“L’Appennino è un bene comune: combattere spopolamento e chiusura servizi”

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“Esiste un’Italia inaspettata e sorprendentemente viva, in grado di avere uno sguardo nuovo e che sa trovare risorse dove altri vedono problemi”.

Queste parole di Luca Martinelli, autore del volume “L’Italia è bella dentro”, sintetizzano il senso delle iniziative realizzate lunedì 10 agosto, nell’ambito della manifestazione estiva “L’Appennino resistente”, nel borgo appenninico piacentino di Cerignale. Organizzati dall’associazione territoriale Nuovi Viaggiatori, gli eventi sono ricompresi nel percorso “Viva l’Appennino 2020” che si propone di sviluppare una visione complessa e non banale dell’Appennino, terra di cui non si nega la fragilità ma si colgono il potenziale e le opportunità in termini di innovazione per tutto il sistema territoriale, città compresa.

Il saluto inaugurale è, ovviamente, spettato al padrone di casa, Massimo Castelli, sindaco del comune ospitante, il quale, introducendo gli ospiti e il tema dell’incontro, ha affermato che “quando si parla di Appennino si parla di un bene comune, della casa di tutti; il vero centro è qui e dobbiamo agire bene per chi verrà dopo, combattendo lo spopolamento e la chiusura dei servizi essenziali”. La parola è passata, quindi, ad Adele Boncordo, presidente dei Nuovi Viaggiatori, che ha ricordato che Cerignale è “borgo autentico”, del quale risulta immediato cogliere il genius loci, l’identità specifica che ne fa, come di molti altri luoghi appenninici, meta di viaggi e di lavoro, pur tra le innegabili difficoltà che è necessario affrontare con modalità innovative”.

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Il primo appuntamento del pomeriggio, dal titolo “Remoto come l’Appennino: viaggiare e lavorare nelle aree interne”, ha visto dialogare Claudio Visentin e Giorgio Boatti. Visentin si è soffermato sulla necessità di un nuovo sguardo che di un territorio colga quello che c’è, anzichè quello che manca, come i cosiddetti “nomadi digitali” fanno da tempo. Boatti, invece, partendo dal felice esempio del progetto lombardo “Oltrepo biodiverso” e da esempi di “terra che accoglie e che cura”, ha auspicato il diffondersi di progetti di rete in grado di attivare le risorse presenti in un luogo, oltre che la nascita di esperienze di “biodiversità umana”.

Nelle conclusioni, Anna Leonida dei Nuovi Viaggiatori, ha sottolineato che nelle epoche di crisi come quella attuale la ricerca del nuovo si svolge anche sul piano lessicale. Ecco perchè è importante che alcune affermazioni vengano valorizzate e riempite di contenuto: quindi “ricominciare” e non “ripartire sui vecchi binari di prima”; “distanziamento interpersonale fisico” e non anche sociale; infine, turismo non consumistico ma qualificato e, quindi, lento, sostenibile, responsabile.

Il pomeriggio è proseguito con la presentazione del libro “L’Italia è bella dentro”, alla presenza dell’autore Luca Martinelli. Dialogando con Giovanni Crotti dell’associazione Nuovi Viaggiatori, sul tema della resilienza e dell’innovazione nelle aree interne, l’autore ha portato numerosi esempi di persone e di comunità che si sono attivate in percorsi di valorizzazione del territorio: partiti dal basso attraverso il coinvolgimento delle comunità locali che in diversi casi si sono riunite in cooperative di comunità. Crotti ha messo in luce che se è vero che lavoro, servizi, autostrade digitali sono tra i presupposti fondamentali che nelle terre marginali ancora mancano, è anche vero che in molti casi i risultati si siano rivelati inaspettati, soprattutto a fronte delle modeste risorse di partenza.

La presentazione del volume “Piacenza. Guida alla città e al territorio” ha concluso l’intensa giornata. L’autrice, Jonne Bertola, ha guidato il pubblico negli itinerari descritti, soffermandosi sullo scenario appenninico di cui il libro descrive la grande ricchezza in termini di risorse naturali, storia, arte, enogastronomia, ma anche di cinema e musica. In conclusione, Gaetano Rizzuto, presidente onorario di Nuovi Viaggiatori ha messo in rilievo l’originalità del lavoro, che “rappresenta non solo una guida ai paesaggi geografici, ma anche a quelli dell’anima, così intensi nello scenario appenninico”.

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