Legge Zan Scalfarotto, Carrà (Cgil) “No a discriminazioni nella società e nel mondo del lavoro”

Intervento di Bruno Carrà, responsabile per la CGIL di Piacenza del progetto contro le Discriminazioni

Un momento significativo, di impegno e consapevolezza per la città è stata la manifestazione “Da’ voce al rispetto” tenutasi Sabato 18 luglio a sostegno del disegno di legge, la Legge Zan Scalfarotto, contro l’omolesbobitransfobia e la misoginia. Infatti nonostante tutta la buona volontà anche in Emilia Romagna la questione di genere non è ancora risolta, e questa differenza va colmata, altrimenti non si può parlare di crescita e sviluppo sostenibile, che sarà anche uno dei titoli del Nuovo Patto per il Lavoro che si dovrà siglare dopo l’estate con la Regione.

Questo evento si inserisce nella campagna a favore della legge sul contrasto alla violenza e alla discriminazione da orientamento sessuale, genere e identità di genere. La legge Zan Scalfarotto vuole essere contro i pregiudizi e non contro le opinioni per fermare il sessismo e il razzismo. Il Parlamento italiano si appresta a discutere la citata proposta di legge, la quale prospetta e avanza modifiche rilevanti al Codice Penale con l’obiettivo di tutelare in modo particolarmente serio ed appropriato le persone colpite da violenze e discriminazioni per l’orientamento sessuale o i diritti di genere nella società e nel lavoro.

La proposta che condividiamo allarga le fattispecie della Legge Mancino per il contrasto ai crimini d’odio per motivi religiosi, di razza od etnia. Non nascondiamo però che l’ottimale, consapevoli come siamo della parzialità dello strumento penale e repressivo, sarebbe stato una proposta di legge contenente un pacchetto di fondamentali diritti civili, individuali e generali, inclusi quelli come il riconoscimento dei figli delle famiglie omogenitoriali, al matrimonio egualitario, fino ad un più agevole procedimento per chi voglia accedere alla riassegnazione anagrafica del sesso.

La nota più rilevante del testo di legge, dicevo, è quindi quella che riguarda l’inclusione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere tra i motivi violenza e discriminazione. Le modifiche proposte al Codice Penale interessano gli Articoli 604 bis e 604 ter che permetteranno di perseguire più facilmente solo chi commetterà atti concretamente compiuti, e non delle solo opinioni, ai danni di una persona, o coloro che perseguiranno l’istigazione di violenza per volontà discriminatoria, laddove si riscontri che la vittima di violenza di quell’azione sia in ragione di una espressione di genere non tollerata. La CGIL di Piacenza ha partecipato e aderito convintamente all’evento perché riconosce che la nostra società in diversi aspetti e configurazioni è ancora profondamente sessista, e vuole contribuire a cambiare le cose da questo lato. Serve un cambio culturale profondo che può essere aiutato ad affermarsi anche attraverso momenti come quello di sabato.

Dentro questa argomentazione rimane comunque decisivo la difesa e l’affermazione del concetto della laicità dello Stato che ancora costituisce un nodo nel nostro Paese. Ricordo altresì che nel 1990, in colpevole ritardo (ma meglio tardi che mai), l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dal novero delle malattie mentali. Come CGIL pensiamo davvero che serva un cambio di passo che riconosca a tutte e tutti diritti uguali per il solo fatto di essere persone (e quando lo si è, lavoratori) a prescindere dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere nel pieno rispetto della nostra splendida Costituzione. Noi faremo la nostra parte ma davvero tutti coloro che ritengono che le diversità, qualsiasi esse siano, sono un’opportunità e non un problema devono impegnarsi perché l’Italia non faccia passi indietro verso una nuova inciviltà dettata dall’ignoranza e volutamente crudele e discriminatoria.

Un esempio tra tutti è che proprio qui a Piacenza è stato negato a due famiglie arcobaleno il diritto di vedere annotato a loro sul certificato di nascita dei loro figli il riconoscimento del termine genitori. Questi due nuclei familiari, oltre ad essere stata negate la loro legittima richiesta di poter legalizzare la propria situazione familiare, sono stati sanzionati al pagamento delle spese legali nei confronti del Comune di Piacenza, in conseguenza della sentenza del Tribunale a loro avversa. E’ ormai necessario ed indispensabile superare quei codici e modalità vecchi che fanno riferimento solo ed unicamente a modelli familiari basati sul sangue e sull’appartenenza e quindi chiusi ed escludenti. Vanno pertanto modificate quelle situazioni che ancora oggi mostrano le difficoltà per alcuni soggetti quando sono, per fare un esempio, costretti o decidono di intraprendere un percorso di rettifica anagrafica (secondo le loro sensibilità personali) o ancora trovano resistenze medico-giudiziarie riscontrando forti limitazioni. Contro le discriminazioni e i pregiudizi c’è ancora molto da fare; l’accoglienza pratica ed ideale insieme alla vicinanza morale e materiale sono sicuramente buoni comportamenti.

Per tutti questi motivi la società civile ora più che mai deve sostenere queste battaglie, per contrastare e sconfiggere un clima di intolleranza insopportabile che si va sempre più dispiegandosi nella nostra società, come diversi episodi di violenza sociale accaduti anche recentemente sono a rammentarcelo in maniera preoccupante e vistosa. La battaglia è prima sul piano culturale che penale però, solo vinta la prima avremo una drastica diminuzione reale dei reati riconducibili a queste situazioni e si contribuirà a creare cultura basata su inclusione, uguaglianza e rispetto. La cultura diffusa e la percezione delle cose migliorano a fronte del riconoscimento dei diritti: è stato così per divorzio, aborto e unioni civili. Ritengo pertanto che il vero e più genuino contrasto alle posizioni chiuse ed oscurantiste sta nell’allargamento dei diritti che al contempo contribuisce ad un diverso e più positivo approccio da parte dell’opinione pubblica verso le persone LGBT+.

Bisogna che nella società maturi un riposizionamento ed un coinvolgimento collettivo che possa far sì che si incardini ed affermi un’idea di società moderna, aperta, comprensiva ed accogliente per tutte e tutti a prescindere da qualsiasi personale orientamento, atteggiamento o convinzione abbiano le persone coinvolte perché anche le diverse varianti nella sessualità siano considerate come una realtà esistente nella nostra società. La vittoria più grande è abbattere i pregiudizi perché i diritti sono uguali per tutti e il rispetto deve valere per chiunque: da sindacalista poi dico che anche contro le discriminazioni c’è un forte anticorpo in più, il valore è il lavoro in quanto i generi, gli orientamenti, le posizioni, il colore o la lingua dentro i luoghi di lavoro possono fondersi e trovarsi nelle differenze dentro l’affermazione universale del diritto che deve comprendere tutte e tutti.

Bruno Carrà
Responsabile per la CGIL di Piacenza del progetto contro le Discriminazioni

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