Addio al partigiano Eligio Everri. Nel 1945 scampò alla fucilazione

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E’ scomparso sabato 1 agosto, all’età di 98 anni, Eligio Everri, tra gli ultimi testimoni piacentini della lotta di Liberazione.

Combattente nella IV Brigata della Divisione Partigiana Piacenza, alpino, era nato il 18 settembre 1921 ai Chiosi di Bobbiano (Travo). Nel febbraio del 1945 venne catturato alle porte di Mezzano, mentre rientrava a casa per cambiare gli abiti consunti e salutare i famigliari, scampando alla fucilazione: “Il periodo, breve ma intenso, della prigionia a Bobbio, nella caserma dei Carabinieri, – ricorda la sua storia la sezione Anpi di Travo, di cui era presidente – alterna momenti di speranza e di disperazione, ma si conclude fortunatamente con uno scambio di prigionieri nei pressi di Barberino: un gruppo di tedeschi disarmati con il loro prigioniero arrivano da Bobbio, un gruppo di partigiani, armati, arrivano da Mezzano scortando un carro guidato dal padre Enrico con disteso sopra un’ufficiale tedesco ferito, oggetto dello scambio. Al rietro a Mezzano si svolge una grande festa (approfittando della tregua in atto) con canti, balli…”.

Una vicenda raccontata anche nel libro di recente pubblicazione “Noi Partigiani – Memoriale della Resistenza” (ed. Feltrinelli), curato da Gad Lerner e Laura Gnocchi, in un capitolo dal titolo significativo “Il giorno in cui dovevo morire”: “Mi portarono nella piazza del paese, davanti alla chiesa – racconta Everri -. C’era un tenente alto, continuava a masticare come un cammello. “Signor tenente, ne abbiamo preso uno”, gli dissero. “Benissimo”, rispose. “Create un plotone di esecuzione che lo fuciliamo qui”. Poco dopo, però, gli uomini ritornano dicendo di non trovare nessuno per il plotone ed Everri viene condotto a Bobbio. Qui, in una cella nella caserma dei carabinieri, riceve un pacchetto con panini e bottiglie di vino: “Al terzo morso sentii però qualcosa di duro sotto i denti, diverso dal pane e dalla coppa. Era un rotolino di carta. C’era scritto: “Stai tranquillo, c’e gia in corso il cambio. Ripeto, stai tranquillo”. Capii che poteva accadere qualcosa. Ma non sapevo ancora cosa”.

Viene quindi portato in piazza a Bobbio, dove c’era il  comando dei tedeschi e degli ufficiali italiani repubblichini. Uno di questi, dopo aver parlato con lui, ordina al plotone di portarlo via: “Tornammo indietro. Riattraversammo il paese, la gente mi guardava. Mi  ributtarono nella stanza. “Non ti hanno ammazzato?” mi chiesero i  compagni. “No, non mi hanno ammazzato,” risposi. Non ho mai capito chi e perche mi avesse salvato. So soltanto che dopo vennero i partigiani a liberarci”.

Everri, che non ha perso una votazione dal 1946, era intervenuto lo scorso 25 aprile, in occasione della festa della Liberazione con un messaggio pubblicato dai profili social del Comune di Travo: “Un 25 Aprile incredibile – aveva detto riferendosi all’emergenza Covid – impensabile anche in passato”. “Grazie Eligio per tutto quello che hai fatto per l’Italia e per i tuoi insegnamenti, per le tue testimonianze, per quello che ci hai donato, fino all’ultimo! – lo ricorda l’amministrazione comunale di Travo – Custodiremo per sempre i tuoi ideali di Democrazia, di Pace e Libertà”.

Grazie Eligio per tutto quello che hai fatto per l’Italia e per noi fino a quando ti è stato possibile, fino all’ultimo! – le parole della sezione ANPI di Travo -. Continueremo a fare tesoro del tuo insegnamento, del tuo esempio; custodiremo per sempre il tuo pensiero fatto di Umanità, di Pace e Libertà”.

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