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“L’emergenza è finita, il rilancio deve passare per nuovi investimenti in agricoltura”

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“Il Coronavirus ha fatto emergere in modo evidente che agricoltura ed agroalimentare sono assolutamente strategici. E il rilancio della nostra economia non può che partire da qui, investendo sul valore economico, sociale e ambientale delle zone rurali del Paese, con particolare attenzione alle aree più svantaggiate dove molte delle debolezze caratterizzanti l’assetto locale nel periodo pre Covid-19 sono state amplificate. E nel piacentino non dimentichiamo che il 70 per cento del territorio è concentrato in collina e montagna”.

Commenta così il Presidente di Cia Piacenza Franco Boeri questo periodo in cui si stanno predisponendo i programmi per una organica ripresa della nostra economia e che Cia ha emblematizzato nel progetto “Il Paese che Vogliamo”, piano che mette al centro l’agricoltura e le aree interne per lo sviluppo del territorio nazionale. “Un po’ dappertutto – sottolinea Boeri – ma soprattutto in tante zone svantaggiate della nostra provincia, è emersa con evidenza l’arretratezza infrastrutturale, sia fisica che digitale, con cui si è dovuto confrontare sia il sistema produttivo che scolastico. In tutto il territorio sono emerse pesanti conseguenze legate al progressivo indebolimento dei servizi sanitari, socio-assistenziali e di pubblica utilità, ma dal lato opposto, alcune potenzialità delle aree rurali, come il benessere ambientale, la qualità dell’aria e del paesaggio, sono state cruciali per la popolazione durante il periodo di lockdown e di distanziamento sociale”.

“Ma la pandemia – sottolinea Boeri – ha reso chiaro a tutti la centralità del settore primario:l’agricoltura ha svolto la funzione di garante dell’approvvigionamento alimentare nazionale. Un impegno straordinario, portato avanti con dedizione e responsabilità dalle aziende, che tuttavia non è stato sufficiente ad arginare crisi e perdite reddituali, soprattutto legati allo stop del canale Horeca (bar, ristoranti) e al crollo delle presenze per gli agriturismi”.

“L’emergenza – prosegue – ci ha obbligato a molti “esami di coscienza” da cui è comunque emersa la certezza che l’agricoltura debba giocare da protagonista attiva del rilancio. La ruralità territoriale rappresenta un elemento su cui investire per favorire percorsi di crescita competitiva e di tenuta sociale, frenando lo spopolamento e l’abbandono delle aree di collina e montagna. Bisogna però accelerare interventi di digitalizzazione e di ammodernamento della rete dei trasporti; sostenere lo sviluppo di una sanità territoriale e di scuole decentrate; agevolare percorsi di aggregazione all’interno delle filiere per costruire sistemi produttivi territoriali; integrare sempre di più l’agricoltura con il turismo e l’enogastronomia di qualità”.

“Certo – conclude il presidente di Cia Piacenza – si tratta di un progetto ambizioso con un ruolo chiave per l’agricoltura che deve essere legittimato e riconosciuto a tutti gli effetti dalla politica; in effetti in questo periodo sembra che l’’agricoltura abbia ricevuto una diversa attenzione, ma ora è giunto il momento di far seguire alle parole i fatti con interventi mirati e concordati con chi in questi territori ci vive, nonostante tutto ed ha saputo frenarne l’abbandono”.

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