Liberali “Il consorzio di bonifica entra in parrocchia”

La nota stampa dei Liberali piacentini in merito al Consorzio di Bonifica

L’Associazione Liberali piacentini rileva che il Consorzio di bonifica entra anche nelle parrocchie. Risulta esserci andato per trattare nobili temi con nobili propositi e prospettazioni. Ma ci si chiede, anzitutto, se vi siano state (come vi saranno state) delle spese, sia dirette che indirette. In ogni caso, si deve far notare che solo a Piacenza il Consorzio di bonifica (uno dei 100 e più che esistono in Italia) riscuote milioni di euro da un’infinità di cittadini che non sanno neppure perché pagano anche in base ai criptici e generici messaggi delle cartelle di pagamento, che invece dovrebbero darne ragione.

L’Associazione si chiede allora – in un momento nel quale la stampa locale impreca a tutto spiano contro una parlamentare che ha ottenuto un contributo ritenuto improprio, ma legittimo, e nel momento, ancora, in cui nessuno si scandalizza e fa notare che si applicano salate sanzioni pecuniarie a cittadini che si siedono su certe scalinate come si fa da più secoli, senza alcun avviso che li informi che l’atto è improvvisamente stato qualificato come pericolosissimo pressoché segretamente – l’Associazione, dunque, si chiede se il Consorzio di bonifica o il clero interessato abbia adeguatamente sottolineato che il Consorzio nulla regala ma compie la propria opera con soldi pubblici, riscossi coattivamente o con più o meno implicito avvertimento di riscossione coattiva.

Indipendentemente dal merito dei temi trattati (espressione non si sa di quale pensiero) l’Associazione dei Liberali piacentini sottolinea ancora una volta – pur nel clima di un silenzio omertoso che caratterizza la nostra terra sul problema – che i soldi pubblici riscossi tanto più coattivamente, hanno una sola legittima destinazione: quella delle ragioni che giustificherebbero la coazione e la vita, nel caso specifico, del Consorzio. Ogni altra destinazione è – anche ove fosse opportuna – illegittima e, comunque, diseducativa perché principio primo dello Stato di diritto è non il disordine ma l’ordinato impiego delle risorse pubbliche per i fini (legittimi) per i quali gli stessi vengono imposti e riscossi.

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