“La notte più buia” di Piacenza, Molinaroli “Il mio libro per mantenere viva la memoria di chi ci ha lasciato”

S’intitola “La notte più buia” ed è l’amaro racconto dei tanti piacentini morti per Covid-19 tra la fine di febbraio e la fine di maggio.

E’ l’ultimo libro di Mauro Molinaroli, che verrà presentato mercoledì alle 18 alla Corte Biffi di San Rocco al Porto (in piena Zona Rossa), presenti il sindaco Patrizia Barbieri e i sindaci di Codogno, Francesco Passerini e di San Rocco, Matteo Delfini. Coordinerà l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi. Un libro che racchiude storie di persone note e meno note, di realtà colpite pesantemente, di ambulanze con sirene che spaccano il cuore, di giorni bui, con tanta paura e poche speranze: la vicenda più amara dal Dopoguerra per la città e la provincia. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Com’è nata l’idea del libro?

Durante i giorni del lockdown, ho cominciato a raccogliere articoli e materiali pubblicati da quotidiani e siti, relativi alle tante persone che sono venute a mancare. Coloro che avevano un ricordo, una breve biografia, un ruolo tale da meritare un pezzo a futura memoria, sono i protagonisti del mio libro. Ho approfondito, cercato, ho voluto dare spazio a quei morti e ho immaginato una sorta di Spoon River tutta padana. Un lavoro lungo e meticoloso, scritto con molto dolore dentro; un modo per allontanare la paura e per elaborare il lutto di tante perdite.

Ci sono persone note che l’hanno particolarmente toccata?

Mi hanno toccato le persone note e meno note; dal direttore di Confindustria, Cesare Betti, che era un amico, a Roberto Ghisoni, redattore di Radio Shock, appassionato di calcio. Tante, tante persone che se ne sono andate senza avere la possibilità di vedere i loro cari. Gente ricoverata a Ravenna che sembrava dovesse essere dimessa da un giorno all’altro e poi il peggioramento improvviso. Non si può rimanere insensibili a ciò che è accaduto, per questo ho voluto raccogliere in un libro tanti volontari della Croce Rossa e della Pubblica Assistenza Croce Bianca, docenti universitari, operai, sportivi come Osvaldo Tarasconi, medici, infermiere; insomma tante, troppe, persone che porto dentro.

Com’è costruito il libro?

Dopo un primo capitolo in cui viene descritta la situazione del nostro territorio in questi mesi, ci sono i capitoli dedicati alle categorie professionali e sociali: medici, imprenditori, sacerdoti, politici e amministratori, volontari, docenti e ricercatori, artisti, sportivi e tante figure conosciute nelle vallate. Un viaggio in tutta la provincia, dove emergono anche il barbiere del paese, il cantoniere comunale, la proprietaria del bar di Bettola, il fornaio di Vigolzone, il dirigente sportivo di San Giorgio e tanti altri.

E’ stato faticoso ricostruire le vite di tante persone che ci hanno lasciato?

Si è trattato di un lavoro che ha richiesto un sacrificio particolare. Quando scrivi libri di vita hai il tempo di divertirti, di coccolare un po’ il tuo ego. In questo caso no. Solo tristezza e pietà. Sono molte le persone decedute che ho avuto modo di conoscere e per ognuna, quando scrivevo la loro storia, c’era un senso di commozione, una tristezza velata che non mi ha mai abbandonato. Ma è stata una scelta voluta, penso che sia giusto ricordare, perché se è vero che – come diceva Enzo Biagi – la vita è memoria, noi abbiamo il compito di non dimenticare chi ci ha lasciato, chi se n’è andato. Avremmo potuto essere noi al loro posto. A volte è solo una questione di coincidenza.

Quali sono state le zone più colpite della provincia…

Al di là di Piacenza, mi ha sorpreso soprattutto la virulenza con cui il Covid-19 ha preso di mira Fiorenzuola; tante persone della cittadina lungo la via Emilia se ne sono andate, decisamente troppe e poi la zona tra Caorso e Castelvetro. Anche in questi paesi il Coronavirus ha fatto una strage. Non saprei spiegare il motivo.

Alla presentazione saranno presenti tre sindaci, quasi a dare maggiore significato al suo lavoro

Li ringrazio davvero tanto, hanno capito lo scopo del volume, hanno passato incredibili vicissitudini. Tutti ricordiamo Codogno, quel che accadde in quei giorni; in particolare ringrazio Patrizia Barbieri per la sensibilità dimostrata. Lei ha toccato con mano sia come sindaco sia dal punto di vista umano la ferocia del Covid.

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