Accorpamento Camere di Commercio, i sindacati “Non si può tornare indietro”

“Occorre la massima attenzione istituzionale al tema dell’accorpamento delle Camere di Commercio, ma non possiamo permetterci di tornare indietro rispetto a un percorso in cui Piacenza non parte da zero, con la conseguenza che si arrivi al commissariamento. Negli ultimi due anni si sono create le basi per un accordo che appariva in salita, che oggi si può pensare di chiudere con risvolti sostanzialmente paritari, e quindi positivi, per la Camera di Commercio di Piacenza e l’accorpamento con le analoghe strutture Camerali di Parma e Reggio Emilia”.

Intervengono con una nota le segreterie confederali di Cgil, Cisl, Uil di Piacenza sul tema della riforma delle istituzioni Camerali, per le quali una norma impone gli accorpamenti, pena il commissariamento.

“Il dibattito è sempre utile attorno a uno strumento istituzionale che in questi anni ha perso buona parte del suo organico a causa del blocco delle assunzioni. E proprio perché la Camera di Commercio è un bene strategico per l’economia, il lavoro e il territorio è utile mettere in chiaro alcune questioni per noi centrali” – scrivono i segretari generali dei sindacati provinciali Gianluca Zilocchi (Cgil), Michele Vaghini (Cisl), Francesco Bighi (Uil).

“E’ importante che venga confermato, come già presente nell’accordo tra gli Enti Camerali di Piacenza, Parma, e Reggio Emilia, che la nostra città mantenga una sede territoriale e che vengano confermate e potenziate le attività, sviluppando competenze e vocazioni della Camera di Commercio a Piacenza. E in parallelo – scrivono le parti sociali – va garantita la tenuta occupazionale perché attualmente sono 34 le persone che lavorano in Camera di Commercio a Piacenza, qualche anno fa erano circa una settantina. Su questo versante, auspichiamo che si arrivi a un accordo in fretta con l’obiettivo di salvaguardare le competenze e affrontare la carenza di organico della sede piacentina. Competenze precise nell’ambito della fusione con gli altri territori e un aumento di organico per garantire la qualità dei servizi dopo il lavoro fatto nei due anni scorsi: l’accordo tra Piacenza, Parma e Reggio deve garantire questo assetto”.

“Quindi è importante – concludono i sindacati piacentini – che si conceda il tempo necessario per le ultime questioni aperte e si chiuda un accordo di fusione che ha visto aprirsi fronti del tutto superabili nell'”ultimo chilometro”. Anche in ottica Covid-19, avere strutture Camerali pronte a fare la loro parte per l’economia e il lavoro è fondamentale. Occorre farsi trovare pronti”.

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