chiarezza è e sarà la parola d’ordine: non può e non deve esserci spazio per l’ambiguità o per il sospetto che possa alimentare atteggiamenti di sfiducia verso l’Arma dei Carabinieri e verso le Istituzioni tutte. Ho chiesto, dunque, per gli aspetti che più afferiscono alle competenze e alle prerogative della mia funzione, che i dovuti accertamenti sulle dinamiche dell’accaduto siano condotti con il massimo scrupolo e precisione, senza limitare ulteriori iniziative che vadano a verificare i processi più generali dell’impiego del personale. D’intesa con il Comandante generale, verrà perseguito ogni necessario approfondimento, anche nella prospettiva di affinare gli strumenti di selezione, formazione, comunicazione e controllo, allo scopo di promuovere ulteriormente le consolidate linee di equilibrio e di rigoroso rispetto delle procedure nello svolgimento delle attività operative”.

“Conosco, come tutti noi, l’Arma – ha concluso il Ministro -. Da Amministratore locale prima e da Ministro poi, ho ulteriormente apprezzato la solidità morale e istituzionale, lo spirito di abnegazione e di sacrificio, l’umanità e la discrezione, la compostezza e la solidarietà che caratterizzano i Carabinieri e il loro servizio. Qualità che rendono l’Arma un punto di riferimento e, in alcuni territori, l’unica presenza dello Stato per i nostri cittadini. Una realtà, quella dei Carabinieri, che ci viene invidiata nel mondo. Una realtà che è stata, è e resterà , imprescindibile presidio di legalità e sicurezza per tutti gli italiani”.

LA NOTA DEL NUOVO SINDACATO CARABINIERI – “I provvedimenti adottati sono risposta adeguata?”. A chiederlo, rivolgendosi ai ministri della Difesa e della Giustizia, relativamente alla vicenda che ha coinvolto alcuni militari della caserma Levante, è il Nuovo Sindacato Carabinieri. “Non intendiamo – scrive in una nota la segreteria regionale – formulare esternazioni sui fatti certificati dalla Procura di Piacenza che hanno ricevuto l’avallo di un Giudice terzo in una ordinanza di misura cautelare emessa nei confronti del gruppo di Carabinieri in servizio presso la Stazione di Piacenza Levante che si sarebbero resi, secondo l’accusa, rei di reati gravissimi, oltre ad aver tradito il Giuramento prestato”.

“Ci limitiamo a constatare che la Procura di Piacenza ha espresso una evidente e comprensibile sfiducia nei confronti non solo dell’Arma di Piacenza, ma anche di organi investigativi autonomi e svincolati dalla gerarchia provinciale, ad esempio del R.O.S., a cui avrebbe potuto delegare congiuntamente l’attività indagine perché conoscitore dei meccanismi interni della struttura e delle logiche e delle dinamiche della catena di comando. L’Arma non si è mai tirata indietro nel ricercare militari disonesti che – infiltratisi tra le file di chi giornalmente dona il proprio contributo alla sicurezza collettiva, anche a sacrificio della propria vita – hanno leso l’onore e la credibilità dell’Istituzione. Siamo consapevoli della necessità di un’inchiesta interna anche per pianificare, si auspica unitamente ai Sindacati, una efficace ed innovativa strategia di contenimento e prevenzione dei fenomeni criminali che molto spesso si nutrono di quel ben noto e distorto “Spirito di Corpo” e si rafforzano in virtù del timore ingenerato dalle responsabilità indirette che si riflettono sulla carriera di chi è preposto al controllo e alla vigilanza”.

“Il Comando Generale – proseguono – ha rinnovato con sorprendente efficienza e rapidità i volti dei vertici di Comando della provincia di Piacenza a dimostrazione di quella che si è presumibilmente rilevata, a nostro avviso, un atto di totale sfiducia e insanabile punto di rottura da parte della Procura della Repubblica del luogo.
Per quanto addotto, senza timori di smentita alcuna, si chiede pertanto al Signor Ministro della Difesa e al Signor Ministro della Giustizia di verificare se i rimedi, le soluzioni e i provvedimenti adottati in prime cure dal Comando Generale e cioè la sola sostituzione dei vertici locali della catena di comando e la sospensione (obbligatoria) dei militari cautelati dall’A.G. siano concretamente la sola risposta da ritenersi adeguata e sufficiente per ristabilire quel rapporto fiduciario e di credibilità, ora e per il futuro, che ci si augura sia ancora lungo e proficuo per l’Arma, e che non dovrebbe invero mai mancare tra l’Autorità Giudiziaria e le Forze di Polizia”.

“Allo stesso modo – concludono -, si chiede di poter conoscere se la sfiducia da parte dell’A.G. piacentina si estenda anche sull’Arma dei Carabinieri tutta, attesa la totale estromissione di quest’ultima da ogni contesto investigativo che qui interessa. Una tale circostanza infatti indurrebbe questo Sindacato Regionale a chiedere al Comandante Generale di valutare la chiusura del Comando Provinciale di Piacenza e il ripiego dei Carabinieri in province dove il rapporto di fiducia e stima reciproche appare ancora saldo e immutato”.

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