“Sbagliato differenziare gli ospedali: devono essere in rete e garantire le stesse prestazioni”

Pubblichiamo l’intervento del sindaco di Fiorenzuola Romeo Gandolfi sullo sviluppo della sanità ospedaliera e territoriale piacentina

L’emergenza Covid con le conseguenze terribili che ha comportato per la sanità piacentina, che pure vi ha fatto fronte senza risparmio di mezzi ed energie, ha insegnato alcune cose decisive rispetto al piano di riordino approvato il 31 marzo 2017. Al riguardo, ho letto di recente alcuni interventi di ex amministratori che nel sottolineare – in modo piuttosto generico, per la verità – le insufficienze del piano ne caldeggiano la revisione riproponendo un percorso partecipativo con amministratori e sanitari – sulla falsariga del precedente che aveva portato alla costruzione di un piano incompleto e per certi versi poco lungimirante.

Alla luce delle esigenze concrete emerse in tema di sanità/salute ospedaliera e territoriale – rivelatesi con una prepotenza inaudita – la proposta mi pare alquanto anacronistica. Se il problema è capire se e dove il piano mostri limiti e lacune, ebbene l’Ufficio di Presidenza della Conferenza Territoriale Sociale e sanitaria in carica nell’esprimere parere favorevole sulla conferma da parte della Regione dell’Ing. Baldino quale Direttore generale Ausl PC durante la seduta del 29 giugno, senza inutili preamboli, ha stilato un vero e proprio dettaglio di revisione/integrazione del piano precedente finalizzata allo sviluppo e al consolidamento della rete ospedaliera e territoriale.

Tali note integrative sono state inviate all’Assessorato Regionale alle politiche per la salute anticipando che gli obiettivi definiti verranno utilizzati dai Sindaci piacentini quali indicatori di monitoraggio in vista del parere di metà mandato che la CTSS PC deve esprimere sull’operato del direttore generale dell’Ausl di Piacenza. Questo non vuol dire, ovviamente, non confrontarsi con i sanitari e i vertici dell’Azienda; ma il confronto va attuato sulle modalità risolutive di nodi che non paiono poter essere messi in discussione. L’essere stati in prima linea durante l’emergenza Covid 19 ci consente di procedere celermente senza ulteriori discussioni da Accademia.

Le lacune del piano approvato il 31 marzo 2017 e le soluzioni allora proposte poi rivelatesi poco lungimiranti sono state, a mio parere:  l’avere accentrato e differenziato eccessivamente, con il pretesto della clinical competence, le prestazioni nei nodi della rete si è dimostrato pericoloso: occorre un disegno complanare di presidi ospedalieri (h) in rete, in grado di – anche se a livelli di intensità assistenziale e di complessità di trattamenti scalari, in relazione a dimensioni e dotazioni – assicurare comunque un ventaglio di prestazioni sufficientemente ampio e basilare tale da almeno riuscire a tamponare le emergenze;  la medicina territoriale (MMG e PLS) non può essere mobilitata solo per le Case della Salute né ridotta all’offerta di servizi delle attuali Medicine di Gruppo, con attività in prevalenza programmate. L’emergenza ha dimostrato che la medicina territoriale deve poter essere mobilitata e messa nelle condizioni di operare tempestivamente, con potere di diagnosi e di prescrizione di approfondimenti strumentali e di piani terapeutici, così da intervenire da subito, trattando ove e fin dove possibile i casi a domicilio, almeno negli stadi iniziali.

Per fare questo occorre una costante dotazione di dispositivi di protezione individuale, l’apertura di canali diagnostici privilegiati, l’attivazione di meccanismi di comunicazione H-territorio volti ad assicurare le necessarie e tempestive sinergie. La continuità assistenziale nel piano in vigore è poco più di un auspicio astratto, sulla carta: le équipe Usca hanno mostrato come si può e si deve operare in collegamento con la rete dei servizi sociosanitari (Area Anziani non autosufficienti e Disabili) che ha mostrato fragilità strutturali che vanno ridotte/rimosse. Il sistema di emergenza urgenza va integralmente rivisitato con l’aumento dei mezzi di soccorso da dedicare in particolare ai trasferimenti tra ospedali

Quanto ai punti rispetto ai quali occorre intervenire sono i seguenti (indico nel testo anche le richieste avanzate alla Regione su vocazione e sviluppo H Fiorenzuola):

1. Aumento dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva tramite tre tipologie di azione.

a. Occorre garantire una quota di posti letto di area medica (con previsione di un tasso di occupazione al 40%) rapidamente riconvertibili in sub-intensivi e intensivi alla bisogna e immediatamente destinabili a pazienti Covid, per fronteggiare eventuali recrudescenze: contestualmente occorrono risorse strutturali per l’isolamento da droplet/contatto e respiratorio sia in Pronto soccorso che nelle aree di terapia intensiva e subintensiva

b. Riqualificazione di posti letto per l’area semi-intensiva, con relativa dotazione impiantistica (lo prevede il DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 341). Non solo: in base all’andamento della curva pandemica, per almeno il 50% dei posti letto di semiintensiva va prevista la possibilità di un’immediata conversione in posti letti di terapia intensiva, mediante l’integrazione delle singole postazioni con la necessaria strumentazione di ventilazione e monitoraggio. Questi letti, messi in conto per persone affette da Coronavirus, potranno essere identificati nell’ambito dei posti letto pubblici delle malattie infettive, medicina interna e pneumologia, a cui si aggiungono sulla base dell’esperienza condotta a livello regionale – i posti letto afferenti alla medicina d’urgenza. (Per Fiorenzuola è stato richiesto un comparto decentrato di degenza pneumologica in collegamento con reparto H PC)

c. La riprogrammazione e riorganizzazione del fabbisogno e la disponibilità di posti letto di area intensiva e semi intensiva rende necessaria la dotazione impiantistica idonea a supportare le apparecchiature di ausilio alla ventilazione e monitoraggio (impianti di erogazione di ossigeno, aria compressa e vuoto, elettrici e di implementazione tecnologica), in modo che i letti siano fruibili sia in regime ordinario, sia in regime di trattamento infettivologico per alta intensità di cure.

2. Un altro obiettivo prioritario è quello di seguire i pazienti Covid in fase di guarigione clinica, spesso non ancora “negativizzati”. Occorre pertanto identificare diversi “setting” (e cioè dalla riabilitazione intensiva ospedaliera fino al domicilio) adeguati alla complessità del paziente e alla situazione post infezione. In casi complessi, bisognerà individuare Unità di Medicina riabilitativa, in casi non complessi percorsi riabilitativi definiti dai reparti di area medica. Per i pazienti non ricoverati, verranno messi a punto percorsi riabilitativi tramite i servizi territoriali. (Il polo riabilitativo di Fiorenzuola è il candidato ideale quale unità di elezione per tali trattamenti riabilitativi specialistici multifunzionali)

3. individuazione di Reparti /Ospedali Covid all’interno dei nodi della Rete o tramite attivazione di nodo supplementare

4. Ristrutturazione dei Pronto Soccorso dei nodi della Rete e consolidamento della separazione dei percorsi. Vanno riorganizzati e ristrutturati i Pronto Soccorso per separare i percorsi e creare aree di permanenza dei pazienti in attesa di diagnosi. Si devono prevedere aree di pre-triage distinte, zone di attesa e ambulatori per sospetti Covid, per soggetti in attesa dell’esito del tampone, accessi diretti e percorsi dedicati dei mezzi di soccorso con spazi di attesa dei casi sospetti in barella; diagnostica radiologica dedicata. (il PS H Fiorenzuola va potenziato e dotato degli spazi e delle attrezzature necessarie in base a tali parametri)

5. Aumento dei mezzi di soccorso da dedicare ai trasferimenti tra ospedali. Occorrono nuove ambulanze e convenzioni con le associazioni di volontariato che svolgono l’attività di trasporto dei pazienti. Va potenziato in particolare il trasporto secondario, cioè interospedaliero, di pazienti Covid. E questo sarà possibile mettendo in servizio un’ambulanza h 24 con infermiere e autista soccorritore per ogni unità operativa 118, con due infermieri per ambito distrettuale/interdistrettuale dedicati al “Disaster Recovery”, più medici rianimatori, e una maggiore disponibilità oraria delle ambulanze con infermiere e autista soccorritore anche per l’emergenza territoriale

6. incremento del personale in aggiunta all’attuale dotazione organica. Anestesisti, anestesisti rianimatori infermieri e oss (per H Fiorenzuola sono stati richiesti anestesisti rianimatori sulle 24 h)

Riepilogando rispetto all’OSPEDALE DI FIORENZUOLA:

–  risulta indispensabile un forte investimento per la creazione dell’Ospedale Riabilitativo (Blocco B) del Presidio di Fiorenzuola d’Arda che deve diventare punto di riferimento per tutta l’Emilia Ovest e sede del Dipartimento di riabilitazione.

– Occorre altresì prevedere il concomitante potenziamento dell’area internistica, cardiologica, pneumologica (anche attraverso la creazione di uno specifico reparto di pneumologia in collegamento con l’omologo reparto dell’H di Piacenza),

– Occorre prevedere il potenziamento dell’area sub intensiva (anche attraverso la presenza stabile e strutturale di anestesisti rianimatori 24) da trasformare all’occorrenza in posti abilitati alla terapia intensiva

– Occorre realizzare le sale operatorie già previste e l’avvio delle attività chirurgiche correlate, (sia a supporto delle complicanze di pazienti accolti nel Polo riabilitativo Unità Spinale sia quali attività programmate nell’ambito dello sfoltimento liste attesa e contenimento tempi di attesa)

– bisogna ricorrete all’utilizzo del porticato del blocco A) per l’ampliamento del pronto soccorso
che va attrezzato in base ai parametri prima descritti

– occorre iniziare a pensare al Blocco C

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