Il ballo e la maschera, il sindaco di Carpaneto: “Ora serietà”

Riportiamo le riflessioni del sindaco di Carpaneto Piacentino Andrea Arfani dopo l’ordinanza, in vigore da oggi, sulla chiusura delle discoteche e l’obbligo di mascherina nelle ore serali anche all’esterno nei luoghi di ritrovo e assembramento. Il sindaco solleva alcuni interrogativi sulla lettera dell’ordinanza e fa appello alla serietà di tutti. Ecco il suo post: 

Dall’inizio dell’emergenza ho scelto consapevolmente di non sbilanciarmi in valutazioni – personali, politiche, emozionali – delle misure introdotte da Governo e Regione, a contrasto della pandemia. Da un lato perché ero consapevole della profonda difficoltà di adottare scelte in momenti di crisi, e dall’altro perché le mie valutazioni sarebbero state, com’è ovvio, inutili, ai fini dell’applicazione delle misure. Oggi, però, un pensiero lo voglio fare, se non altro perché il tempo trascorso ha fornito e fornisce elementi di decisione – a livello governativo – più ponderata, a riduzione necessaria anche del (inevitabile) margine di errore.

E’ notizia freschissima l’adozione di una nuova Ordinanza del Ministero della Salute, che fissa due nuove regole:

1) obbligo dalle ore 18.00 alle ore 06.00 di utilizzo di mascherine, anche all’aperto, sia negli spazi aperti al pubblico, nonché in quelii pubblici, che abbiano caratteristiche fisiche tali da agevolare il formarsi di assembramenti anche di natura spontanea e/o occasionale;

2) chiusura di discoteche, sale da ballo e locali assimilati. 

Come altre volte, credo siano misure (quantomeno nell’essenza) condivisibili, ma, come troppe altre volte, costruite a tentoni. Obbligo mascherine: è indispensabile. Ci siamo “presi dei nomi” perché le richiediamo già da tempo sui mercati e mercatini, sentendoci rispondere più di una volta che “non c’è mica un obbligo”: ora c’è, come c’era prima da noi, spero non mi si vengano a sottoporre altre scuse. Però: cos’è un luogo che ha le caratteristiche che possano portare assembramento? E poi, se il luogo ha le caratteristiche per crearlo ma concretamente non c’è? O ancora, se il luogo ha le caratteristiche e c’è assembramento, si può obbligare all’uso alle 17.30? Sono questioni importanti, che portano dubbi di cui avremmo fatto a meno. La soluzione è sicuramente quella di indossarle in ogni luogo in cui ci sia gente: ma questo lo sapevamo già.

Discoteche chiuse: ci muoviamo a singhiozzo. Apriamo, obblighiamo al ballo con la mascherina a due metri (qualcuno ha mai creduto che questa regola venisse effettivamente rispettata?), poi chiudiamo. Nel frattempo zoppichiamo su tamponi al rientro dall’estero (alcune regioni sì, altre no, qualcuna dipende), e su controlli a campione sulla popolazione. Poi, l’ultimo grande tema: le forza per il controllo. Durante la fase più acuta della pandemia lamentavamo il fatto che fossimo stati lasciati soli con le nostre forze a controllare quarantene e spostamenti: i nostri Carabinieri, la nostra Polizia Locale e la nostra Protezione civile hanno fatto più dell’impossibile per garantire il controllo. Ora, consideriamo una cosa: ai controlli circa mascherine, assembramenti, distanziamento, si aggiunge la normale (ordinaria e non) attività, che in parte era stata congelata nei mesi scorsi.

Se mettiamo l’obbligo di indossare la mascherina, o se vietiamo determinati comportamenti, per favore, che ci vengano date forze e risorse per vigilare. Perché se no facciamo le cose a metà, che non piace a nessuno. Concludo lo sfogo, tornando a chiedere ciò che ho fatto per mesi, e che è stato ciò che davvero ha consentito di affrontare seriamente la situazione: aiuto e serietà. Nonostante tutto, nonostante tutte le misure, nonostante tutti i dubbi, dimoci una mano noi, perché – lo abbiamo imparato – è l’unico modo per uscirne davvero.

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