“Siamo abituati a lavorare in situazioni di emergenza, il Covid è stato peggio”

“Come chirurghi plastici abbiamo fatto parte di missioni umanitarie, in Sud America e in Africa, siamo abituati a lavorare in emergenza. Quella del Covid è stata l’esperienza peggiore”.

Marco Stabile e Luca Rosato, medici dell’Ausl di Piacenza, hanno raccontato alla rivista della Società Americana di Chirurgia Plastica la loro esperienza all’ospedale di Castelsangiovanni, il primo in Europa interamente dedicato al Covid. “E’ stato come lavorare durante un ospedale militare durante la guerra: i pazienti arrivavano feriti dal fronte, a diversi stadi della malattia. Nei primi giorni sono stati tantissimi i deceduti e abbiamo pianto molte volte, in preda all’impotenza ma anche con la consapevolezza di aver dato loro tutto il possibile. La solidarietà tra noi colleghi è palpabile: si avverte la vicinanza, la volontà di aiutare, il mttersi a disposizione per tutto”.

“Abbiamo curato le piaghe da decubito dei pazienti intubati, che non si trovavano nella zona sacrale ma in faccia. In pazienti in posizione prona per 10 ore, erano frequenti sul mento, naso, zigomi e fronte, sopra le sopracciglia. Facendo un bilancio di questa esperienza possiamo dire di essere cresciuti e abbiamo compreso ancor di più cosa voglia dire essere un medico: una fantastica professione”.

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