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Merce per 10 milioni sottratta a Monticelli, indagine parte dalla segnalazione di un lavoratore

Merce per 10 milioni sottratta – per poter essere rivenduta – dal magazzino Sda di Monticelli, 94 indagati e 37 sottoposti a misure cautelari disposte dalla Procura di Piacenza.

E’ questo il bilancio dell’articolata operazione “Stealing Job”, avviata nel 2017 e coordinata dal pm Matteo Centini e condotta dal Norm della compagnia dei carabinieri di Fiorenzuola d’Arda. Nella giornata del 30 giugno, nelle province di Piacenza, Cremona, Lodi e Caserta, i militari del comando provinciale di Piacenza hanno eseguito 37 misure cautelari (14 arresti in carcere, 11 arresti domiciliari, 12 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) emesse nei confronti di 27 cittadini italiani e 10 stranieri, con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di peculato (Sda è una società pubblica, partecipata di Poste Italiane), appropriazione indebita, ricettazione e riciclaggio. Gli indagati invece sono 94, su un magazzino che solitamente impiega dai 250 ai 300 addetti.

Si stima ammonti a 10 milioni di euro il valore della merce rubata, mentre quella sequestrata è di circa 3 milioni di euro. Una parte è stata recuperata nei garage di alcuni arrestati. “L’operazione ha consentito – ha detto il neo procuratore di Piacenza Grazia Pradella – di scoprire un gruppo criminale organizzato, tra capi promotori e partecipanti, composto prevalentemente da dipendenti – poi licenziati – di una cooperativa di servizi, operante per conto di Sda nel magazzino a Monticelli di Ongina. L’indagine, molto articolata, ha messo in evidenza come l’attività illecita fosse continuativa e capillare, monitorata dai carabinieri per tutto il 2017. Attività riscontrata con arresti “spia” relativamente a singoli furti, intercettazione, appostamenti e pedinamenti. Il genere di merce che veniva asportata era di vario tipo: da prodotti alimentari piacentini di pregio, a computer, cellulari, tablet, capi di abbigliamento e  gioielli firmati”.

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A gestire il tutto erano, spiega il procuratore, due gruppi composti in prevalenza da italiani, di origine siciliana e calabrese, che si sarebbero “spartiti” il controllo del magazzino, tra turni diurni e notturni, concordando anche le “ferie”. “La merce da sottrarre veniva decisa preventivamente e veniva accantonata in un punto precisi; poi da lì portata via e successivamente trasportata in luoghi prestabiliti, dove veniva lasciata per poter poi essere ricettata e ceduta a terzi con ingentissimi guadagni, perché il quantitativo di merce – prodotti spediti in prevalenza da Amazon o Poste Italiane – sottratta era davvero cospicuo. La struttura di questa associazione era fortemente verticistica, soprattutto per quanto riguarda il gruppo siciliano composto da un gruppo familiare, che si occupava interamente di questa filiera illecita. Addirittura veniva previsto il pagamento dei legali per le persone arrestate, affinché non parlassero. Questo avveniva sia per il gruppo di calabresi che di siciliani, in continua interazione tra di loro”.

“L’indagine nasce non solo dalla segnalazione di singoli furti, ma dal senso civico dimostrato da uno dei responsabili del personale della cooperativa in subappalto che, per aver presentato un esposto alle forze dell’ordine, e aver sostituito un lavoratore risultato poi essere connivente con gli indagati, ha ricevuto pesanti minacce e gli è anche stata bruciata la macchina” conclude il procuratore.

Il pm Matteo Centini elogia “il lavoro svolto dall’Arma, con un’indagine tecnica imponente” che ha permesso di scoprire “il livello altissimo di illegalità all’interno del sito Sda di Monticelli d’Ongina, non c’era sistema di video sorveglianza interna e la situazione era di sostanziale anarchia”. “Noi siamo intervenuti nel 2017, ma era chiaro che andava avanti da anni e non da mesi: in alcuni casi era evidenza che i furti venissero commessi su ordinazione anche di commercianti che sapevano di potersi rivolgere a queste persone” – continua Centini. Nell’ambito dell’operazione sono stati eseguiti anche alcuni sequestri, uno di questi riguarda un camion con scarpe Church’s e borse Prada del valore di 2o mila euro, diretto a Cutro. Ma, come accertato dagli inquirenti, la merce sottratta veniva rivenduta anche a commercianti del Piacentino.

“La logistica è un settore importante per il commercio, il nostro auspicio è che venga dato un messaggio chiaro agli operatori del comparto” – ha sottolineato il comandante provinciale dei carabinieri Stefano Savo, durante la conferenza stampa insieme al comandante di Fiorenzuola Biagio Bertoldi e Enrico Savoli.

Il plauso del sindaco Barbieri ai Carabinieri – Il sindaco e presidente della Provincia Patrizia Barbieri plaude alla “brillante operazione del Nucleo operativo dei Carabinieri di Fiorenzuola”. “Ringrazio il comandante provinciale dell’Arma, colonnello Stefano Savo, la Procura e tutti i componenti del Nucleo operativo di Fiorenzuola d’Arda per il prezioso lavoro svolto a tutela della legalità, in un settore di cruciale importanza per il nostro territorio, su cui massima è l’attenzione congiunta di tutte le istituzioni per prevenire e contrastare qualsiasi tipo di infiltrazione illecita” – rimarca Patrizia Barbieri.

“Il valore di questa operazione – aggiunge – sta non solo nella portata e nella dimensione dell’associazione a delinquere che i Carabinieri sono riusciti con efficacia e professionalità a bloccare, ma anche nel messaggio forte che ne deriva in termini di rispetto delle regole e sicurezza nei luoghi di lavoro, da cui non si può mai prescindere”.

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