Covid e territorio resistente: fare memoria per ricostruire il futuro

Partire dalla memoria di chi ci ha lasciato, dal lutto collettivo che ha colpito intere famiglie nella notte più buia – quella lunghissima e terribile della pandemia di coronavirus – per tornare a una normalità diversa da quella cui eravamo abituati, costruendo un futuro nuovo, possibilmente migliore.

Questo il senso dell’incontro “Covid e territorio”, che lo scorso 13 agosto si è svolto nel suggestivo borgo montano di Cerignale, coinvolgendo giornalisti, medici e figure istuzionali. “Non a caso – ha ricordato il padrone di casa Massimo Castelli, sindaco del paese, introducendo gli ospiti – l’inizativa di oggi, incentrata su memoria e ricostruzione, si inserisce nella rassegna “L’appenino resistente”: percorso di incontri volto a valorizzare un territorio da sempre abituato alle difficoltà, ma spesso capace di trasformarle in risorse”.

Proprio dalla testimonianza dei momenti più duri della pandemia, raccolta dal giornalista piacentino Mauro Molinaroli, inizia l’incontro. È “la notte più buia” l’ultimo libro di Molinaroli, tragica “Spoon River” in cui risuonano, dolorosi, eco e memorie di chi, tra marzo e maggio, se ne è andato, subdolamente stroncato da un virus infido. I segni della comunità piacentina, lacerata tra lo strazio della pardita e l’urgenza del ricordo, sono impressi nelle pagine scritte da Molinaroli, tra le vite spezzate all’improvviso di medici, infermieri, volontari, imprenditori, sindaci, politici, sarcedoti vissuti tra e per la gente, sportivi e persone comuni, che con il loro lavoro e i loro gesti hanno dato moltissimo all’intera comunità.

L'incontro a Cerignale

Non ultimo Carletto Castelli – ha ricordato Molinaroli presentando il suo libro -, figura che mi ha particolarmente colpito in quanto ultimo mugnaio di Cerignale, una delle tante residue memorie del dopoguerra portate via dal virus: sempre vissuto del suo umile, paziente e prezioso lavoro, Carletto ha deciso di donare il mulino e i suoi arnesi al comune di Cerignale, per crearne un piccolo museo di archeologia industriale, a futura memoria”. “Ed è a futura memoria che ho deciso di scrivere questo libro – ha spiegato il giornalista- . A fronte della tragedia inaudita, piombata inaspettamente sulla comunità piacentina e sul mondo tutto, come giornalista di territorio da sempre rivolto alle persone ho sentito necessario custodire la memoria di chi non c’è più. Spesso amici, colleghi, conoscenti nella piccola Piacenza”. “Ricercando notizie tra giornali cartacei e siti on-line delle quotidiane vittime piacentine falciate dal virus, ho fissato, commosso, il loro ricordo sulla pagina – ha continuato-, perchè non si perda neppure fra anni, in un mondo abituato a dimenticare troppo in fretta. Spero solo di essere riuscito nell’intento”.

Dalla testimonianza al dibattito il passo è stato breve, con Giangiacomo Schiavi, editorialista del Corriere della Sera, presente in qualità di moderatore, e la parola passata subito alla vicepresidente della Regione Emilia Romagna, Elly Schlein. “Volevo dare un senso di vicinanza forte alla comunità venendo qui oggi – ha detto -, perchè penso che confrontarsi insieme sia il modo migliore di affrontare il trauma collettivo che ci ha colpito, sapendo che senza memoria non c’è possibilità di costruire un futuro diverso e migliore”. “Nostro malgrado – ha sottolineato – abbiamo imparato grandi lezioni dal dramma della pandemia, che certo non possiamo più permetterci di dimenticare: il contributo essenziale di tutte le professioni sanitarie e l’urgente necessità di rafforzare le risorse destinate alla sanità pubblica; l’importanza di incrementare i presidi sanitari sul territorio, creando un sistema di gestione integrata delle risorse tra centro e periferia; l’importanza di prevenire l’intervento sanitario attraverso la cura sociale di anziani soli e persone disagiate”.

L'incontro a Cerignale

“Ma l’Italia è un Paese ‘rugoso’ – ha continuato la vice-presidente, anche in vista alla gestione dei fondi del Recovery Fund non si può pensare ad un soluzione unica per i territori più diversi: bisogna quindi agire di concerto tra istituzioni, parti sociali e cittadini per rispondere alle esigenze delle singole realtà. Stavolta dobbiamo avere l’ambizione complessa, ma essenziale di uscire da questa crisi provando ad affrontare seriamente il tema delle disparità: sociali, di genere, territoriali, con la consapevolezza che tutto questo è imprescindibile dal processo di transizione ecologica, dal contrasto al dissesto idrogeologico, che non solo sarebbero fonte di nuova occupazione, ma permetterebbero di prevenire moltissisi disatri ambientali”.

“Senza trascurare una transizione digitale che ponga al centro la persona e il contrasto alle disuguaglianze per essere veramente utile. Ognuna di queste dimensioni, compresa una particolare attenzione rivolta alla montagna, avrà deleghe e fondi specifici dedicati, tenendo presente che dopo una grande crisi non ci si rialza mai da soli, ma sempre all’interno della comunità, collaborando insieme” – ha concluso.

Di “comunità come “fondamentale, lenta, stratificazione di storia, orgoglio e identità, di importanza delle relazioni”, riscoperte grazie ad una tragedia che ha impedito per mesi la prossimità con i propri cari – spesso deceduti soli e all’improvviso in un letto d’ospedale – ha poi parlato Giangiacomo Schiavi, che, prima di dare la parola al sociologo Aldo Bonomi, ha esortato al “recupero di un’alleanza generazionale”, essenziale per costruire futuro nuovo, facendo tesoro dell’esperienza passata. “Questo dramma ha infatti portato in forte evidenza il tema della responsabilità, dell’importanza di restituire agli altri qualcosa di sé – ha sottolineato il giornalista-, lo hanno fatto i medici e tutta la comunità di cura con il loro strenuo sacrificio, ma la questione deve riguardare l’intera comunità sociale, oggi più che mai”.

L'incontro a Cerignale

Di “coesione sociale” da costruire, quale nodo centrale e “prepolitico” portato alla ribalta dal “mutamento antropologico” del Covid-19, ha parlato Bonomi: “Il pregio del libro di Molinaroli è proprio quello di tessere comunità – dice – a partire dall’universo di cura, centrale nell’emergenza, ma sopratttutto tracciando, di lapide in lapide quella ‘comunità larga’ di vite minuscole che tra le pagine diventano protagoniste.” E forse anche noi, che distanti e in mascherina non ci riconosciamo più nelle abituali azioni di un tempo, dovremmo per una volta – ha detto Bonomi – partire dai margini per contaminare il centro: “per un’Europa – mette in guardia il sociologo – che deve essere ricostruita prima di tutto con validi progetti dal basso. Perchè non c’è green economy senza una green society che incorpori in sé il concetto del limite. E non c’è vera digitalizzazione senza un welfare state effettivamente in grado di raggiungere gli invisibili e i più fragili”.

Poi il racconto rigoroso e commosso dei medici piacentini Cavanna e Contini sui mesi più terribili della pandemia, durante i quali – hanno ricordato – senza l’abnegazione di tutto il personale sanitario e il supporto dei tecnici, il sistema sarebbe andato al collasso”. Dalla situazione “apocalittica di febbraio e marzo”: ogni reparto ospedaliero occupato da malati Covid e attrezzato velocemente per il nuovo virus, il tubo dell’ossigeno in ogni stanza, pazienti tutti con febbre, polmonite e senza respiro, che lentamente si spegnevano, file di ambulanze in attesa di scaricare i malati, fino alla creazione del “modello Piacenza” con squadre sanitarie attrezzate per cure e monitoraggio domiciliari (Usca) allo scopo di prevenire l’ospedalizzazione. Un viaggio infernale e umanissimo, ancora vivo davanti agli occhi.

E ora? Ora non resta che non dimenticare: il lutto come il sacrificio di chi ha lottato per aiutare gli altri e ancora c’è. Ora che il virus rialza la testa impedendo sonni tranquilli, ricordiamo ciò che è stato per provare a costruire un futuro responsabile.

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