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Interrogato per 5 ore il maggiore Bezzeccheri “Ha risposto a tutte le domande” foto

Proseguono gli interrogatori dei carabinieri coinvolti nell’inchiesta della Procura della Repubblica sulla caserma Levante.

Oggi, martedì 28 luglio, è stato convocato in Tribunale per l’interrogatorio di garanzia per il maggiore Stefano Bezzeccheri, ex comandante della Compagnia di Piacenza dalla quale dipendevano i militari della Levante. Il maggiore, sottoposto all’obbligo di dimora, si è presentato in Tribunale con il suo legale Wally Salvagnini alle 10 e 30. Bezzeccheri e il suo avvocato sono usciti dopo quasi 5 ore, alle 15 e 15 e non hanno rilasciato dichiarazioni ai giornalisti.

Bezzeccheri interrogatorio

“Ha risposto a tutte le domande poste dal giudice e dal pubblico ministero e si è messo a disposizione dell’autorità giudiziaria per fare chiarezza sui fatti gravissimi accaduti”. Lo hanno fatto sapere in una nota i suoi difensori, Wally Salvagnini e Cosimo Pricolo del foro di Piacenza. Bezzeccheri, che da mercoledì scorso è sottoposto all’obbligo di dimora, ”non ha chiesto la revoca della misura a lui applicata perché confida nella giustizia, auspicando che nel prosieguo delle indagini emerga la verità rispetto a quanto gli viene contestato”. Durante l’interrogatorio di garanzia, hanno spiegato i legali, il maggiore ”era sereno”.

Secondo gli elementi raccolti dalla Procura, sarebbe stato l’ex comandante della compagnia di Piacenza a chiedere che i militari eseguissero più arresti, in una sorta di rivalità con i colleghi della compagnia di Bobbio. Per questo, si sarebbe rivolto direttamente all’appuntato Giuseppe Montella, bypassando il comandante Orlando nei confronti del quale non aveva particolare stima. Secondo gli elementi raccolti nel corso delle indagini, i militari della Levante avrebbero utilizzato gli arresti – che il procuratore Grazia Pradella ha definito illegali – sia per rifornirsi di droga da spacciare sia per accrescere la propria reputazione.

Per il gip Luca Milani “in presenza di risultati in termini di arresti eseguiti, gli ufficiali di grado superiore erano disposti a chiudere un occhio sulle intemperanze e sulle irregolarità compiute dai militari loro sottoposti”.

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